GRIS: l’estetica del dolore

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Se dovessi descrivere GRIS di Nomada Studio con due parole, lo definirei un “Platform emozionale”, nato dal connubio tra colori, emozioni ed estetica. Infatti, se a livello tecnico può essere classificato come platform, in realtà ha ben poco in comune con i classici del genere.

 

Criptica e silenziosa, la storia di GRIS ci viene raccontata poco a poco.

La protagonista è una ragazza che perde la voce e precipita in un mondo bidimensionale, vuoto, deserto e in rovina. GRIS si muove in uno spazio bianco e minimale, in cui palazzi e templi abbandonati si alternano ad alberi e dune. Il gameplay, estremamente lineare, ci guida nell’esplorazione di questo ambiente enigmatico, accompagnati esclusivamente dal suono dei passi di GRIS e da una colonna sonora perfettamente in linea con lo stile del titolo. Tutti gli elementi grafici si combinano in un pattern armonico che lascia poco spazio alle distrazioni e acquisiscono un senso all’interno dell’affresco ludico ricreato.

 

Tuttavia, le dinamiche e i comandi di gioco non restano immutati. Mano a mano che proseguiamo il nostro cammino, ci accorgiamo che GRIS è in grado di acquisire nuovi poteri e non solo… il mondo attorno a noi comincerà a riacquistare gradualmente colore.

L’estetica

Fin dal primo istante di gioco è chiaro che l’estetica è il nucleo attorno al quale si sviluppa l’opera. Lo stile grafico del personaggio e dell’ambientazione, l’utilizzo del colore, la composizione degli edifici e ancora gli effetti acquarellati, rendono GRIS un titolo unico con un indimenticabile stile artistico. Nonostante ciò, come avrete immaginato, questo gioco ha molto di più da offrire, ma bisogna scavare oltre l’apparenza.

 

Il dolore

Una delle particolarità di GRIS è la facilità con cui è possibile modificarne la chiave di lettura. L’interpretazione del titolo, infatti, è estremamente soggettiva e mutevole, soprattutto in base all’età del videogiocatore.

 

In particolare, un adulto non tarderà molto a cogliere l’allegoria presente nel gioco: GRIS è un viaggio nell’accettazione del dolore, ripercorsa in ogni suo passo. Inizialmente, infatti, la ragazza sembra attraversare la fase del diniego, in cui il mondo attorno a lei comincia ad apparire privo di significato, sgretolandosi sotto i suoi piedi, diventando vuoto e fragile. Tuttavia, il percorso che intraprendiamo ci accompagna verso l’accettazione, in cui lo scenario si dipinge di colori e acquisisce integrità.

 

In definitiva, GRIS è una favola che mira a rappresentare il dolore in modo universale, ma senza che il suo significato si sovrapponga mai a quello attribuito dal giocatore, la cui immaginazione viene lasciata libera all’intero di un affresco ludico dalle molteplici interpretazioni. È una metafora della ricerca di sé e della propria esistenza con i suoi traumi e, al contempo, con il compiacimento della sua bellezza. Un titolo che unisce arte e psicologia, divertimento e riflessione. Assolutamente da provare se siete in cerca di un gioco che possa “lasciarvi qualcosa”.

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