La quarantena con i videogiochi

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Questo scritto non vuole essere un articolo di divulgazione o informazione, bensì una pagina del diario digitale di un 23enne confinato in casa da oltre 60 giorni. La stesura di questa narrazione è motivata dalla necessità di mettere nero su bianco alcuni pensieri e riflessioni insorti durante la quarantena, ma soprattutto mossa da un desiderio di condivisione. Buona lettura.

Questo periodo storico ha fatto impazzire la bussola biologica di ognuno di noi, trasformando in tormento una cosa così normale come la vita in casa.
L’impossibilità di uscire dall’ambiente casalingo, il negato contatto con amici e parenti, la mancanza di attività da svolgere in casa, sono solo alcune delle componenti che hanno causato stress e disagio psicologico in tutti noi. Mi torna in mente la definizione aristotelica di essere umano descritto come un “animale sociale” e mi viene facile collegare questa caratterizzazione alla difficoltà di rimanere reclusi in casa. Ma il fattore che più mi ha preoccupato durante i primi giorni di quarantena è stato come trascorrere questo periodo.

 

L’obiettivo comune di ogni giorno è presto diventato: trova qualcosa da fare o sei finito.

L’elaborazione di una manovra di sopravvivenza comincia quindi quel fatidico 10 Marzo, quando decido di pianificare le mie giornate in maniera abitudinaria e cercando di impegnarle il più possibile. Scelgo quindi di applicare la proporzione:
mattina : dovere = pomeriggio : piacere.
Dal lato ricreativo, tuttavia, la mia routine non è cambiata di molto. Sono riuscito a dedicare più tempo alla lettura e all’attività fisica, ritagliando qualche ora per i videogiochi.
Quest’ultimi hanno costituito una parte importante della mia quarantena, determinando un appuntamento quotidiano all’insegna del “relax & chill”, lontano dai pensieri negativi e dalle preoccupazioni che la situazione induceva.

In particolare, da amatore del retrogaming, ho deciso di ripescare vecchi titoli che, durante la mia infanzia e adolescenza, non ho mai avuto occasione di recuperare o di completare.
Da questa lista sono stati estratti: Need for Speed: Most Wanted per saziare la mia voglia di corse pazze, Super Mario 64 perché un po’ di platform ci sta sempre bene ed il magnifico Silent Hill 2.

Sono rimasto piacevolmente colpito di come il completamento di questi titoli mi abbia influenzato sia sotto l’ottica di soddisfazione personale, che sulla loro capacità di farmi trascorrere ore delle mie giornate di quarantena senza accorgermene (proprio come facevano 10 anni fa!). Ho quindi deciso di riportare in questo elaborato delle brevi osservazioni che questi tre giochi meritano, e che spero possano essere condivise anche da voi.

 

Need for Speed: Most Wanted

Dinamicità e adrenalina sono i due termini che descrivono appieno questo titolo. Sfuggire agli inseguimenti dopo aver sudato decine di camicie mi ha fatto riprovare il brivido di quando 15 anni prima consideravo difficile questo gioco. Non sono infatti le gare a costituire la principale sfida di questo titolo, bensì gli obiettivi taglia da conseguire per andare a sfidare i membri della blacklist, e oh-mio-dio che soddisfazione leggere il timbro SCONFITTO sui loro musi. Non mi soffermerò a commentare l’aspetto della personalizzazione dell’ auto perché trovo sia invecchiato parecchio da quel lato, ma il parco auto e la comodità del sistema di guida sono state le motivazioni che mi hanno spinto a completarlo.
Fun fact: anche questa volta non ho potuto dire di no alla Grande Punto per iniziare la carriera.

Screenshot di completamento della modalità carriera

 

Super Mario 64

Il secondo titolo che ho deciso di spolpare è il famosissimo videogioco del baffuto idraulico italiano. Forse uno dei videogiochi più conosciuti targati Nintendo che, anche per me, ha costituito una tappa importante della mia carriera da videogiocatore. Anni dopo aver giocato l’originale per Nintendo 64, ho avuto modo di percorrere la sua “rivisitazione” per Nintendo DS. Devo ammettere che Super Mario 64 DS è l’impeccabile versione di un titolo già perfetto di suo. L’introduzione di nuovi personaggi e la possibilità di giocare in multiplayer hanno costituito quel surplus che ha contribuito a migliorare questo gioco. Ma non è del titolo per DS che parleremo.
Continuo a considerare Super Mario 64 uno dei migliori videogiochi di sempre, uno di quelli che puoi ricominciare più e più volte senza stancarti mai (non fatico a credere come certa gente possa sfidarsi a completarlo nel minor tempo possibile). La grafica cartoon, le ambientazioni, le colonne sonore, il design dei personaggi, tutto va a dipingere un armonioso quadro che è presto diventato l’emblema del panorama videoludico anni ’90.

Screenshot di completamento del gioco

 

SILENT HILL 2

Come farsi mancare quella nota di terrore e inquietudine che solo un Silent Hill può farti provare? La nebbia, i mostri disturbanti e le ambientazioni tetre sono elementi che conducono il videogiocatore in un viaggio introspettivo nella mente turbata di un personaggio di cui non è difficile innamorarsi. La presenza di personaggi misteriosi, tutti condotti da “qualcosa” in questa oscura città, è riuscita a coinvolgermi nelle loro storie contorte alimentando una strana ansia durante l’esplorazione degli scenari. La curiosità per questo titolo mi ha spinto a ricercare, per vari blog, informazioni sulla simbologia e l’interpretazione della trama del videogioco. Adesso non so se mi ha inquietato di più il gioco stesso o la mente “malata” degli sviluppatori. Non faccio spoiler. Andate a cercare.

La porta che compare nel buio, si apre negli incubi

 

Ed eccoci giunti alla fine di questo articolo, tramutato in uno stream of consciousness del mio lunghissimo periodo di quarantena che tuttavia, tra alti e bassi, sembra essere trascorso nel migliore dei modi.
Giunti quasi alla fine di questo momento di estrema cautela, bisogna a questo punto tirare le somme.
Questa situazione ha permesso a tutti di avere più tempo sia per fare che per pensare. Non credo possa esistere una formula universale in grado di rendere queste situazioni straordinarie meno frustranti, poiché la singolarità dei casi costituisce un fattore più che rilevante. La dilatazione del tempo domestico può essere considerata una vera e propria arma a doppio taglio per la produttività, capace di minare al benessere fisico e mentale di ognuno di noi. Ma se c’è una cosa che ho imparato durante questa quarantena è l’importanza di porsi degli obiettivi. La missione di completare dei videogiochi che non ho mai finito è la dimostrazione implicita della necessità di dover fare qualcosa, di trovarmi un impiego e di portarlo a termine. Il completamento di questi giochi ha funzionato da espediente per imparare un’importante lezione:

Porsi degli obiettivi e inseguirli fino al loro raggiungimento è fondamentale per l’autostima e la realizzazione personale.

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