Videogiocare può farci stare bene?

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Una ricerca britannica ha scoperto come il tempo di gioco può essere correlato positivamente al benessere individuale. Ci sono dei limiti, ma potrebbe essere un primo passo verso nuove modalità di ricerca.

Secondo un recente studio, il tempo trascorso a videogiocare potrebbe correlare positivamente con il benessere psicologico [1]. Eppure, quante volte ai videogiocatori è stato raccomandato di non trascorrere troppo tempo davanti allo schermo, per evitare che i videogame avessero un effetto negativo su di loro? Dopotutto, nel senso comune videogiocare va bene, purché non si esageri: una visione condizionata dal pregiudizio che giocare ad una consolle o ad un computer possa far male. Sappiamo infatti che una ricerca ossessiva dei videogame, associata a un tempo di gioco eccessivo e ad un evitamento costante delle altre attività della propria vita, potrebbe sfociare nel cosiddetto gaming disorder. Ma siamo altrettanto consapevoli che non sono i videogiochi in sé ad essere fonte di disagio, che questo andrebbe ricercato altrove e successivamente gestito con l’aiuto di una figura professionale (per saperne di più, clicca qui: https://www.horizonpsytech.com/2018/01/13/dipendenza-da-videogiochi-un-disturbo-da-non-temere/).  I lettori di Horizon dovrebbero sapere bene che i videogiochi possono garantire molti benefici cognitivi, e possono essere integrati nella propria vita come passione e passatempo sano. Videogiocare, infatti, può allenare molte delle nostre life skill, come la creatività, il pensiero critico o le capacità di problem solving (per saperne di più, clicca qui: https://www.horizonpsytech.com/2015/10/23/le-6-abilita-che-miglioriamo-grazie-ai-videogiochi/). Una ricerca di quest’anno pubblicata dall’Oxford Internet Institute sembrerebbe aprire la strada al fatto che il tempo di gioco potrebbe non essere necessariamente un rischio per il benessere soggettivo, ma, al contrario, un suo alleato.

In una ricerca condotta da Andrew Przybylski è risultato come il tempo trascorso a videogiocare ad Animal Crossing: New Horizons e Plants vs Zombies: Battle for Neighboroville correli positivamente con il benessere psicologico individuale. È questo il risultato a cui sembra essere arrivato il gruppo di ricerca di Oxford. Grazie ad una collaborazione con Nintendo ed Electronic Arts, case produttrici dei due giochi citati, agli oltre 3.274 giocatori maggiorenni che hanno aderito allo studio è stata consegnata una chiave privata, da riportare ai ricercatori in seguito alla compilazione di un questionario che indagasse il benessere. La chiave garantiva l’accesso ad un database che riportava il tempo di gioco esatto trascorso su uno dei due videogame, dati ottenibili per il fatto che la modalità di gioco fosse prevalentemente online. È stato così possibile associare il numero di ore esatte trascorse a giocare con il livello di benessere rilevato.

Un’immagine di Plant vs Zombies, uno dei giochi studiati dall’Istituto di Oxford

I risultati? L’autore afferma che è stata riscontrata una “piccola relazione positiva tra gameplay e benessere”*, contrariamente al sospetto che un maggiore tempo di gioco predica un impoverimento della salute mentale e una eventuale dipendenza da videogiochi [2]. Ovviamente, va ricordato che i videogiochi indagati sono soltanto due e questo effetto non è automaticamente estendibile a qualunque altro videogame o al videogiocare in generale. Tuttavia, il merito di questa ricerca sta nell’aver studiato per prima il tempo di gioco esatto trascorso dai gamer, e a non essersi basata su una sua stima da parte degli intervistati, spesso fallace. Si potrebbe ricorrere nuovamente in futuro alla modalità di ricerca adoperata, con altri videogiochi e, soprattutto, considerando anche altre variabili: infatti, uno studio che esamina soltanto il tempo di gioco trascorso per valutare gli effetti dei videogiochi sul benessere non può considerarsi esaustivo, poiché quest’ultimo è un costrutto complesso su cui incidono molte variabili, sia interne che esterne. Inoltre, andrebbero considerati anche il singolo videogioco usato e il suo contenuto.

Certamente, questa ricerca potrebbe aver compiuto un primo piccolo passo verso una nuova metodologia di studio, sviluppabile in sinergia con le case produttrici, che, come in questo caso, sono state disponibili ad aiutare la scienza. La rilevazione del tempo esatto trascorso davanti ad uno schermo non è mai stata una questione scontata, e in questo modo si potrebbe capire quanto “tossico” o al contrario positivo sia effettivamente il videogiocare, o l’uso del digitale più in generale.

Sitografia

[1] https://www.theguardian.com/games/2020/nov/16/video-gaming-can-benefit-mental-health-find-oxford-academics

[2] https://www.businessinsider.com/video-games-mental-health-gaming-wellbeing-oxford-study-research-2020-11?IR=T

*Traduzione italiana mia dall’originale: «”Contrary to many fears that excessive game time will lead to addiction and poor mental health, we found a small positive relation between game play and wellbeing,” the study found». In un articolo di Isobel Asher Hamilton, pubblicato su businessinsider.com il  17 novembre 2020: https://www.businessinsider.com/video-games-mental-health-gaming-wellbeing-oxford-study-research-2020-11?IR=T

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