Kingdom Hearts e la memoria episodica

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Kingdom Hearts è la mia saga videoludica preferita. Sono consapevole che, agli occhi di non videogiocatori o di casual gamers, il titolo possa essere mal visto data la presenza dei personaggi Disney (e quindi snobbati), ma la realtà è che il brand ha una trama complessa alle spalle, una storia che collega capitoli principali e spin-off per dar forma ad una lore maestosa, e lo scopo del giocatore è quello di cercare di mettere i tasselli al posto giusto ed arrivare a dire “Ora è tutto chiaro”.

Molti temi vengono trattati nella saga, e oggi parleremo di uno in particolare: la memoria. Ma come si allaccia la saga di Kingdom Hearts all’argomento? I fan del titolo già lo sapranno ma, per chi non è avvezzo farò un’introduzione a Kingdom Hearts Chain of Memories, il primo spin off.

Il titolo nasce per GameBoy Advance nell’ormai lontano 2004 (giunse in Italia però nel maggio 2005) per poi avere un remake per PlayStation 2 nel 2007 (Kingdom Hearts RE: Chain of Memories).

La storia prende vita subito dopo il finale di Kingdom Hearts, con i tre protagonisti Sora, Paperino e Pippo alla ricerca di Topolino e RIku, il migliore amico di Sora, quando, seguendo Pluto, giungono ad uno strano castello chiamato “Il Castello dell’Oblio”. Una volta entrati i tre incontrano una figura incappucciata che dona a Sora delle carte, che a detta sua, sono nate dai ricordi del ragazzo durante gli eventi del primo capitolo. L’incappucciato sparisce nell’oscurità dopo un misterioso “In questo posto trovare è perdere e perdere è trovare. I tre protagonisti si ritrovano a perlustrare il castello per scoprire i suoi segreti, affrontare il tizio incappucciato e cercare Riku e Topolino. Una volta completata la storia di Sora, il giocatore ha la possibilità di giocare nei panni di Riku.

Ma come si collega il titolo all’argomento? Chain of Memories tratta la memoria e i ricordi, più Sora va avanti nella storia e più dimentica cose ricordandone altre mostrandoci un enorme studio dietro l’argomento della memoria che ora potremo trattare.

Cosa è la memoria? È la capacità umana di raccogliere e assimilare informazioni per rievocarle nel momento più opportuno (che sia un’azione o l’abilità per poter risolvere un’azione). Non esistono momenti nella nostra vita in cui non usiamo la memoria.

Principalmente la memoria si divide in tre macro categorie: Memoria a breve termine, Memoria a lungo termine e Memoria sensoriale. Siccome l’argomento è molto vasto e rischierei di fare confusione, quindi ho deciso di trattare solo una delle sotto categorie della memoria a lungo termine, quella che più si allaccia al gioco: la memoria episodica (avremo modo di trattare ogni categoria in futuro).

La memoria episodica è il ricordo di tutti gli avvenimenti avvenuti durante la nostra vita, gli eventi che riguardano la nostra vita si trovano nella memoria autobiografica, una sotto-categoria della memoria episodica.

Quando si parla di memoria la prima cosa da capire è quale parte del cervello è in funzione per quel determinato scopo. Nel caso della memoria episodica abbiamo bisogno del corretto funzionamento del lobo temporale mediale, la zona del cervello che contiene l’ippocampo. Se non ci fosse un corretto funzionamento del lobo noi potremmo apprendere nuove informazioni procedurali (come imparare a suonare uno strumento, a scrivere) ma non sapremmo in quale momento sia avvenuto. 

Il lobo temporale mediale non è l’unica parte del cervello che si attiva durante l’assimilazione di ricordi, abbiamo anche la corteccia prefrontale che ha un ruolo più esecutivo e gli studiosi qui sono ancora in dubbio su due teorie: la prima vede la corteccia come supporto per organizzare le informazioni, dando modo al cervello di conservare meglio i ricordi mentre altri credono che la corteccia usi il ricordo episodico come processore di codifica in situazioni simili a quelle del ricordo.

Un altro dubbio che divide i ricercatori riguarda la durata di conservazione del ricordo nell’ippocampo. Secondo alcuni ricercatori l’ippocampo mantiene per sempre i ricordi episodici mentre per altri li trattiene temporaneamente per poi trasferirli nella neocorteccia. Gli studi sulla neurogenesi nell’ippocampo supporta questa teoria poiché la rimozione di vecchi ricordi aumenta la possibilità e l’efficienza di crearne di nuovi.

Quando inizia a svilupparsi la memoria episodica? Intorno ai 3-4 anni l’attivazione delle aree cerebrali funzionali allo scopo risulta diversa tra i giovani e gli anziani. I primi usano l’ippocampo sinistro mentre i secondi li usano entrambi.

La nostra incapacità di ricordare molti eventi dei primi anni di vita si chiama amnesia infantile per questo motivo i ricordi adolescenziali e quelli della prima età adulta.

Un altro argomento relativo alla memoria trattato nel gioco è il falso ricordo. Ad un certo punto del gioco Sora si ritrova a ricordare alcuni particolari strani. Ma da cosa è caratterizzato il falso ricordo?

Principalmente da una confusione di ricordi reali, memorie appartenenti alla memoria episodica ma non ben organizzate. Per spiegare meglio questo argomento farò un esperimento. Se raccontate a dei bambini di averli portati a Disneyland e gli raccontate di aver incontrato Bugs Bunny, mostrando loro una foto (magari fotoshoppata) con Bugs Bunny, i bambini avranno il ricordo di aver visto Bugs Bunny a Disneyland!

Gli studi dietro lo sviluppo del gioco, anche per rendere possibile e coerente l’uso della memoria, dimostra ancora una volta che il brand di Kingdom Hearts è un titolo più maturo di ciò che risulta a primo sguardo. E voi lettori, avete mai avuto modo di giocare al titolo o al brand in generale? Fatecelo sapere con un commento e grazie per aver letto questo articolo molto più lungo del solito.

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