La narrazione dell’onirico: Tra David Lynch e Alan Wake

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Essendo amante del cinema e di David Lynch, giocare ad Alan Wake è stato per me qualcosa di mistico e catartico, anche grazie alla sua storia misteriosa. La stessa struttura in episodi mi ha ricondotto ad una serie tv in particolare, più volte omaggiata nel titolo di Remedy: Twin Peaks.

I due titoli condividono molti aspetti: quel tocco di sovrannaturale che rende il tutto più misterioso, l’arrivo in una cittadina apparentemente tranquilla, un caso da risolvere che diventa solo più complicato e tante domande che si fanno spazio nella nostra mente. Alan Wake si muove come  Dale Cooper alla ricerca della verità, una verità che nessuno si aspetterebbe mai, qualcosa di oscuro.

Remedy trae forte ispirazione dalle opere di Lynch e dal suo onirico, cercando di riproporlo, in maniera fedele, nella sua opera. Alan Wake è ansia, ma non quella che ci si aspetta da un titolo horror come Resident Evil o the Evil Within, un’ansia diversa, dovuta alla narrazione, a qualcosa che pur portandoti avanti non ti avvicina alla soluzione, simile ad un lungo labirinto in cui tutto è buio e oscuro.

L’oscurità è il fulcro principale delle due opere, i protagonisti sono costretti ad entrarci per risolvere la situazione ed arrivare alla soluzione.

L’ansia nasce dal mondo onirico in cui le due opere prendono vita; l’oscillazione tra reale e surreale porta lo spettatore e il giocatore a domandarsi cosa stia succedendo. Ad incrementare l’ansia nel giocatore in Alan Wake sono le pagine del manoscritto, il manoscritto che lo stesso Alan deve scrivere. Quelle pagine ci spingono ad indagare, soprattutto per il modo in cui sono scritte.

Narrare un gioco o un film in questo modo risulta essere una sfida molto ardua, si entra in uno stile diverso, più difficile, che non tutti sono in grado di realizzare. L’onirico sembra uno stile narrativo senza regole, in cui tutto è lecito, ma in realtà non è così: ogni cosa ha un ordine ben preciso e segue un percorso delineato, mascherato da caos dove ogni personaggio ha un compito da svolgere.

Tra le regole che questo tipo di narrazione segue vi è la confusa distinzione tra sogno e realtà: il protagonista sembra vivere sogni d’orrore che si amalgamano sempre più alla realtà, creando con essa un unico mondo.
Un mondo in cui subentra la paranoia, la mancanza di fiducia, a volte giustificata, verso personaggi amichevoli o nei confronti della figura medica.
Nella narrazione onirica troviamo personaggi quali psichiatri, che diagnosticano schizofrenia o scissione dalla realtà al protagonista, al fine di allontanarlo dalla verità o a causa di un loro scetticismo verso il surreale. Il protagonista è solo, anche se accompagnato, e nessuno riesce pienamente a comprendere ciò che sta accadendo.

Lynch è un maestro nel raccontare storie oniriche, storie che trasportano lo spettatore in quel mondo e che fanno in modo che tutti si sentano in bilico tra realtà e incubo, dove l’ansia ingloba ogni cosa, senza sapere se si possa tornare alla normalità. Allo stesso modo, Remedy è riuscita a fare sua questa formula creando dapprima Alan Wake, poi Quantum Break e infine Control, dando vita ad un universo condiviso dove il surreale, l’incubo e l’oscurità rischiano di far collassare la realtà, di sconfiggere la luce e far regnare il caos… benvenuto Remedy Universe, bentornato Alan Wake. Per maggiori informazioni sulla linea narrativa di Remedy, vi consiglio questo articolo.

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