L’estate, ahimè, è quasi giunta al termine e con essa si stanno concludendo le vacanze per i più. Poco a poco ognuno di noi riprenderà le proprie abitudini, gli impegni e le passioni. A proposito di passioni, per noi appassionati videoludici, da settembre si prospettano delle uscite croccanti (consulta qui l’articolo di Alessandra Calloni per vedere i titoli più attesi di settembre, a cui aggiungo con amore e speranza Gears). Un’attesa talmente lunga e pesante che è diventata quasi insostenibile, portandoci a rivedere più volte i trailer e a seguire costantemente nuovi aggiornamenti. È ciò che noi “del settore” chiamiamo Hype, quando siamo talmente pieni di aspettative che non vediamo l’ora che il prodotto, che sia un film o un videogioco, esca.
L’hype è un termine inglese che ormai è entrato a far parte del linguaggio comune anche in Italia, significa “gonfiamento” e s’intende la strategia di marketing atta a creare una forte aspettativa del pubblico intorno ad un evento o prodotto. Il termine viene usato anche per indicare qualcosa di altamente desiderato.
È noto da tempo in Neuromarketing che il modo in cui vengono presentati i prodotti, siano essi videogiochi o semplici smartphone (basti pensare al fenomeno Apple), può avere un effetto drammatico sulla decisione nell’acquisto: per questo motivo per le case produttrici è importantissimo creare hype nel pubblico.
La creazione di Hype sembra basarsi sulla paura di rimanere esclusi, fuori da un grosso evento importante a livello sociale che spinge il pubblico stesso a diventare il principale promoter dell’evento. Le tecniche usate dalle aziende sono diverse, come prima abbiamo la creazione di anteprime video o immagini che siano semplici e brevi ma che generino stupore sul pubblico.
Un altro modo per generare aspettativa è la tecnica della prenotazione , con la quale viene messo in preorder il nostro titolo, magari ad un costo più basso o con contenuti aggiuntivi – i vari DLC, skin dei nostri personaggi, avatar – premiando così la velocità anziché l’esitazione.
Aggiungerei che le aziende stesse sponsorizzano i vari streamer che generano altrettanto Hype nei loro follower attraverso dirette con gameplay in anteprima esclusivi o al lancio del videogioco stesso.

In Psicologia una aspettativa viene definita come la naturale tendenza degli uomini ad attribuire ad altri, o ad altro, le nostre convinzioni, i nostri pensieri, le nostre percezioni. Nel caso l’oggetto della percezione sia una persona, ci aspettiamo che reagisca secondo lo schema che abbiamo in mente, che si comporti esattamente come immaginiamo noi. Nel caso essa sia un oggetto, come l’uscita di Death Stranding o di Cyberpunk 2077 da noi tanto attesi ci aspettiamo che sia come vorremmo che fosse.

Talvolta creare Hype è un’arma a doppio taglio: spesso la realtà non combacia con la nostra aspettativa. A volte il prodotto è assolutamente deludente da farci sfuriare, mentre altre volte abbiamo avuto talmente hype che il prodotto, pur essendo valido, non è all’altezza dell’abnorme aspettativa che abbiamo creato. Titoli deludenti in seguito ad un grandissimo Hype sono stati No Man’s Sky, Anthem o il famoso flop dopo 14 anni di attesa di Duke Nukem Forever.

L’aspettativa può essere legata anche ad un senso di continuità con i vecchi titoli, come spesso ne è soggetta la saga di Call Of Duty. In un articolo dell’anno scorso (che potete consultare qui) vi parlai della resistenza al cambiamento, ovvero quell’angoscia emotiva di fronte al cambiamento in atto, la tendenza a mantenere le proprie sicurezze facendoci esclamare ogni anno “Questo non è il vero COD!”.

Nonostante la presenza di molti titoli tutto hype e niente arrosto, cercate di rimanere consapevoli della vostra aspettativa e godetevi le nuove uscite, anche quando saranno – e lo saranno – diverse da come vorremmo.