La realtà virtuale nei videogiochi

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Con le più recenti evoluzioni tecnologiche i videogames sono passati, nella considerazione comune, da strumenti utilizzati per il trascorrere del tempo, a rappresentare in termini qualitativi sensoriali, una vera e propria nuova realtà specifica con proprie regole e leggi che la governano, l’aggiunta della dimensione sociale e di altre persone, con la possibilità del gioco in rete, aumenta il realismo complessivo dell’esperienza e lo avvicina a quello quotidiano.

Come nella realtà al giocatore è richiesto un adattamento iniziale al nuovo ambiente, adattamento che si traduce in un’iniziale comprensione delle dinamiche di gioco e della relazione causa-effetto tra il suo input e l’esito nel gioco (es. “X” per saltare). Quindi è richiesto all’utente di capire ciò che si può/non si può fare all’interno della realtà virtuale in cui è inserito (una sorta di addestramento al gioco che infatti è spesso presentato come TUTORIAL) per raggiungere successivamente un’interazione più esperta (e quindi efficace sia come performance che come soddisfazione personale) con i diversi aspetti di gioco.

 

Grazie ai nuovi hardware e software di cui le console sono provviste, la qualità grafica e più in generale l’esperienza multisensoriale (visiva, uditiva e a volte propriocettiva con le funzioni di vibrazione dei joystick) proposta è tanto ricca di dettagli e “apparenti casualità” da coinvolgere maggiormente il giocatore rispetto anche solo al decennio scorso: i videogiochi hanno sempre presupposto un’attività da parte del giocatore, ma quella che in PONG poteva essere riassunta in una azione semplice e spesso singola (“spostare la barra al momento giusto per colpire la pallina e reindirizzarla” ), ora si configura come una moltitudine di azioni in relazione tra loro per raggiungere un unico esito per cui le azioni stesse sono indispensabili (es. saltare da una piattaforma ad un’altra in movimento per salire su una scala e raggiungere la fine del livello).

Questa complessità crescente che in termini grafici è sotto gli occhi del giocatore, si rinnova anche dal punto di vista intenzionale con la richiesta di comporre azioni complesse per raggiungere un obiettivo. Tale SFIDA che il gioco rinnova nei confronti del giocatore, anche in termini di immaginazione, non solo lo stimola e lo motiva ad un maggior impegno, ma pone le basi per una richiesta, stavolta da parte del giocatore, in termini di aspettative per la completezza dell’esperienza di gioco rispetto alla complessità delle interazioni proposte dall’ambiente e i suoi dettagli.

Questo assunto può avvicinare a quel concetto di realtà quotidiana in cui ogni azione è connessa alla precedente e contemporaneamente in relazione con una successiva per raggiungere un obiettivo nel minor tempo possibile. Se da questo punto di vista l’idea di realismo o pseudo tale coinvolge il giocatore in un titolo, è altrettanto vero che spesso è quella consapevolezza di finzione che lo porta ad un’espressione più libera e cognitivamente economica.

In questo senso i videogiochi possono essere interpretati, oggi più che mai grazie all’alto tasso di coinvolgimento tecnologico che permettono, come una realtà diversa da quella quotidiana, in cui regole e obiettivi sono diversi, in cui si può osservare ed imparare o sperimentare situazioni al limite o oltre il possibile.

Queste ultime in particolare richiedono la chiarezza della situazione, delle dinamiche di gioco e la univocità interpretativa del contesto (opposta alla realtà) per permettere una comprensione rapida ed efficiente delle informazioni, sviluppando conoscenze e competenze ad esse associate.

La percezione della realtà virtuale è ciò che incide maggiormente sulla valutazione di un gioco in termini di giocabilità, la sua mancata correttezza nell’interpretazione coincide con il fallimento comunicativo dell’artefatto e spesso all’abbandono del titolo.

 

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