Final Fantasy VII Remake: Non solo nostalgia

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Final Fantasy VII Remake è approdato sulla piattaforma di Sony lo scorso 10 aprile, e ha portato con sé un enorme successo seppur la maggior parte dei fan erano dubbiosi.

 

 

Il dubbio principale era dovuto alla suddivisione in capitoli e sul fatto che la prima parte comprendeva una porzione di gioco in origine molto corta (ovvero la parte di Midgar). Dopo aver provato il gioco e averlo completato posso dire che la divisione è un’ottima scelta poiché non si parla di un semplice effetto nostalgia, ma ora ne parleremo meglio.

L’effetto nostalgia è solo la base di questa operazione che non solo cerca di soddisfare i fan riportando in vita uno dei titoli migliori del brand (il secondo tra tutti) ma anche per soddisfare il team di sviluppo originale che, lavorando anche al remake, può raccontare parti della storia che in origine non erano stati segnati dalla scarsa capacità che la prima playstation poteva dare.

 

In Final Fantasy VII Remake finalmente tutti i personaggi hanno una storia alle spalle, una caratterizzazione più profonda che li rende reali, importanti nello sviluppo delle relazioni rendendo reali anche i sentimenti che il videogiocatore prova in determinate scene e punti. Il remake amplia la narrazione di gioco e del mondo, dà spazio alle conseguenze delle azioni dei protagonisti e ci mostra anche le reazioni degli personaggi non giocabili

Prendiamo ad esempio Jessie, la giovane ragazza membro degli Avalanche: Ora conosciamo molto di più la sua storia, la sua caratterizzazione, le sue motivazioni rispetto alla storia originale e quindi la apprezziamo di più, come apprezziamo maggiormente Biggs e Wedge che fanno sentire Cloud e il giocatore parte integrante di quella banda, di quella piccola famiglia che hanno creato..

Non ci resta che attendere come evolverà la storia, con i suoi vari collegamenti e modifiche alla trama originale ma questo non è solo un prodotto nostalgico, è qualcosa di nuovo.

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