Ad ognuno il suo – personalità e preferenze videoludiche

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Ogni videogiocatore con un minimo di esperienza trova presto il suo modo per destreggiarsi nella grande varietà di generi offerta dal mercato: si va da chi gioca praticamente a tutto, ma inevitabilmente con dei preferiti, fino a coloro che scelgono di dedicarsi in modo quasi esclusivo a un genere specifico.
Come spiegare queste preferenze? Probabilmente i giochi che scegliamo ci risultano divertenti perché soddisfano dei nostri bisogni e sono in linea con le nostre attitudini.
Possiamo quindi associare le caratteristiche dei giochi scelti ad aspetti tendenzialmente stabili del giocatore, ovvero la sua personalità?

Nella loro ricerca pubblicata nel 2012  Peever et.al hanno chiesto a più di quattrocento videogiocatori di indicare su una scala numerica il loro apprezzamento per una serie di generi (dagli rpg ai casual games) e di compilare uno strumento di misurazione dei fattori di personalità ampiamente diffuso e validato, il Big Five Questionnaire. Quest’ultimo fa riferimento a un modello di personalità basato appunto su cinque fattori, emergenti nelle modalità in cui diverse culture descrivono le differenze fra le persone.

Di queste cinque, tre sono le dimensioni risultate associate a tipologie di videogioco:

  • L’estroversione (qui intesa come entusiasmo, socievolezza, apprezzamento per la compagnia) era positivamente correlata ai casual games e ai giochi musicali– titoli con meccaniche facilmente accessibili che incoraggiano direttamente l’interazione con gli altri. Quante volte avete visto persone che non avrebbero mai preso in mano un controller lanciarsi in titoli come “Just Dance” o “Guitar Hero?”. All’opposto chi aveva bassi punteggi in questa scala preferiva gli RPG o gli strategici a turni, che richiedono tempo e immersione per essere apprezzati e sono spesso giocati da soli.
  • La coscienziosità (ovvero l’autodisciplina e l’organizzazione) correlava con giochi sportivi, di simulazione e picchiaduro: sono titoli strettamente incentrati sul raggiungere obiettivi e mettere alla prova le proprie capacità, ambiti dove le persone altamente coscienziose possono eccellere e dunque sentirsi gratificate. E’ interessante come questo tratto sia l’esatto opposto rispetto allo stereotipo del “giocatore violento” intento a “sfogare gli impulsi repressi”.
  • L’apertura all’esperienza era associata a giochi d’avventura, basati sull’aspetto grafico e sull’interazione con ambienti più o meno immaginari, ma anche ai platform, dove il giocatore deve confrontarsi (spesso in un processo di prova ed errore) con applicazioni sempre più complesse delle meccaniche di base. Si tratta quindi di generi accomunati dall’esplorazione e dal contatto con la novità: attività gradite anche nella vita reale da chi ha alti punteggi in questo fattore.

 

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