Deus Ex: una distopica dipendenza

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Molti film, serie tv e videogame, oggigiorno, trattano temi futuristici sotto luci spesso dissonanti tra loro. A volte sotto una luce utopica verso cui l’autore vorrebbe che il nostro mondo tenda, ma, altrettanto spesso, la direzione è quella della distopia. Esse sono rappresentazioni di un possibile futuro, ma, al contrario delle utopie, queste descrivono uno sviluppo estremamente negativo di tendenze, politiche e tecnologie, per via delle quali il mondo che oggi conosciamo viene modellato in modo da renderlo abbastanza vicino da riconoscerlo come “nostro”, eppure tanto angosciante da percepirlo come indesiderabile. Tra i videogiochi che sfruttano tale tematica, uno in particolare spicca grazie ai complessi problemi sociali descritti: parliamo di Deus Ex: Human Revolution.

 

Pubblicato nell’agosto 2011 dalla softwarehouse Eidos Montreal, dipartimento dell’azienda Eidos addetto allo sviluppo di videogiochi next gen, e da Square-Enix, da cui dipendono le sequenze in computer grafica, il gioco cyberpunk, che funge da prequel per quanto esposto in Deus Ex (pubblicato nel giugno del 2000) ed in Deus Ex: Mankind Divided (agosto 2016), narrerà le vicende di Adam Jensen, responsabile della sicurezza per le Industrie Sarif, azienda leader nel settore della sperimentazione e implementazione di miglioramenti biomeccanici negli umani. Ritrovatosi a dover difendere i ricercatori da un attacco militare finalizzato ad una spietata guerra di spionaggio aziendale, verrà ferito mortalmente e sarà il suo capo, Sarif, a salvargli la vita tramite dei rivoluzionari impianti che andranno a sostituire gambe, braccia e cassa toracica. Ed è proprio qui, nelle prime fasi di gioco, che verremo introdotti a questo complicato mondo in cui coesistono gruppi di “potenziati” che lottano per vedere riconosciuto il proprio diritto fondamentale di esseri umani e gruppi di “puristi” che vedono il potenziamento come un’aberrazione immorale e pericolosa, il cui unico sviluppo è quello di deturpare il proprio corpo e minare la sanità mentale del portatore, minacciando quindi il benessere non solo della società ma anche privato. In questo mondo, infatti, gli innesti rischiano continuamente di essere rigettati dai corpi ospiti, costretti quindi ad assumere dosi sempre crescenti di una sostanza chiamata Neuropozina capace di fermare questo processo ma rendendo dipendenti dai suoi effetti coloro che la assumono. Un fenomeno su cui il gioco marcherà pesantemente la mano, raccontandoci di come i gruppi mafiosi con cui avremo a che fare riescano a gestire il commercio illegale della sostanza, vessando i meno abbienti e disperati. Meccanismi che conosciamo bene anche nella nostra realtà e su cui la malavita specula grazie a coloro che, come nel gioco, hanno problemi di dipendenza.

Ma quando si può effettivamente parlare di disturbo da addiction?  L’uso occasionale di sostanze non può ovviamente essere preso in considerazione, tuttavia un utilizzo sostenuto può portare i soggetti, magari naturalmente predisposti o in momenti delicati della propria vita, a sperimentare alcuni fenomeni come l’aumentata tolleranza ai suoi effetti, il conseguente bisogno di dosi sempre più massicce per produrli e la necessità di cercarne ancora (craving). Questi elementi, che inizialmente potrebbero anche passare come inosservati o innocui, cominciano ad essere considerati veri e propri sintomi nel caso in cui vadano ad intaccare la vita del soggetto per lunghi periodi ed in modo continuato. Capita spesso, infatti, che chi soffre gravemente di un disturbo da dipendenza finisca per alienarsi dai rapporti interpersonali e/o lavorativi che prima considerava primari e concentri tutte le sue energie nell’acquisizione e/o consumo di ciò che diverrà il fulcro della propria assuefazione. Da ricordare come, in questi casi più estremi, gli individui siano solo parzialmente consapevoli degli effetti che la patologia ha sulle loro vite, in quanto spesso il craving e gli eventuali effetti dell’astinenza (diversi in base alla tipologia in considerazione) divengono talmente forti da oscurare qualsiasi esame di realtà il soggetto riesca a porsi, spingendoli non solo a non riconoscere di avere un problema, ma anche in situazioni che possono anche mettere in pericolo la propria vita o quella di chi gli sta intorno. Resta comunque basilare sottolineare come tra i disturbi da addiction, l’OMS non annovera solo droghe e tabacco, ma anche atti più comuni, tra cui internet e videogame (per i quali vi rimandiamo ad una lettura più approfondita nel nostro articolo “Dipendenza da videogiochi, un disturbo da non temere“) ma anche il sesso o il cibo, senza tuttavia relegarli ad una visione negativa assoluta. È importante, in queste situazioni, che i familiari e gli amici riescano a capire se ci sia un’effettiva compromissione del funzionamento del soggetto ed a fargli comprendenre, nel qual caso, l’importanza e la differenza che riesce a fare la richiesta d’aiuto a dei centri specializzati, come quelli del Ser.T. presso le AUSL, o a specialisti del settore, capaci di analizzare il problema e di proporre delle valide proposte terapeutiche.

Fortunatamente per il nostro protagonista (e per il reparto relazioni con il pubblico della Eidos), egli è uno dei pochi esseri umani, se non l’unico, il cui DNA permette di ricevere innesti senza rischiare reazioni di rigetto e non avendo quindi bisogno di dosi di Neuropozina. Ed è proprio su questa particolarità che si baserà il gameplay, affrontabile secondo svariati approcci. A seconda, infatti, che preferiamo basarci su un approccio più stealth, più sparatutto o più action, potremo modificare il corpo di Jensen così da renderlo più adatto a nascondersi dai nemici e hackerare sistemi di sicurezza, essere più precisi con fucili e granate o più performanti nel combattimento corpo a corpo, senza che ciò neghi un orientamento che mescoli i vari elementi insieme. I vari livelli saranno infatti costruiti in modo da facilitare uno o l’altro stile di gioco, senza che, tuttavia, ciò sia d’intralcio ad un giocatore più cauto o aggressivo. Livelli che riusciranno sempre ad essere visivamente gradevoli e misteriosi, grazie al particolare connubio tra uno stile noir e cyberpunk ed all’attenzione verso i particolari che faranno immergere sempre più il giocatore all’interno di quell’universo. Un mondo caotico e pericoloso ma che riesce ad affascinare grazie alle sue tinte fosche, alle cospirazioni ed alle riflessioni filosofiche circa il transumanesimo (la corrente di pensiero che tratta del miglioramento psichico e fisico degli umani).

Un mondo che potrebbe non essere tanto lontano da quello attuale.

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