Bambini e Tecnologia: una coesistenza felice o un rapporto da interrompere?

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Al giorno d’oggi è sempre più frequente vedere bambini, anche molto piccoli, in preda all’utilizzo di dispositivi elettronici e avanguardie della moderna tecnologia. Ma farà loro del male, oppure da qualche parte si celano degli effetti positivi? Una ricerca francese, L’enfant et les écrans, svolta dall’Accademia delle Scienze di Francia, cerca di aiutarci a dare una risposta.

Si intuisce come i bambini già dai 9-12 mesi siano in grado di capire come utilizzare una applicazione, dal momento che essa non richiede né di saper leggere, né tanto meno di saper scrivere. La tendenza verso il design “smart”, fatto di icone e interfacce molto intuitive, facilmente navigabili con il semplice tocco delle dita, fa sì che questo mondo virtuale sia a portata di mano anche dei piccolissimi.

Come suggerisce la ricerca che ti abbiamo riportato, giochi e applicazioni interattivi possono avere anche degli effetti benefici da non trascurare, effetti che cambiano nella loro efficacia e nel loro impatto in base all’età.

Già dopo il primo anno di vita il bambino trae beneficio da giochi esplorativi e interattivi perché questi facilitano la conoscenza di se stessi e del mondo, esattamente come il gioco nella concezione tou cour, sebbene fornendo stimoli per certi versi molto diversi. Dopo il secondo anno di età risultano utili le applicazioni e i minigames che stimolano la capacità di attenzione visiva, di categorizzazione e di enumerazione.

Aspettando un po’, dai 5 anni gli esperti dell’Accademia suggeriscono l’utilizzo di App per l’apprendimento dell’associazione tra grafemi (ovvero le lettere) e il loro suono corrispondente, nell’ottica di approcciarsi in modo divertente e ludico ad imparare la lingua, sia in riconoscimento ed elaborazione, sia in produzione. Su questo particolare punto, mentre è ovvio che i metodi “tradizionali” richiedano uno sforzo considerevole che forse non siamo in grado di ricordare, i supporti digitali come i giochi educativi di questo tipo permettono, appunto per la connotazione “smart” già accennata, di facilitare questa associazione lessicale per lo sviluppo delle capacità relative, con tanto di accrescimento delle proprie competenze linguistiche in una fase così delicata e importante, permettendo una più agevole integrazione cognitiva.

Un esempio di quanto detto ci viene dal progetto implementato in Etiopia dal nome One Laptop per Child, il quale ha fornito tablet a 20 bambini di appena 6 anni di un villaggio vicino alla capitale, scarsamente scolarizzato. Nel giro di poco tempo i piccoli protagonisti hanno imparato ad usare i dispositivi, forti dell’assenza di barriere linguistiche grazie alle interfacce intuitive dei sistemi operativi disponibili, e grazie proprio a questo strumento avevano imparato a cantare una serie di canzoni e persino a riconoscere l’alfabeto, mostrando come la tecnologia, anche videoludica, favorisca questi processi accelerandone gli effetti.

Bambini e tecnologia

 

Ma non è tutto oro quel che luccica. Infatti, e lo si evince anche dall’immagine qua sopra, gli studiosi hanno dato indicazioni anche riguardo ai potenziali rischi.

Primo fra tutti il fatto che, se condotto individualmente, l’utilizzo di questi apparecchi elettronici ostacoli o comunque rallenti lo sviluppo delle capacità di socializzazione, sollecitandone l’utilizzo per un tempo ridotto e sempre in compagnia; più sono piccoli, più è fondamentale la supervisione, che via via che si cresce diviene utilizzo condiviso. L’uso autonomo non dovrebbe quindi superare i 15-20 minuti per i bambini di 5 anni, lasciando intendere che siano più un sostegno per le attività di gioco classiche e per ciò che di formativo ne deriva per il bambino.

Pare dunque che, come nella terapia, anche nell’ambito educativo le tecnologie, tra cui i videogames con i cosiddetti giochi educativi, possano offrire nuove possibilità per una buona crescita dei giovani e giovanissimi, a patto che si stia ben attenti e consapevoli sui rischi da arginare e i problemi cui potremmo andare incontro.

Per darci una mano, diverse associazioni, come la no profit Common Sense Media americana, hanno messo a disposizione liste di applicazioni adatte per lo scopo.

Sono necessarie altre ricerche ed è importante non fermarsi né alle prime impressioni, negative o positive che siano, né a generalizzazioni sterili. A te, che stai leggendo queste parole, lascio la complessa riflessione.

 

Fonti:

Giuseppe Riva (2018). Bambini e Tecnologia. Psicologia Contemporanea 260, 76-77, Giunti Editore, Milano.

Giuseppe Riva (2014). Nativi Digitali. Crescere e apprendere nel mondo dei nuovi media. Il Mulino.

https://www.onamuselesmomes.com/enfants-ecrans-de-9-a-12-ans/

http://one.laptop.org/

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