Dipendenza da internet, un “nuovo” disturbo per vecchie problematiche?

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Il concetto di “dipendenza” non è più appannaggio esclusivo delle sostanze, essendosi esteso ai comportamenti: fra questi molto discusso è la “dipendenza da internet“, ormai entrata a far parte anche del vocabolario quotidiano. E’ ancora dibattuto se le dipendenze comportamentali presentino le caratteristiche tipiche di quelle da sostanze come la tolleranza (devo aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto) il craving (senso di bisogno fisiologico e anticipazione rispetto all’uso) e l’astinenza (il non uso mi provoca sintomi psicofisici spesso intollerabili).

Non esiste però attualmente una definizione condivisa di questo disturbo, bensì vari modelli con diversi criteri proposti. Emergono comunque degli elementi comuni ovvero:

  • Scarso controllo sull’uso di Internet: “smetto quando voglio” cit, trovarsi a dover mentire per riguardo il tempo passato online magari per periodi sempre più lunghi…
  • Problematiche sociali e/o personali derivate dall’uso eccessivo: inefficenza sul lavoro, esami non dati, relazioni trascurate, problemi fisici…
  • Preoccupazione eccessiva e salienza della tematica: così come per il tossicodipendente procurarsi la sostanza diventa il bisogno primario, così l’essere connessi può dominare i pensieri e diventare indispensabile per la regolazione dell’umore.

Come per altre dipendenze comportamentali questi criteri sono stati oggetto di critiche, in particolare come sostenuto da Van Roji e Prause (2014)

  • La percezione di mancato controllo sull’uso di internet non è particolarmente consistente nel predire problematiche as esso correlate. Ancora più aribtaria rischia di essere una definizione di quando l’uso sia “troppo” indipendentemente dal contesto dell’attività.
  • Le conseguenze negative potrebbero essere meglio attribuite, piuttosto che alle caratteristiche dell’attività, alle decisioni non ottimali della persona. Molti studi infatti hanno sottolineato un legame fra scarso controllo degli impulsi e rischio per questa tipologia di dipendenze.
  • La preoccupazione per l’uso è uno scarso indicatore di patologia: pensiamo a quanto gli hobby a noi graditi siano presenti nei nostri pensieri. Se inoltre l’uso di internet aiuta una persona a regolare il proprio stato emotivo perchè questo dovrebbe necessariamente indicare una dipendenza?

Gli autori arrivano quindi a sostenere la scarsa utilità del concepire queste problematiche come “malattia” in un certo senso esterna alla persona e davanti alla quale questa sarebbe impotente. Alcune persone potrebbero essere semplicemente, sia per caratteristiche temperamentali che per situazione personale, più predisposti a ricercare gratificazioni a prescindere dal comportamento in grado di fornirle: nel periodo storico attuale internet ne è una fonte diffusa e facilmente accessibile.

Questo ci porta a focalizzare la nostra attenzione sui contenuti e le modalità piuttosto che sulle caratteristiche formali dell’abuso di internet. E qui emerge un mondo multiforme di attività non inizialmente legate ma mediate e incrementate dalla rete: pensiamo al gaming online, a, alla ricerca e all’archiviazione di informazioni… internet sarebbe quindi il canale che le fa convergere negli strumenti elettronici e le rende più facilmente accessibili. Si viene quindi a creare uno strumento abusabile potenzialmente da chiunque. Ricordiamo inoltre come le tecnologie possano diventare un potente fonte di influenza sui nostri comportamenti, come avevamo spiegato in un precedente articolo.

Questa varietà si riflette nelle vicende dei “dipendenti”, che risultano essere tutto fuorchè un gruppo omogeneo, non emerge quindi un solo profilo di persona a rischio.

La classica immagine di un “nerd” di sesso maschile, introverso e con un interesse ossessivo per la tecnologia appare quanto meno parziale, anche se parte della ricerca indica effettivamente un numero maggiore di maschi con questo tipo di problematiche.

Se dovessimo trovare una caratteristica comune sarebbe la ricerca di gratificazioni assenti o più difficilmente accessibili con mezzi tradizionali. Pensiamo a chi esplora possibilità relazionali protetto dall’anonimato sentendosi più al sicuro che nella vita reale ma anche ai dipendenti con una concomitante psicopatologia, come i disturbi dell’umore dove diventa una sorta di “automedicazione” o alla masturbazione e al gioco d’azzardo compulsivi. Non stupisce quindi che particolarmente diffusi risultano essere i vissuti di solitudine e depressione.

Non dobbiamo però sottovalutare situazioni di apparente normalità e spesso socialmente accettate: quanto è solida la mia autostima se è dipendente dal pubblico dei miei selfie? Sono un manager responsabile che controlla le mail anche mentre è in vacanza con la famiglia o è un rituale ossessivo ormai necessario per controllare l’ansia?

Possiamo quindi identificare situazioni di difficoltà personale certamente diffuse da ben prima della rete, ma che in essa trovano una compensazione che successivamente diventa necessità e circolo vizioso. Guardando a questi fenomeni possiamo vedere quanto la tecnologia permetta con confini spesso sottili il loro amplificarsi, mutare, trasformarsi compromessi più accettabili. Pensiamo ad esempio agli appartenenti a gruppi minoritari che usano internet per avere informazioni e sostegno nell’esplorazione della propria identità: la rete può essere supporto rispetto alle difficoltà nella vita quotidiana, ma anche facilmente diventare il luogo privilegiato del riconoscersi con tutti i rischi del caso.

L’obiettivo del dipendente da internet non dovrebbe essere quindi quello di cessare l’uso (come nelle tradizionali sostanze) bensì di farlo in modo sano, produttivo e controllato, dato che anche dalla letteratura emergerebbe come le strategie di auto-regolazione siano più efficaci rispetto all’evitamento forzato.

Che fare dunque? Gli aspetti pratici del trattamento possono includere una riorganizzazione della propria routine, stabilendo dei limiti raggiungibili all’uso e attività alternative possibili: per motivarsi può essere utile scrivere una lista delle attività che stiamo trascurando a favore dell’iper connessione. Nonostante non esistano ancora evidenze a supporto di tecniche specifiche non mancano le esperienze di psicoterapia e gruppi di sostegno dedicati al problema. Centrale sarebbe l’identificazione degli stati cognitivi ed emotivi che innescano l’abuso per l’identificazione di soluzioni alternative e il confronto con le reali problematiche della persona.

Come buona misura preventiva, nonchè sfida personale, proviamo a staccare la spina. Disattiviamo le nostre connessioni, magari andando in qualche luogo remoto (negli USA organizzano anche soggiorni appositi http://digitaldetox.org/retreats/). Se vi sentirete a disagio non fatene un dramma, vedetelo piuttosto come un’opportunità.

 

Bibliografia

Treatment of internet addiction: A meta-analysis
Alexander Winkler , Beate Dörsing , Winfried Rief , Yuhui Shen , Julia A. Glombiewski-2013

Internet Addiction or Excessive Internet Use
Aviv Weinstein, Michel Lejoyeux-2010

A critical review of “Internet addiction” criteria with suggestions for the future
Antonius Van Roji, Nicole Prause-2014

Internet addiction: Meta-synthesis of qualitative research for the decade 1996–2006
Douglas et.al-2008

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