Ritrovare il divertimento nel videogiocare

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The fun’s not fun anymore

Quanto sto per raccontare è il mio 2019.
Non è un qualcosa che si possa applicare a tutti ma un’esperienza personale che spero possa portare alla luce eventualmente vostre esperienze analoghe.

Lasciandoci questo disclaimer alle spalle, cominciamo.

A guardare i miei profili TrueAchievements, vedo che nel 2019 ho giocato a 56 giochi su Xbox (complice anche il GamePass), 12 su Playstation, 4 su Steam (non a caso la mia bio di Twitter recita “Console Peasant”), ma se vado a dare un’occhiata indietro per vedere a che titoli ho giocato, ben pochi spuntano dal mucchio. Ricordo bene Metro Exodus, Void Bastards, What Remains of Edith Finch; Detroit Become Human e The Outer Worlds. Tutti titoli che mi sono piaciuti mentre li giocavo, ma non sento che mi abbiano lasciato qualcosa. E gli altri? Non saprei raccontare cosa accade in Shadow of the Tomb Raider, a malapena Gears 5, per non parlare di RAGE 2 o Watch_Dogs 2: finiti per inerzia.

Per carità, ha uno shooting molto bello. Ma è un tentativo di diluire la frenesia di DOOM in 30 ore di ripetitività.



Iniziando il 2020 mi sono reso conto che i videogiochi non mi divertivano, troppevolte/10. Li stavo affrontando con la pressione di un backlog incombente e sempre più grande, non con l’obiettivo di giocare ma di finire qualcosa: finisco RAGE 2, così da iniziare My Friend Pedro. Dato che durano poco, ci metto subito dopo Untitled Goose Game e Old Man Journey. Aggrediti con il pensiero che andava già al successivo, a malapena finendone uno per passare all’altro: non c’è tempo di trovare tutti i collezionabili, figurarsi di fare una seconda run o altro, impensabile.

Sono entrato in una forma di burnout in cui credo più di qualcuno possa riconoscersi, che la sua passione siano videogiochi, serie tv, fumetti o altro. Quando l’hobby è attivante si è interessati, si programmano le prossime sessioni, ci si pensa durante le altre attività immaginando cosa faremo/guarderemo/leggeremo la prossima volta in maniera propositiva. Se il nostro approccio all’hobby perde queste qualità diventa passivo, e diventando passivo si perde interesse. E perdendo interesse, si sente di perdere tempo.

Non è colpa di My Friend Pedro se 5 secondi dopo avere terminato il mio playthrough l’ho disinstallato, è un gioco ben rifinito e adrenalinico, e non è neanche colpa della durata o del tempo dedicatoci: è colpa mia, che mi ci sono approcciato come se fosse una checklist di cose da fare per passare ad altro. Ho lasciato entrare nel backlog anche giochi che altrimenti non avrei mai toccato per il fatto che erano gratuiti e disponibili immediatamente, oppure ho provato giochi che uscivano molto dalla mia comfort zone: gran merito e maledizione della digital distribution è quello di aver praticamente pensionato quello che era lo standard fino agli anni ’10 del 2000, ossia quando un titolo interessante veniva individuato-esaminato-acquistato-giocato, il che permetteva di avere in un anno una decina, o anche meno, di giochi. Ora invece mi ritrovo a vedere che Just Cause 4 è su GamePass, lo scarico, lo gioco per alcune ore, scopro che mi fa schifo e passo a Watch_Dogs 2, che so non essere un capolavoro ma che con gli sconti ho pagato meno di 10 euro per PS4. Se oggi avere troppi giochi può non essere un peso per il portafogli grazie ad acquisti oculati, può essere un peso emotivo e creare insoddisfazione in quello che si sta facendo.

Old Man Journey è un’esperienza artisticamente fantastica… ma non mi sono lasciato emozionare, mannaggia a me.

Ricapitolando: ho perso di vista il focus di quello che era il divertimento, perdendo anche l’esperienza di flow che accompagna le attività che ci “prendono”, dividendo la mia attenzione tra troppi titoli trattati come degli “usa e getta”.

Come buon proposito 2020 ho deciso di ritrovare il divertimento nel videogioco, e per farlo mi sono improvvisato Marie Kondo dei videogiochi. Per prima cosa, ho cancellato dalle wishlist di Steam/PS/Xbox tutto ciò per cui non avessi un hype serio, rimanendo con una manciata di titoli da aspettare o recuperare. Ho disinstallato dai vari sistemi tutto ciò che non stessi attivamente giocando al momento o che non rientrasse tra quelli a cui ero seriamente interessato. Oltre ad eliminare, ho deciso di rifocalizzare la motivazione al gioco non più a finirlo bensì a giocarlo il più possibile con amici, in modo da condividere il più possibile il tempo con qualcun altro. Siamo a febbraio, e per ora ho platinato il mio primo gioco in assoluto, Control, di cui ho spolpato anche tutti i collezionabili, e nonostante Vigor lo abbia completato al 100% lo sto continuando a giocare online, così come GTA Online, che mi porto dietro dal suo lancio nel 2013. Il cambiamento lo sento, ed è un cambiamento di mentalità: mi aspetto di vedere un resoconto del 2020 una frazione di quello del 2019, e di divertirmi in maniera esponenzialmente maggiore.

Come detto all’inizio, tutto questo è estremamente soggettivo. Ma se avete cliccato su un articolo che si pone il problema di cosa fare per ricominciare a divertirsi giocando magari vi trovate in una situazione simile per modi, ma non per cause. Magari per voi non è avere troppi giochi il motivo, ma non sapere più “perché” si sta giocando, iniziare una partita e abbandonare dopo pochi minuti. O ancora, il gruppo di amici con cui passavate i pomeriggi si è pian piano ristretto, e ognuno si è trovato un altro passatempo che non sono i videogiochi. O state affrontando un periodo difficile della vostra vita per un qualche motivo, e neanche giocare riesce a distrarvi abbastanza. Avete uno stile di vita sedentario, passate la giornata al pc senza interessi o attività che “stacchino” la mente dallo schermo. Le ragioni possono essere molteplici e diverse da persona a persona, ma se il titolo dell’articolo ha attirato la vostra attenzione perché sentite anche voi che videogiocare non è più come una volta, allora vi invito a raccontarci la vostra. L’obiettivo principale nel mio raccontarvi brevemente la mia esperienza è proprio quello di spingere chi si sente o si è sentito come me a condividere la propria opinione o storia sull’argomento. Se tutto ciò che ho scritto invece non vi tocca minimamente e lo trovate un pezzo sciocco, ritenetevi fortunati, e vi auguro di continuare a divertirvi senza mai cadere nella noia.

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