Perché fare educazione all’utilizzo dei videogiochi?

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Nel giro di pochi decenni quello che era un intrattenimento riservato a luoghi pubblici con costosi cabinati a gettoni ha preso saldamente posto nelle nostre case, e anche nel quotidiano di molte famiglie. Ma se i videogiochi sono appunto “solo un gioco“, per quale motivo si dovrebbe educare ad essi? E chi dovrebbe ricevere questa educazione?

Alla seconda domanda rispondiamo: molte più persone di quanto si possa credere. Sicuramente chi li usa, giovani o meno, ma anche chi si occupa di educazione ad ogni livello. E come vedremo, estendiamo l’invito a chi pensa di non averci niente a che fare.

Non sono tutti uguali

Il videogioco offre un’esperienza ludica strutturata, con regole, tempi,stimolazioni abbastanza definiti. Questa esperienza, come avviene per gli altri media ha delle caratteristiche che la possono rendere più o meno adatta alle persone in base alla loro maturità e ai loro bisogni. Non tutti ad esempio sono adatti ai bambini, anzi una parte consistente è riservata a un pubblico maturo. In Europa disponiamo di una utile classificazione, il PEGI, che consente di orientarsi rispetto alle età e ai contenuti: conoscerla è un buon primo passo per una scelta consapevole.

Come libri e film, i videogiochi hanno poi dei generi. Questi implicano diverse meccaniche di gioco, ovvero i modi in cui si è chiamati ad interagire con i suoi contenuti. Un videogioco può non essere adatto proprio perchè le meccaniche non sono quelle che stiamo cercando: sarebbe come proporre una partita a scacchi a qualcuno che vorrebbe fare due tiri a pallone! Ma se non si conoscono almeno le tipologie principali può essere difficile capire cosa fa al caso nostro. O peggio ancora restiamo lontani da questo medium riconoscendone solo alcune espressioni.

L’offerta del mercato videoludico è oggi molto varia, con prodotti adatti ad ogni età e che intrattengono, sfidano e coinvolgono in modi molto diversi. Avere degli elementi per riconoscere un prodotto di qualità è un altro elemento utile per orientarsi.

Una lezione di Horizon Psytech di Educazione ai Videogiochi presso una scuola elementare

 

Conoscere i rischi, cogliere le opportunità, dare regole

Come tutte le attività gratificanti il videogioco può essere oggetto di un abuso o usato in modo problematico. Questo può accadere diventa l’unica soluzione possibile per fare fronte a stati emotivi che non riusciamo a tollerare. Oppure quando l’investimento in esso è fortemente sbilanciato rispetto ad altre attività. Un’educazione ai meccanismi che si attivano in noi durante l’esperienza permette di riconoscere meglio le reazioni ad essa e apre lo spazio per una sua gestione consapevole. Ci dà inoltre la possibilità di superare una visione deterministica del videogioco come qualcosa che ha effetti uguali per tutti e sui quali non si esercita alcun controllo.

Questo è ancor più importante per chi come familiare o educatore si trova ad accompagnare nella crescita bambini e ragazzi. Le nuove generazioni infatti coltivano spesso questo hobby,ma possono anche essere particolarmente in difficoltà nel regolarne l’uso. E’ quindi compito dei “grandi” supportarli in affinchè sviluppino questa capacità, prima attraverso regole esterne e successivamente in modo più autonomo. Le emozioni, e gli stati di attivazione fisiologica suscitati dai videogiochi poi non sempre vengono contenute ed elaborate dai più giovani. Ma anche in questo caso l’adulto può trasformare questo in una occasione di apprendimento oltre che di ridefinizione dei limiti. Il videogioco può aprire a una gamma di vissuti sorprendente: possiamo essere orgogliosi, frustrati, sentirci persino in colpa. Questa ricchezza può essere valorizzata se siamo in grado di coglierla e darle un significato, anche in comportamenti che a prima vista possiamo non capire.

Evitare brutte sorprese

La possibilità di connettere i dispositivi sui quali giochiamo alla rete internet ha offerto nuove prospettive come il poter giocare con altre persone. Ma ha creato anche situazioni non semplici da gestire e che possiamo sottovalutare facilmente. Non sempre infatti la comunicazione fra giocatori è gradevole: l’altro può essere duramente criticato per la sua performance, o provocato per il semplice gusto di farlo. E’ bene dunque conoscere queste dinamiche relazionali ed essere preparati ad affrontarle.

Altro fattore spesso ignorato è quello degli acquisti interni al gioco. Ci può essere proposto di investire denaro reale, spesso sotto forma di una valuta interna al gioco, per comprare oggetti o benefici. Questo è chiaramente una scelta libera di chi lo usa, ma non sempre è chiara specialmente ai più giovani. Ecco che senza che ce ne rendiamo conto dal conto in banca possono sparire cifre consistenti. Quando poi abbiamo solo una piccola probabilità di ottenere quello che vorremo, con meccanismi simili alle lotterie delle cosidette “loot boxes” possiamo trovarci a spendere ben più del previsto inseguendo un altro tentativo.

Scoprire nuove prospettive

Se come dicevamo l’industria videoludica è in forte espansione, conoscerla può essere utile anche a chi non si considera un giocatore. E’ sempre più un fenomeno di costume: basti pensare agli sport elettronici che in alcuni paesi raccolgono pubblico e sponsor. C’è poi chi è in grado di intrattenere altre persone trasmettendo e commentando le proprie giocate.

Le esperienze vissute davanti allo schermo sono in grado di unire fra di loro appassionati ma anche sempre più persone comuni. Vengono condivise, discusse e rielaborate nelle forme più varie. Partecipare a un evento di educazione ai videogiochi, con sana curiosità a mettendo in discussione qualche pregiudizio, avvicina a quella che si sta imponendo come fenomeno unico di cultura contemporanea.

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