Mazze, martelli, tosaerba e altre idee creative per punire i vostri figli

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Il 22 Aprile 2020 fa la sua apparizione sull’account Tik Tok “CountryDad12” un video in cui un genitore, apparentemente furioso, distrugge i joystick e il monitor su cui i propri figli stavano giocando ai videogiochi perché, come si può sentire dalle sue parole, non avevano svolto le faccende domestiche a loro assegnate.

Di tanto in tanto sul web appaiono video come questo in cui si può osservare un genitore rompere i videogiochi del figlio a colpi di mazza/con una chiave inglese/ con un martello. Vi sono addirittura intere compilation su Youtube in cui vengono ripresi genitori arrabbiati che si fanno giustizia distruggendo i sofisticati giocattoli dei loro figli viziati.

E’ spregevole e violento” diranno alcuni “e poi quanto si può essere stupidi a rompere qualcosa che tu stesso hai comprato a tuo figlio?” oppure: “Ha fatto bene, i bambini devono imparare che non possono stare tutto il giorno sui videogiochi!“.

Peccato che questo genere di video, compreso quello che avete appena visto, siano dei falsi montati ad arte (o quanto meno la stragrande maggioranza di questi).

 

Falsi montati ad arte

Un’immagine tratta dal video McJuggerNuggets

In seguito ai numerosi commenti negativi ricevuti sotto al suo video, CountryDad12, alias Brian Wells, ha infatti rivelato che il suo ormai celebre video non era altro che una farsa, che le apparecchiature distrutte erano in realtà già rotte e che non si sognerebbe mai di punire i suoi figli in questo modo.

Un altro clamoroso esempio di questo genere è la celeberrima serie “Psycho Dad” dello youtuber McJuggerNuggets, il cui più famoso video è sicuramente “Psycho Dad Shreds Video Games”, in cui viene ripreso un uomo fare a pezzi i videogiochi del figlio con un “tosaerba” (che potete trovare a questo link).

 

Utenti e commenti

Ciò che invece è reale al 100% sono i commenti presenti sotto questi video:

I commenti di chi si schiera dalla parte della frustrazione del genitore…

…e quelli di chi si schiera contro il gesto.

Come è possibile osservare, molti utenti, i quali non sospettano della falsità delle immagini, reagiscono schierandosi dalla parte del genitore esasperato o condannando la violenza del gesto. Lungi da chi scrive questo articolo voler prendere le difese dell’una o dell’altra parte, occorre tuttavia mettere in chiaro alcune cose: ovviamente azioni di siffatta violenza, se fossero reali, non andrebbero certamente giustificate. Non vi è alcunché di educativo nel rompere di proposito un oggetto del proprio figlio per impartirgli “una lezione”: ciò che il bambino apprenderebbe è che si può essere giustificati nell’applicare violenza e che gli oggetti hanno poco valore.

Ma cos’è che rende tale gesto legittimo agli occhi di molti degli utenti Facebook? Essenzialmente dinamiche di questo tipo, se pur non caratterizzate dalla stessa violenza, si verificano quotidianamente in molti nuclei familiari. A quanti di noi sarà capitato di trovarsi al ristorante o in pizzeria e di vedere seduti ad un tavolo mamma, papà, figlio e tablet?  Quanti effettivamente si sono ritrovati nei panni di quella mamma o di quel papà e di non trovare altro modo di tenere a bada il proprio figlio se non facendolo giocare con il proprio cellulare?

Sia chiaro che non si è cattivi genitori per questo, ma solamente genitori in difficoltà. Quelle immagini in cui vengono distrutti dei videogiochi non rappresentano altro che un desiderio recondito di molti genitori, non tanto di fare a pezzi degli oggetti, quanto di trovare una soluzione al problema che li attanaglia: “che alternative ho? se non dessi il cellulare al bambino piangerebbe, mi metterebbe in imbarazzo di fronte a tutti…eppure lo so che tutto questo stare davanti ad uno schermo gli sta facendo male…quanto vorrei prendere quell’apparecchio e spezzarlo in due!“; la “colpa” viene riversata sull’oggetto, come se fosse stato creato per causare quel problema.

 

Il “Gap” generazionale

La realtà è che è impossibile (e anche piuttosto inutile) trovare un colpevole in questa dinamica. Il fatto è che spesso il divario generazionale genitore/figlio è talmente grande da non poter essere colmato dalle buone prassi genitoriali tramandate dalla famiglia di origine, da nonni e bisnonni, e questo è evidente specialmente per i bambini e ragazzi che fanno parte della “generazione Z” (ossia i nati tra il ’97 e il 2012): caratteristiche fondamentali di questa nuova generazione sono difatti il diffuso utilizzo di internet quasi sin dalla nascita e un essere particolarmente avvezzi all’uso della tecnologia e dei social media; ciò crea un gap, un divario, insormontabile tra genitore e figlio, come se i due vivessero in due epoche diverse.

In parole povere, spesso il genitore non è in grado di provvedere ad una corretta educazione all’utilizzo dei media per il proprio figlio in quanto questi ne è più esperto di lui. Tale problematica cammina a braccetto con la difficoltà che le nuove generazioni di genitori riscontrano nel creare un legame con i propri figli e nel riuscire, al contempo, a sostenerlo: non è un caso infatti che il genitore preferisca lasciare il figlio a giocare col tablet piuttosto che tentare di appagare le sue pressanti richieste a cui gli risulta così difficile dire di no.

 

Cosa può fare il genitore?

In primis non colpevolizzarsi e informarsi:

Sono molti i genitori che si interrogano su quanto sia salutare per i loro figli l’uso di un tablet o di un joystick in tenera età, e quali siano i rischi qualora la situazione sfuggisse di mano. Dopotutto, una vita senza tecnologia sembra impossibile, e una nuova sfida della genitorialità risiede proprio nel farsi carico di un elemento educativo che un tempo sarebbe stato impensabile: l’educazione alla tecnologia.

Queste parole sono tratte dall’articolo di Giuseppe Virgilio ” Videogiochi e bambini: 6 consigli per crescere in armonia” redatto per Horizon Psytech & Games, all’interno del quale sono descritte delle buone prassi da seguire per regolare l’utilizzo dei videogiochi (l’intero articolo è visionabile al seguente link).

Altri consigli da poter seguire per evitare di entrare in camera di vostro figlio/a con una motosega e fare a pezzi la sua playstation possono essere:

  • siate un esempio per i vostri figli: per esempio, non usate il cellulare a tavola e fate si che i vostri figli facciano lo stesso, anche se questo comporterà qualche sacrificio in più per tutti;
  • mostrate interesse: lasciate che i vostri figli vi mostrino il loro nuovo gioco e abbiate la pazienza di lasciarvi trasportare nel loro piccolo mondo, questo abbasserà i muri che vi dividono;
  • se i vostri figli sono adolescenti, concedete loro privacy, ma tenete gli occhi aperti: tutti gli adolescenti ormai hanno una loro vita a parte sui social, ed è giusto che abbiano i loro segreti, tuttavia bisogna sempre stare attenti a quei piccoli campanelli di allarme che potrebbero voler indicare un problema;
  • non esaudite tutti i loro desideri (e non fatelo subito): lasciate che i vostri figli sperimentino il valore degli oggetti che desiderano; che sia il cellulare nuovo, una console o un videogioco, stabilite un patto affinché possano guadagnarselo;
  • non abbiate paura di punire i vostri figli: se i voti a scuola non vanno bene, se stanno svegli fino a tardi davanti ad uno schermo o se non mettono a posto la loro stanza, assegnate loro una punizione; possibilmente però, piuttosto di lanciare il tablet fuori dalla finestra, sequestratelo lasciate che prima ponga rimedio alle sue “malefatte”;

Horizon si occupa inoltre di promuovere l’educazione ai media sia nelle scuole che con eventi e workshop appositamente rivolti ai genitori e alle famiglie (la sezione apposita relativa alla media education è raggiungibile tramite il seguente link).

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