I videogiochi che ci rendono più empatici

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Chi non ha sviluppato una grande esperienza in ambito videoludico potrebbe pensare che giocare ai videogame sia un’attività che svuoti la mente, che riduca la capacità di sviluppare il pensiero, se non addirittura l’empatia. Dopotutto, il videogiocare è sempre stato vittima di numerosi pregiudizi, tutti non solo ingiusti, ma anche infondati. Tra questi, ricorre sovente l’idea che i videogiochi possano depotenziare i nostri aspetti empatici, anziché aiutarli a rinforzarsi. Esiste, infatti, uno stereotipo secondo cui i videogiochi renderebbero le persone più insensibili alla violenza e alla percezione che le altre persone siano in pericolo. In questo caso, però, non abbiamo a che fare con un pregiudizio che si è sviluppato nel senso comune, ma a partire dalla comunità scientifica.

Tra stereotipi e ricerche, cosa dice la scienza?

Gli effetti dei videogiochi violenti sono sempre stati molto temuti, e per questo motivo sono stati studiati a lungo – e tutt’ora continuano ad esserlo. Non sono stati pochi i ricercatori che hanno sostenuto che i videogiochi violenti influenzino negativamente il comportamento aggressivo dei loro fruitori. Si è sempre sospettato che i videogiochi violenti rendano aggressivi, ma anche insensibili a scene di violenza quotidiane e meno propensi ad aiutare chi sta soffrendo, in altre parole meno empatici [1].

La letteratura scientifica più recente ha molto mitigato queste preoccupazioni, riportando dei risultati contrastanti, se non addirittura capaci di provare il contrario: sembrerebbe, infatti, che le aree cerebrali deputate all’empatia tra videogiocatori appassionati di sparatutto e non giocatori siano sostanzialmente identiche [2]. Inoltre, in una recente ricerca è risultato che le persone che avevano giocato al violentissimo Grand Theft Auto V per due mesi consecutivi riportavano identici punteggi nei test per misurare l’empatia di chi, per lo stesso periodo di tempo, aveva giocato a The Sims 3 o non aveva giocato affatto [3] (per una rassegna più dettagliata sugli effetti dei videogiochi violenti, clicca qui).

Heavy Rain: una scelta che può avere conseguenze sul gioco

Gli studiosi sembrano essere riusciti a contestare l’idea che i videogiochi rendano insensibili. Questo pregiudizio ha atteso molto tempo prima di potersi confrontare con dei dati scientificamente rilevanti che lo confutassero. Un giocatore dalla comprovata esperienza videoludica, tuttavia, avrebbe potuto obiettare ancora molto tempo fa che non tutti i videogiochi dal contenuto violento siano privi di identificazione empatica: a nostro giudizio, infatti, non sono pochi quei giochi capaci di spingere i fruitori a mettersi nei panni dei personaggi che animano e a provare le loro emozioni; in altre parole, esistono dei videogame che fanno leva sull’empatia del giocatore e, al di là dell’esperienza ludica, gli fanno vivere una vera e propria esperienza emotiva, contrastando, a nostro avviso, la tendenza a desensibilizzare l’empatia piuttosto che accentuarla. Mettersi nei panni dell’altro, provare le sue emozioni, cercare di capire cosa sta provando e condividere le proprie esperienze emotive dando loro un nome, al contrario, sono tutti elementi che possono promuovere l’intelligenza emotiva, costrutto reso celebre da Daniel Goleman [4].

Quali sono, dunque, i videogiochi che fanno leva sull’empatia e aiutano a svilupparla?

Sappiamo che qualunque videogioco non può essere dissociato da un’esperienza emotiva: non esistono videogame che non emozionino, facendo provare frustrazione, tristezza, gioia, tutte emozioni tipicamente riscontrabili nell’attività di gioco. Esistono, tuttavia, videogiochi che mettono il gamer nella condizione di sperimentare le emozioni dell’altro in modo più specifico. Questa condizione può verificarsi facilmente in quei videogame che richiedono uno storytelling interattivo, ovvero che necessitano che il giocatore contribuisca a costruire lo sviluppo della storia: è tipico di quei giochi che, dopo averci spinto ad empatizzare con il protagonista e a identificarci con lui/lei, ci mettono davanti a delle scelte multiple, e toccherà a noi decidere che cosa fare; le conseguenze delle nostre decisioni comporteranno un esito specifico nello sviluppo della storia. Queste situazioni sono tipiche dei videogiochi del game designer David Cage, prodotti dalla QuanticDreams, come Heavy Rain, Beyond: Two Souls, o il più recente Detroit: Become Human. Sulla stessa scia di questi videogame, non si possono non citare Life is Strange e Life is Strange 2. I giocatori non potranno mai dimenticare il terzo capitolo del primo titolo della DONTNOD, in cui il giocatore riuscirà ad evitare il suicidio di un’amica della protagonista solo se la sua identificazione empatica lo porterà a scegliere le parole giuste per evitare che commetta il disperato gesto. Come non ricordarsi, infine, dei giochi della Telltale Games, come The Walking Dead, che tutt’ora fa piangere tantissimi appassionati?

Yakuza 0: Kiryu e Nishiki, migliori amici in un momento drammatico

I videogiochi che richiedono uno storytelling interattivo, tuttavia, non sono gli unici a promuovere un’identificazione empatica. Molti videogiochi d’azione possono spingere il giocatore ad identificarsi con i loro protagonisti ed emozionarsi con loro, soprattutto quando la loro trama è particolarmente toccante. Come non potersi commuovere davanti al finale di Yakuza 0 (Zero), edito da SEGA, o come non essere toccati dalle riflessioni sulla guerra e la pace tra i popoli proposte da diversi dialoghi della serie Metal Gear Solid? Esiste forse qualcuno che non sia rimasto emozionato dal rapporto tra Joel ed Ellie in The Last of Us? Senza considerare il nostro Fates – 8 Stories, creato proprio per allenare, tra le varie skills, anche l’empatia.

Ogni videogioco può essere spunto per una riflessione empatica con i suoi protagonisti, sia esso un videogame che preveda uno storytelling interattivo, sia esso un “normale” gioco d’azione. Questo succede perché, ormai, i personaggi di tutti i videogiochi si muovono in un contesto narrativo caratterizzato da una trama profonda, che attribuisce un senso specifico alle azioni e ai legami che caratterizzano i loro protagonisti. Sostenere che un videogame atrofizzi l’empatia e non ci permetta di capire che cosa prova l’altro, a nostro avviso, non è più possibile.

Bibliografia
[1] Bushman, B. J., Anderson, C. A. (2009). Comfortably numb: Desensitizing effects of violent media on helping others. Psychological Science 20: 273-277.
[2] http://www.horizonpsytech.com/2017/04/23/i-giochi-violenti-non-fanno-male-al-cervello-svolta-nella-ricerca-scientifica/
[3] http://www.horizonpsytech.com/2019/01/07/gta-v-uno-studio-recente-lo-paragona-a-the-sims-3/
[4] https://www.stateofmind.it/2018/09/detroit-become-human-recensione/

 

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