The Turing Test: il nuovo Portal?

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In un mondo senza Portal, The Turing Test probabilmente non sarebbe mai nato. Questo è uno di quei titoli che sono comparsi dopo il successo dei capolavori Valve: un puzzle in prima persona in cui l’obiettivo è quello di attivare la sequenza giusta di interruttori per uscire dalla stanza. Nel frattempo la storia ci viene spiegata tramite spezzoni di dialogo e audio log tra un rompicapo e l’altro. Ma partiamo dall’inizio: siamo Ava Turing, ingegnere dell’International Space Agency svegliata da sola su una stazione spaziale nell’orbita di Europa, una delle lune di Giove, da T.O.M. l’intelligenza artificiale che ci accompagnerà per tuttala durata del gioco. Ci informerà di aver perso i contatti con il resto dell’equipaggio, impegnato in un centro di ricerca sulla superficie. Recuperato l’equipaggiamento veniamo lanciati verso il pianeta e, una volta entrati nel laboratorio, scopriamo che l’equipaggio ha riassemblato l’intera struttura creando una serie di stanze “puzzle” che solo un essere umano dovrebbe essere in grado di superare: questa è la premessa di The Turing Test, esplorare le differenze che separano il pensiero umano dalla macchina, in questo caso con il costante confronto tra Ava e T.O.M. nel corso dell’esplorazione della base su Europa.

La premessa è allettante, ma il piano tecnico del gioco è carente: l’ambientazione non ha personalità, sono solo una serie di stanze asettiche che si susseguono fino ad arrivare a un’ultima che determina la conclusione del capitolo e che non contiene puzzle ma audio log di dialoghi tra l’equipaggio e T.O.M. per approfondire la storia. I puzzle introducono via via nuove meccaniche da imparare al fine di superare le stanze, ma senza allontanarsi dai canoni del genere: chi ha giocato a Portal, The Talos Principle o altri titoli simili non si troverà mai spiazzato. Il gioco non mi ha mai fatto pensare più di tanto, certamente non ho mai avuto il momento “a-ah!” di soddisfazione nel risolvere finalmente un rompicapo difficile ma anzi ho avuto l’impressione di proseguire fin troppo speditamente attraverso le varie stanze, spinto più che altro dalla curiosità per la storia che da un senso di sfida.

È difficile evitare il paragone con Portal!

Per quanto la storia possa essere a tratti intrigante, e con un colpo di scena molto interessante alla fine, la presentazione lascia un po’ desiderare.
Come detto, ci viene raccontata principalmente da dialoghi tra Ava e T.O.M., che parlano per un paio di minuti all’ingresso di ogni stanza (inoltre T.O.M. non dà consigli o commenti sui puzzle che stiamo completando ma resta narratore passivo per buona parte del tempo.), e da vari audio log che si possono trovare nella stanza finale di ogni capitolo e in alcune stanze “bonus”. Sono queste stanze ad essere per me di maggior interesse, in quanto presentano ambienti della base più interessanti come i dormitori, dove possiamo trovare anche dei documenti, foto dell’equipaggio che stiamo cercando e oggetti di vita quotidiana. Le altre, le stanze “bonus”, si trovano circa a metà di ogni capitolo deviando dal percorso principale (è impossibile mancarle, comunque) e rappresentano una sfida più impegnativa rispetto a quelle normali, con puzzle che effettivamente fanno pensare il giocatore e che lo ricompensano con… altri audio log. Il che non è un male perché i dialoghi sono interessanti, come lo è capire cosa sia successo all’equipaggio, a cosa stavano lavorando e perché abbiano fatto l’enorme lavoro di creare un labirinto per tenere fuori Ava. È in queste stanze che si intuisce il potenziale non sfruttato del gioco, che poteva essere molto più intrigante e stimolare la logica del giocatore: sembra invece che la maggior parte dell’impegno sia andata nella scrittura del copione e nelle battute finali del gioco, quando scopriamo finalmente il colpo di scena (di cui non faccio spoiler!) e i nodi vengono al pettine, una parte che ho giocato tutta d’un fiato a differenza delle aree precedenti.

Nonostante non sia eccellente il gioco è comunque bello sotto vari aspetti e lo consiglio agli amanti dello sci-fi e a chi è interessato a porsi domande sull’etica della robotica, dell’intelligenza artificiale e se una macchina possa essere considerata mai un essere vivente. Attenzione però all’inglese: il gioco non è doppiato in italiano e i sottotitoli, anch’essi in inglese, non sono presenti per gli audio log ma solo per i dialoghi tra Ava e T.O.M. rendendo difficile (se non impossibile) a chi non è fluido con questa lingua capire importanti frammenti di storia. È uno di quei titoli da recuperare in saldo, godersi la sua storia e poi salutare, in quanto a parte la sua trama non ha da offrire in rigiocabilità o collezionabili.

The Turing Test
GIOCABILITA’: 3/5
IMMERSIONE: 4/5
IMPATTO EMOTIVO: 3,5/5
MOTIVAZIONE: 2/5
CREATIVITA’: 3/5
USER EXPERIENCE: 3,1/5

 

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