Monster Hunter: un farming…maniacale?

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Il mercato videoludico orientale obbedisce spesso a leggi molto diverse da quelle occidentali ed offre ampio spazio a giochi che, da noi, trovano poca linfa vitale. Un chiaro esempio di ciò, ci viene fornito da un gioco che solo recentemente ha trovato terreno fertile per l’esportazione al di fuori del Sollevante: Monster Hunter.

Il franchise viene sviluppato e pubblicato per la prima volta nel 2004 dalla software house Capcom (già famosa per serie come Resident Evil) su PlayStation2, dove riesce a ritagliarsi una buona fetta di mercato su terreno nipponico, mentre fatica immensamente su quello occidentale. Ciò ha dettato un primo approccio piuttosto riluttante ad esportare i vari sequel e spin-off, alcuni dei quali, infatti, non hanno mai visto una localizzazione anche soltanto inglese. Il primo boom economico arriva, tuttavia, grazie alla commercializzazione sulle diverse piattaforme portatili, come PlayStation Portable e Nintendo 3DS, che hanno permesso non solo una diffusione più ampia del prodotto, ma anche la creazione di una coesa fanbase capace di riunirsi e convincere Capcom delle potenzialità commerciali, arrivando così allo sviluppo di ciò che ha più che triplicato a livello mondiale le vendite del brand.

Monster Hunter World

Pubblicato su PlayStation 4, XboxOne e, successivamente, su PC, questo nuovo capitolo è stato pensato in maniera più semplice rispetto ai suoi predecessori, così da poter essere apprezzato anche da chi ha avuto poca o nessuna esperienza con i precedenti capitoli. La serie è incentrata sul farming (la raccolta di materiali utili) intensivo di mostruosi draghi e dinosauri e risorse ambientali, il cui utilizzo permette di queste per forgiare nuove armi e armature. Per quanto il gioco venga a configurarsi come un action rpg per il suo gameplay, non prevede, infatti, l’accumulo di esperienza votato al miglioramento delle statistiche. Queste ultime sono modificabili esclusivamente mediante la creazione di nuove armi e armature, ciascuna dotata di un proprio elemento ed abilità utili alla caccia di mostri grandi, piccoli, raccolta di erbe o minerali, alcuni talmente rari da aver bisogno di diversi tentativi per riuscire ad ottenerli, facendoci tornare più volte il dubbio di utilizzarli o accumularli in modo maniacale.

Malati di farming?

Pensiero, questo, perennemente presente in una patologia che solo recentemente è stata sotto i riflettori della ricerca scientifica e mediatica: l’Hoarding Disorder, anche detto Disturbo da Accumulo o Disposofobia. La patologia, spesso di difficile individuazione per via della sua caratteristica egosintonica  (il soggetto difficilmente riconoscerà come patologici determinati comportamenti e, in quei casi, potrebbe passare tutto sotto silenzio per via di sentimenti come la vergogna) vede il proprio esordio verso i 30 anni e viene a configurarsi come un’imperante difficoltà a disfarsi degli oggetti: il pensiero di doversene separare provoca un’intensa ansia e angoscia, facendo sì che venga scelga l’opzione più passiva delineata dall’accumulo. Queste “collezioni” non hanno per forza un valore economico o una storia affettiva, spesso vengono acquisite per pure ragioni di opportunità (es.: “era un’ottima occasione, potrebbe servirmi in futuro”) o perché gli vengano attribuite proprietà di connessione ad un concetto astratto o reale (es.: “è un pezzo di storia”; “potrebbe essere appartenuto a X”). Interessante notare come tale accumulo possa estendersi anche ad elementi animali: sono, infatti, stati denunciati casi in cui i soggetti ne avrebbero ospitato un numero estremamente elevato, con la convinzione di salvarli o che avessero uno speciale legame con ognuno di essi. Secondo alcune ricerche (Frost & Steketee, 2013), questo deriva dalle peculiari quanto complicate strategie logiche interne di tali individui: anche quando messi di fronte alla scelta “tenere o buttare”, essi sanno trovare infinite argomentazioni sia a favore che contro lo smaltimento, tuttavia sentimenti come l’angoscia rendono fallace il processo decisionale ultimo, finendo solo con il creare nuovi cumuli per tenere o decidere in seguito.

Il tardivo interesse della ricerca, fa si che le cause fondanti siano ancora solo abbozzate e poco chiare, ma molte sono le ipotesi. Tra queste, possiamo annoverare quelle di stampo puramente psicologico, per cui la patologia derivi dal Disturbo Ossessivo-Compulsivo (per quanto sono stati registrati casi in cui tale componente sia assente) o derivante da traumi pregressi, come abusi psicologici o trascuratezza, in cui il disordine serve a gestire lo stress provocato. Altra ipotesi è quella del malfunzionamento cerebrale: alcuni studi effettuati tramite risonanza magnetica hanno infatti osservato come il disturbo sia presente in soggetti che hanno subito una lesione o hanno attività metabolica ridotta al lobo frontale.

Quale che sia la causa, il disturbo può assumere sfumature molto gravi, riducendo il soggetto a vivere in spazi resi inutilizzabili dalla mole di oggetti accumulati e nella solitudine da ciò derivata, finendo anche con l’ucciderlo per schiacciamento o carenza igienica (come nel famoso caso newyorkese dei fratelli Collyer). Per prevenire tale outcome, viene utilizzata una terapia comportamentale che coniuga tratti derivanti dal modello dell’Esposizione con Prevenzione alla Risposta e dalle teorie stilate da Frost, con cui si cerca di abituare il paziente allo stimolo ed aiutarlo a trovare metodi alternativi di fronteggiarlo. Da ricordare, tuttavia, che tale patologia può essere particolarmente difficile da affrontare e che spesso il soggetto crede di non soffrirne, avendo quindi bisogno di un sostegno esterno per riconoscere di avere un problema. Se pensate di esserne affetti o di conoscere qualcuno che potrebbe esserlo, il sito Disposofobia.org potrà fornirvi molte altre informazioni utili.

Tornando al gioco…

L’avere qualcuno accanto è, peraltro, una componente basilare anche di Monster Hunter. Spesso, infatti, dovremo vedercela con mostri parecchie volte più grandi di noi e dalla forza spropositata, esigendo che venga affrontato da più cacciatori contemporaneamente. Tale funzione è stata una dei meccanismi alla base del successo del brand, capace di immergere i giocatori in un cameratismo tale da far macinare ore di caccia senza quasi accorgersene. Ciò, grazie anche alla presenza di ben quattordici tipologie di armi tra cui scegliere e su cui basare il nostro stile di combattimento e le nostre strategie di gruppo (se più a distanza tramite archi e balestre, ravvicinato tramite spade, katane e lance, aereo tramite falcioni insetto o supportivo tramite l’utilizzo di strumenti musicali). Ciò non dovrà, tuttavia, atterrire chi non si è mai avvicinato al brand: il gioco, infatti, ci metterà di fronte a svariate missioni che ci insegneranno a destreggiarci nell’ambiente circostante, seguire le tracce dei mostri, scovare le risorse più rare e combattere in gruppo contro i draghi più agguerriti, nonché darci l’opportunità di vestire i panni dei protagonisti di altri giochi ben conosciuti tramite missioni evento (Horizon Zero Dawn, Devil May Cry, The Witcher 3, Final Fantasy XIV, giusto per citarne alcuni). Il tutto supportato da un ottimo comparto grafico che ci farà immergere in stupende ambientazioni ricche di fauna e flora da ammirare e, perché no, anche catturare! Tra i difetti, tuttavia, dobbiamo annoverare un comparto sonoro un po’ troppo ripetitivo che non incoraggerà molto le sessioni di farming intensivo così come un gameplay a volte un po’ impreciso circa gli hitbox di alcuni mostri e che, nel late game, punisce severamente gli esperti che si mostrano impreparati agli imprevisti.

Pubblicato nel Gennaio del 2018, il videogame ha vinto svariati premi dalla critica mondiale e di recente subito un corposo aggiornamento grazie al rilascio dell’espansione Iceborne, che va a migliorare non solo la qualità della vita del gioco base, ma anche ad aggiungere una mole enorme di contenuti come armi, armature, mostri e minigiochi che il giocatore potrà affrontare anche insieme al suo inseparabile compagno di avventure offline: un felyne, creature simili a gatti che combatteranno al nostro fianco!

Un gioco dal gusto sicuramente molto orientale e che potrà non soddisfare molti palati esigenti, ma che, tuttavia, fa ben sperare sul futuro del brand che, già con questo capitolo, mostra anche una migliorata propensione verso la creazione di una buona trama.

Che aspettate quindi? Che la stella di zaffiro vi illumini il cammino, cacciatori!

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