Videogiochi e cinema: quale il confine di Hollywood?

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Tanto tempo fa apparvero i primi e semplici tie-in, ossia le trasposizioni videoludiche dei film. Poi iniziò quel sempre più intenso flusso di scambi tra videogiochi e cinema, mettendo in atto una sempre maggiore spettacolarizzazione delle scene, oltre che lo sviluppo della psiche dei personaggi. Non dimentichiamo anche l’introduzione di tecnologie sempre più avanzate, che hanno permesso di andare oltre il semplice doppiaggio da parte di un particolare attore di un cero personaggio

Ormai è evidente che il mondo cinematografico e quello videoludico si intersechino continuamente e profondamente, anche perché il pubblico chiede sempre di più in termini di coinvolgimento e spettacolarizzazione. A finire nella produzione videoludica di turno non sono più attori di secondo piano, ma stelle acclamate, come Tom Holland, scelto per prestare il suo volto a Nathan Drake nel prossimo film dedicato a Uncharted, e, come annunciato durante lo scorso E3, Keanu Reeves in Cyberpunk 2077; per l’attore già protagonista di Johnny Mnemonic e Matrix, tra gli altri, si tratta di una nuova incursione nello sci-fi di un certo tipo.

Tom Holland vestirà i panni di Nathan Drake

Quello di Reeves è solo l’ultimo nome di una lista che negli ultimi anni si è di molto allungata, dopo che Beyond: Due Anime, avventura narrativa di David Cage, ha segnato l’inizio di un vero e proprio trend, con Ellen Page e Willem Dafoe a prestare il loro volto ai protagonisti di quella storia distopica che molti di voi probabilmente conosceranno. Sarebbero poi arrivati Rami Malek e Hayden Panettiere in Until Dawn, Kit Harington in Call of Duty: Infinite Warfare e tanti altri ancora, con la serie Activision che si è distinta negli anni nell’utilizzare attori per plasmare i propri personaggi (tra i più recenti David Tennant e Katheryn Winnick). Death Stranding, l’ultima fatica di Hideo Kojima, promette un’ulteriore evoluzione del modello, non solo per il numero di attori coinvolti, tra Norman Reedus, Mads Mikkelsen, Léa Seydoux, Margaret Qualley e Lindsey Wagner (senza contare le apparizioni dei registi Guillermo del Toro Nicolas Winding Refn) ma anche dal punto di vista tecnologico, grazie all’incredibile capacità di riproduzione realistica del corpo umano del motore grafico Decima.

Le derivazioni negli ambiti della tecnologia, della semantica e della psicologia potrebbero essere nuove frontiere da scoprire, nuove porte che stanno per spalancarsi. Marketing? Certo. Una genuina novità nella produzione? Anche. Sicuramente l’appeal di questi volti noti è innegabile, soprattutto in virtù del fatto di essere riconoscibili dal grandissimo pubblico, ma non possiamo limitarci a un’analisi così superficiale e riduttiva. Sembra di assistere dunque al ritorno contemporaneo del sogno del dottor Frankenstein, quello di (ri)creare e plasmare degli esseri umani con le proprie mani, o addirittura al mito di Prometeorubare un dono superiore (in quel caso il fuoco, qui l’identità) e donarlo ai mortali per renderli capaci di grandi creazioni.

Hayden Panettiere e Rami Malek in Until Dawn

Per quanto retto da una cornice di accordi commerciali, senza la quale ogni grande produzione non sarebbe realizzabile, questo quadro è allo stesso tempo un po’ romantico, un po’ struggente, un po’ inquietante che si dipinge di fronte a noi. È fuor di dubbio che la fama di un attore sia un modo per vendere, ma in questi tempo, con il medium videoludico che spesso sembra essere dominante sugli altri, la linea tra reale e virtuale si va davvero assottigliando. Da produzioni con occasionali comparsate alla nascita di un vero e proprio genere e stile produttivo il passo è breve: in cos’altro potrebbe sconfinare, non possiamo ancora dirlo, ma le derivazioni negli ambiti della tecnologia, della semantica e della psicologia potrebbero essere nuove frontiere da scoprire, nuove porte che stanno per spalancarsi.

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