Premi START per votare – Videogiochi e politica

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Vi immaginereste di sostenere attivamente il vostro partito politico durante un match di Warzone? O in una gara su Forza Motorsport? E perché non abbellire il proprio paradiso tropicale in Animal Crossing New Horizons con cartelli con cui invitare al voto?

A quanto pare qualcuno l’ha presa sul serio, come opportunità. Il team del candidato alla Casa Bianca Joe Biden già in settembre aveva preparato alcuni design da scaricare liberamente su Animal Crossing per mostrare ai propri amici il nostro sostegno (design che se foste curiosi di vedere, potete trovare qui), e da un paio di giorni è stata aperta l’isola ufficiale della campagna: potete trovare Joe Biden “in persona” ad accogliervi, venire informati su come votare, farvi selfie nelle aree tematiche. Volete far visita al Biden HQ? Allora con l’aiuto di Sonia, addormentatevi sul vostro letto e inserite il codice sogno DA-7286-5710-7478. Il letto nel gioco, non quello vostro reale.
Insomma, è un tentativo molto concreto di fare campagna elettorale all’interno di un videogioco. Ma a noi non tocca, vero? Dall’Italia non ci cambia granché la vita sentire della campagna elettorale statunitense, e concordo! Ma solo per il momento, perché il passo è corto.

Sì perché sebbene questa campagna sia unica nel suo genere, non è senza precedenti similari: nel 2008 prima, e nel 2012 poi, Barack Obama si trovò di fronte a un problema, durante le sue campagne elettorali.
Come raggiungere l’elettorato 18-34 maschile, dato che non guardano molto la tv e leggono poco? (ehi, non l’ho detto io. Sto citando Van Baker, analista Gartner Inc.)
Da qui l’idea di sfruttare il mondo videoludico, in particolare Xbox, per alimentare i voti a suo favore; vengono comprati degli spazi in cartelloni virtuali in 18 titoli di punta, come NBA Live 09 e Nascar 09. Principalmente titoli sportivi, ma anche giocando a Guitar Hero 3, Burnout Paradise e l’Incredibile Hulk era possibile vedere sponsorizzazioni alla campagna di Obama. Allora come oggi, un candidato liberale che cerca un vantaggio sull’avversario repubblicano facendo leva sui videogiochi. Ma, a differenza di oggi, il tentativo del team di Obama per comunicare con i videogiocatori è molto classico e ancorato alla realtà: cartelloni virtuali, abbiamo detto. Cartelloni vicino a cui sfrecciamo a 200 km/h in BMW, oppure posti ai lati del campo da basket, un metodo quindi a cui il giocatore è sì esposto, ma con cui non può interagire direttamente. Dall’altro lato invece abbiamo t-shirt, design per oggetti e un’isola da visitare: il giocatore non subisce la mera esposizione del messaggio elettorale, bensì sceglie di condividerlo e di farne parte, un cambiamento da tenere in considerazione per il futuro e, secondo me, una miglior comprensione delle potenzialità del media da parte del team di Biden.

Comunque, un’ultima nota per quanto riguarda i cartelloni di Obama. Probabilmente chi di voi che ha giocato a questi titoli al loro lancio non ricorda di aver visto nulla del genere: questo perché sono stati resi visibili solo a residenti di alcuni stati dov’era possibile il voto anticipato e connessi a Xbox Live, non a tutti, in maniera similare al funzionamento di risultati di ricerca sponsorizzati su Google: solo chi poteva essere direttamente interessato era esposto ai cartelloni.

Uno dei cartelloni della campagna 2008, da Need for Speed Carbon

Se ampliamo la nostra ricerca e usciamo dalla campagna presidenziale virtuale, possiamo trovare diversi esempi di videogiochi, sia creati ad hoc che reskin di titoli esistenti, votati a spingere una determinata idea politica. Allontaniamoci per un attimo dagli USA e prendiamo un esempio locale. E quale meglio del celeberrimo Call of Salveenee? Il videogioco, dai toni vagamente ironici, vede Salvini impegnato nel salvataggio dei Marò a colpi di ruspe. Se non avete capito niente di quanto ho scritto evidentemente nel 2015 non eravate molto attenti alla campagna elettorale della Lega, a cui il gioco fa le pernacchie. Certo, non parliamo più di manovre studiate dai team di comunicazione dei candidati o partiti interessati ma lavori di terzi, ma non per questo meno significativi per quanto riguarda questo fenomeno, e soprattutto non meno utili: potrebbero sempre essere usati alla stregua di sondaggi d’opinione. Un po’ come faceva in background Bush vs. Kerry Boxing, reskin di Fox Sports Boxing, che metteva sul ring i candidati alle presidenziali del 2004 e membri dei rispettivi partiti politici per incontri di boxe, il tutto mentre veniva salvato il numero di volte che un candidato veniva messo ko dall’altro, per creare statistiche a livello del singolo stato e nazionali.

Cosa possiamo trarre da questo primo sguardo all’unione del mondo videoludico alla politica? Possiamo ipotizzare che in futuro i partiti politici, dopo aver denigrato la violenza nei videogiochi e chiesto di mettere al bando per l’ennesima volta il titolo scandalo del momento, capiscano il potere mediatico dell’utilizzo dei videogiochi come strumento. Un tipo di presenza politica molto diversa da quanto a cui siamo abituati, ma se le varie catene multinazionali se ne sono accorte da tempo creando divisioni specifiche come RedBull Games, KFC Gaming, partecipando ad aste milionarie per assicurarsi di avere la loro skin in Fall Guys (anche se in ultimo hanno vinto altre personalità del web), stringendo partnership per sponsorizzare Monster Energy all’interno di Halo Infinite, la politica è solo dietro l’angolo.
Perché se Alexandria Ocasio-Cortez è in grado di entrare sul podio di Twitch con un solo stream di Among Us facendo più di 450.000 visite contemporanee, Hillary Clinton si chiede come usare Pokèmon GO per mandare la gente a votare, e Mark Warner nel 2006 tenne un’intervista in Second Life, seppur in chat testuale (il video è del 2006, la qualità di Youtube era un po’ bassina all’epoca), è evidente che utilizzare i videogiochi come strumento comunicativo permette di raggiungere una fetta che ritengo estremamente variegata e trasversale di persone, a differenza dei maschi 18-34 che non leggono e guardano poca tv citati prima.

A proposito di Twitch. Quello di Alexandia Ocasio-Cortez trovo che anche qui abbiamo un caso di miglior comprensione della piattaforma rispetto ad altri esponenti politici. Come sapete, Twitch è una piattaforma di streaming estremamente legata al mondo del gaming, e Ocasio-Cortez non è la prima o unica ad avere un account su Twitch. Sulla piattaforma possiamo trovare anche Joe Biden, Bernie Sanders e lo stesso presidente Donald Trump, per citare qualcuno che non sia un esponente dei liberal USA.  Dato il focus principale di Twitch, l’intento è chiaro: comunicare, ancora una volta, con la popolazione dei videogiocatori. I tre canali appena citati però non sfruttano Twitch per trasmettere gameplay, bensì comizi, senza che questi siano stati adattati per la piattaforma. Lo stesso comizio che viene trasmesso via televisione viene preso e passato anche sulla piattaforma.
Questo non impedisce a questi canali di raggiungere un discreto numero di follower, ma i loro numeri impallidiscono di fronte a Ocasio-Cortez, che con un’unica trasmissione ha totalizzato milioni di visite e ha un numero di iscritti che supera di gran lunga la somma dei tre sopra citati. Questo perché? Come dicevo, una miglior comprensione della piattaforma. A differenza degli altri ha usato un videogioco, e probabilmente data l’età riesce ad avere un collegamento migliore con il pubblico di Twitch rispetto ad altri politici. Ha giocato ad Among Us per 3 ore, e non solo per il gusto di giocare ma, come vuole il gioco stesso, per parlare alle persone dell’importanza del voto, di andare a votare e soprattutto, di votare blu, il colore dei liberal. (Anche se…blue sus? Un po’ ironico che chi viene votato nel gioco non sia chi vince)

Tornando al nostro iniziale Animal Crossing, non credo sia assurdo immaginare che in uno show come Animal Talking, un late show tenuto interamente in uno studio virtuale all’interno del gioco, possa svolgersi un giorno un dibattito tra due candidati politici. Ad oggi lo show non vuole occuparsi di politica, ma in futuro potrebbero spuntare nuovi format che invece abbracceranno appieno l’idea di avere come ospite un politico: non è una novità che si cerchino sempre nuovi mezzi per comunicare con i possibili elettori, partendo da post su Twitter e Facebook usati alla stregua di comunicati ufficiali di partito, e arrivando a comparsate su Tik Tok. Qual è la vostra opinione? La politica potrebbe trovare il proprio spazio all’interno di videogiochi commerciali?

E se la sola idea di trovare in futuro live su Twitch con una gara testa a testa tra un’auto con livrea del Partito Democratico contro a una targata Forza Italia vi fa venire il latte alle ginocchia, vi lascio in compagnia delle parole del Profeta della Verità.

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