Battle Royale: Cosa ci riserva il futuro?

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Gabe Amatangelo (QC Games), Richard Weil (Modsquad), e Cody Bye (Vivox) si sono riuniti a PAX East, conferenza di settore tenutasi a Boston, per commentare il futuro del gaming. La nuova generazione è innegabilmente Battle Royale: Fortnite, PUBG, Apex Legends (ne abbiamo parlato qui), gli sviluppatori sembrano aver identificato un filone fortunato.

Eppure emergono svariate difficoltà dietro le quinte dei giochi Battle Royale.

Prima di tutto, in un mercato saturo di giochi dello stesso genere, l’unica possibilità di raggiungere gli utenti è quella di creare campagne di marketing impressionanti.
Inoltre, richiedendo circa cento giocatori per ogni partita, l’audience deve sempre essere attiva per evitare lunghe attese. Eppure, i giocatori invecchiano ed il gioco invecchia. Come tenere alto l’interesse? Prima di tutto, riuscire a fare il salto di qualità: da semplice conglomerato di giocatori alla costruzione di una vera e propria community.
Una strategia vincente sembra anche essere quella degli eventi: oltre alle skins in edizione limitata, invitare personaggi famosi a giocare per un giorno, o campioni di altri giochi a giocare al proprio.

Che cosa ci riserverà dunque il futuro?

I panelists sembrano concordi nel ritenere che la realtà virtuale non sia destinata a diventare il futuro del gaming. Essa non è infatti ancora in grado di soddisfare le aspettative del pubblico, portate all’estremo dai riferimenti fantascientifici come Sword Art Online.

Il futuro sarà invece fatto di giochi online, soprattutto con l‘avvento di Google Stadia. La saturazione del mercato, tuttavia, aprirà la strada ad altri Battle Royale solo in specifiche condizioni.

Prima di tutto, l’implementazione di meccaniche nuove come sono stati i “materiali” in Fortnite, o come la semplice chat vocale, se inglobata nelle meccaniche di gioco. La disattivazione forzata della chat in caso di morte del personaggio o la possibilità di allertare i nemici se si parla troppo, ad esempio, saranno dettagli che aumenteranno il senso di immersione nel gioco.
E’ però necessaria anche la permanenza di meccaniche amate come il level up, il looting, la chat scritta. Insomma, un gracile equilibrio tra novità e familiarità che, il più delle volte, è riassunto nelle mods. Rust e DayZ, ad esempio, non sono nient’altro che mods di Arma II. Secondo questa logica, probabilmente, il nuovo gioco del momento è già uscito.

In conclusione, sono i giocatori e soltanto loro a decidere il futuro del gaming online. E’ proprio quando si arriva alla sovrasaturazione di un genere che si assiste a flussi migratori verso la novità, sempre se questa è in grado di far sentire la sua voce.

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