Diagnosticare l’Alzheimer giocando

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I casi di demenza sono sempre più frequenti. Si stima che ogni 3 secondi se ne scopra un nuovo caso. In Italia sono più di un milione le persone affette da demenza ed oltre seicentomila colpite da Alzheimer. Statisticamente la cifra potrebbe triplicare entro il 2050. Proprio per questo una diagnosi precoce è fondamentale, a tal proposito alcuni ricercatori hanno individuato alcuni sintomi, come l’orientamento spaziale, che possono portare ad una diagnosi preclinica della malattia e per farlo un team internazionale di ricercatori ha progettato il video gioco “Sea Hero Quest

Scaricabile gratuitamente da App Store e Google Play, in Sea Hero Quest l’utente deve condurre una barca per raggiungere alcuni checkpoint della mappa, punti d’approdo che sono visualizzati a inizio gioco per poi scomparire. Il videogiocatore deve dunque ricostruire la griglia del percorso per arrivare al suo obiettivo.

Un’avventura per smartphone sviluppata nel 2016, anno di inizio di questo progetto, che nel corso degli ultimi 3 anni è stata scaricata da 4,3 milioni di utenti, fornendo una massiccia quantità di dati e creando lo studio sulla demenza più grande della storia.

In che modo questo gioco può aiutare la diagnosi precoce? Valutando l’orientamento nello spazio.

Attualmente la diagnosi si basa su sintomi legati alla perdita di memoria, che insorgono solo in una fase avanzata della malattia. La valutazione della capacità di orientamento nello spazio, invece è una delle prime abilità cognitive ad essere intaccata dal morbo di Alzheimer, prima della comparsa della perdita di memoria.

Analizzando i dati di gioco di 27.108 giocatori di età compresa tra 50 e 75 anni, la fascia più a rischio, e confrontandoli con i risultati dei test genetici di un altro campione di pazienti portatori della mutazione gene APOE4 (probabile responsabile dell’insorgere dell’Alzheimer). Si è scoperto che i soggetti portatori della mutazione hanno ottenuto i risultati peggiori nell’attività di navigazione di gioco, rinforzando la tesi di una correlazione tra mutazione e maggior rischio di sviluppo di demenza.

Già in precedenza, altre ricerche sempre relative al gioco avevano dimostrato come i migliori risultati di navigazione fossero ottenuti da soggetti di età compresa tra i 18 e i 19 anni e come, a seconda dell’aerea geografica di appartenenza, l’approccio dei giocatori potesse essere identificato in una zona del mondo precisa.
Persino il sesso degli utenti influisce sulle capacità di orientamento. Il combinato disposto di tali risultati, sempre secondo i ricercatori, ci porta a concludere che i cambiamenti cerebrali associati all’Alzheimer possono essere identificati anni prima dell’emersione dei primi sintomi e questo potrà risultare decisivo per la diagnosi e per il futuro trattamento delle malattie neurodegenerative.

Gli scienziati e gli sviluppatori dietro al progetto non hanno alcuna intenzione di fermarsi: è già pronta la versione in realtà virtuale del gioco, Sea Hero Quest VR che ha ricevuto la nomination ai BAFTA nella categoria Game Beyond Entertainment.

Giocando a Sea Hero Quest per soli due minuti si genera una quantità di dati che gli scienziati raccoglierebbero in 5 ore di ricerca di laboratorio. Il tempo di gioco totale di SHQ è stato di 117 ore, che equivalgono a 17.600 anni di ricerca sulla demenza.

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