“Se lo dici tu”: quanto le recensioni influenzano le nostre scelte.

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Perché desideravate un videogioco da bambini?

Io ricordo ancora il momento in cui vidi la semplice copertina di Final Fantasy IX: non sapevo nulla di tutti i precedenti titoli della saga, ma si rivelò essere uno dei migliori acquisti della mia vita. Convinsi tutti i miei amici a giocarci, e pure loro ne rimasero incantati, tanto da costituire, per tutti noi, una sorta di bagaglio culturale.

Oggi, sappiamo sempre di più sul videogioco che andremo a comprare: ci viene mostrato nei trailer, alle convention e su YouTube. E proprio su YouTube, la maggioranza dei gamer si informano, tramite recensioni e gameplay, sui vari canali che giocano in anteprima i titoli in uscita.

Talvolta, ciò ci rassicura che i nostri soldi saranno ben spesi, mentre pareri poco positivi ci procurano una serie di dubbi: aspettavamo questo gioco da anni, ma se dicono che non vale la candela?
Ciò ci porta a provare uno stato di dissonanza cognitiva da cui è possibile uscire in due modi: comprare subito, o tentennare, raccontarsi che si comprerà quando il prezzo sarà sceso, per poi dimenticarsene.

Questo tipo di “influenza sociale” ha causato alcuni casi (drammatici) nella storia del marketing videoludico: il più eclatante è Mass Effect Andromeda. Questo gioco, ancor prima del day-one, fu “blastato” (passatemi il termine) da coloro che erano abbastanza fortunati da poterlo giocare in anteprima. In tal caso, il proverbio “a caval donato, non si guarda in bocca” non ha dimostrato di essere efficace: infatti, fin da subito, questo videogioco della casa BioWare (ormai inglobata dall’ EA) è stato ampiamente criticato per la presenza di bug ma, soprattutto, per la scarsa qualità delle animazioni facciali degli NPCs. Per quanto non si può che concordare con la presenza di tali difetti, molto venne risolto con una patch il giorno stesso del day-one: perciò, i videogiocatori “comuni” non hanno direttamente riscontrato i vari problemi. Ciò non toglie che uno dei prodotti più attesi del suo anno, non ha avuto le vendite sperate.

 

Per molti di coloro che hanno seguito il comandante Shepard, dalla prima avventura sino al complesso e visionario finale (o meglio, “finali”), Mass Effect: Andromeda era la tanto attesa chance di tornare in quell’universo così lontano, e allo stesso tempo così vicino, che avevamo salvato, un po’ a modo nostro, attraverso una serie di scelte in puro stile BioWare.

Eppure, nonostante l’hype del pubblico di fidelizzati BioWare, le prime recensioni sono bastate a dichiararne il fallimento: questo ha portato ad una serie di eventi, che si sono conclusi con la (quasi) accertata fine del progetto Mass Effect, una serie di licenziamenti e la messa in discussione del destino di altri titoli, quali Dragon Age.

 

Ma davvero basta qualche recensione negativa per portare alla disfatta un titolo tanto amato? In base ad alcune ricerche, sembra proprio così: infatti, secondo Duradoni, Bagnoli e Guazzini (2017) dell’Università di Firenze, la prima impressione può esserci fatale. Questo perché, come osservato nei loro esperimenti, una volta che si acquisisce una reputazione è difficile modificarla, nonostante i tentativi. Vale anche quando la reputazione è positiva, come possiamo dedurre dall’effetto Forer (1949) e dall’insieme di titoli che ricevono solo recensioni positive, ma che, quando giocati, non rispondono alle nostre aspettative.

 

Può accadere se ci si fa guidare dalle opinioni altrui, o se poniamo un’estrema fiducia nel brand: infatti, la fiducia si compone sia di una componente history-based (basata sull’esperienza pregressa), che di una di natura disposizionale (Merrit & Ilgen, 2004). Questo tipo di fiducia disposizionale può talvolta condurci a commettere degli sbagli, poiché tende a farci “giudicare un libro dalla copertina”.

È difficile pensare di essere immuni a tutti questi processi, alla fine in quanto esseri sociali non possiamo che fare tesoro del giudizio altrui, ma talvolta bisognerebbe andare un po’ controcorrente: perché se è vero che ci sono dei criteri imprescindibili per valutare un videogioco, è ancora più vero che un gioco risulta bello quando suscita emozioni e ci rapisce il cuore.

 

 

Bibliografia:

Duradoni, M., Bagnoli, F., & Guazzini, A. (2017). “Reputational Heuristics” Violate Rationality: New Empirical Evidence in an Online Multiplayer Game. INSCI 2017: Internet Science, 370-376.

Forer, B. R. (1949) The fallacy of personal validation: a classroom demonstration of gullibility. Journal of Abnormal and Social Psychology, 44 (1949) 118-123.

Merritt, S.M., & Ilgen, D.R. (2004). Not All Trust Is Created Equal: Dispositional and History-Based Trust in Human-Automation Interactions. Humans Factor, 50, 2, 194–210. DOI 10.1518/001872008X288574.

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