Oltrepassare il limite nel videogioco: Prey e l’abuso di sostanze

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Una delle caratteristiche più affascinanti dei videogiochi è sicuramente la possibilità offerta al giocatore di evadere dai limiti del proprio mondo, della propria stanza e del proprio corpo. Attraverso il PC o la console, ogni appassionato ha vissuto avventure indimenticabili entrando in un universo creato e sviluppato per sorprendere ed emozionare. Dai videogiochi più famosi e apprezzati fino a titoli meno conosciuti e diffusi, ognuno di noi si costruisce un “curriculum” videoludico diverso. Le nostre esperienze infatti possono spaziare dal trarre in salvo la principessa Peach a veder finalmente evolvere il proprio Pokémon preferito, dallo scendere sul campo di battaglia durante la Seconda Guerra Mondiale a segnare una tripletta a San Siro, da eseguire alla perfezione l’assolo di chitarra di “Through the Fire and Flame” in Guitar Hero fino a girovagare per la regione di Skyrim a caccia di draghi.

L’illimitatezza offerta dall’esperienza videoludica ha inoltre permesso di impersonare protagonisti anch’essi “oltre il limite”. Specialmente nelle opere con elementi di gioco di ruolo, tale limite può essere rappresentato dalla legge o dalla morale, che il giocatore può scegliere di oltrepassare qualora voglia dare una certa caratterizzazione al proprio personaggio.

Il concetto di limite in psicologia…

Importanti autori come Heidegger e Lacan hanno trattato il concetto di limite in ambito filosofico e psicologico.

Dal punto di vista psicologico, Jacques Lacan afferma che l’essere umano tende normalmente al disequilibrio, ad eccedere e a sfondare la barriera del limite. Il ruolo primario della pedagogia è, secondo l’Autore, quello di porre un freno a tale tentativo, regolando in questo modo il comportamento umano.

Il discorso di Lacan si sviluppa e viene utilizzato, in particolare, per comprendere e trattare i disturbi da uso di sostanze. L’utilizzo di particolari sostanze stupefacenti avrebbe quindi alla base il desiderio di oltrepassare i limiti, raggiungendo un “godimento” assoluto e totalizzante che viene inseguito e sperimentato in solitudine. Una volta che la dipendenza da sostanze si instaura, infatti, si assiste ad una completa sconnessione dal desiderio di incontrare e strutturare rapporti con altre persone. Tale comportamento, inoltre, può essere incentivato da un contesto sociale fortemente consumistico.

 

…e nei videogiochi

In moltissimi videogiochi è possibile avere a che fare con sostanze stupefacenti, siano esse veramente esistenti o create ad hoc ed inserite nel mondo narrativo dell’opera.

Per esempio, nell’universo di Fallout, sostanze di questo tipo sono il Jet e lo Psycho, simil-amfetamine in grado di aumentare per un limitato periodo di tempo alcune caratteristiche del nostro personaggio, come la resistenza ai danni o la forza fisica, a scapito di altre. In Skyrim, invece, una droga particolarmente preziosa è lo Skooma (divenuta protagonista di diversi meme), una sostanza narcotica che permette al nostro personaggio di recuperare velocemente resistenza (o stamina). Risulta quindi evidente, anche in questi casi, come l’utilizzo della sostanza permetta di oltrepassare un limite che può essere fisico (potenziando cioè uno o più attributi del personaggio), oppure temporale (velocizzando il recupero di un’abilità o di una caratteristica).

 

Oltrepassare il limite

Un caso particolarmente interessante è rappresentato da Prey, videogioco action RPG sviluppato da Arkane Studios e pubblicato nel 2017. Alcuni oggetti molto importanti che è possibile trovare ed utilizzare nel gioco sono le Neuromod. Attraverso tale strumento, è possibile modificare la struttura cerebrale del protagonista, in modo da permettergli di apprendere nuove e potenti abilità da utilizzare durante l’avventura.

La componente narrativa di Prey tratta in maniera approfondita le Neuromod, spiegando come grazie a questa innovativa tecnologia sia possibile sviluppare all’istante capacità umane prima considerate rare o addirittura uniche, come ad esempio l’abilità di suonare il pianoforte come Beethoven. Già a questo punto è possibile osservare la problematicità di perdita di valore dell’unicità e dell’inimitabilità dell’arte, ma le criticità non si fermano qui.

Il problema si fa infatti ancora più grave quando scopriremo che è possibile sfruttare le Neuromod per modificare il proprio cervello e sviluppare abilità non più umane, ma aliene. Le conseguenze di queste scelte, se il giocatore deciderà di prenderle, potranno rivelarsi devastanti. Il superamento del limite imposto dal corpo e dalla mente umana, infatti, comporterà lo sviluppo di capacità sovraumane molto potenti (come metamorfosi e telepatia) al costo di drastici cambiamenti di personalità e sviluppo di gravi sintomi psicotici in grado di mettere a repentaglio la vita del protagonista.

 

Nonostante Prey non tratti strettamente di sostanze stupefacenti, gli effetti delle Neuromod possono essere equiparati ad alcuni sintomi del disturbo di dipendenza da sostanze. Inoltre, questi rappresentano in maniera molto vivida quali possono essere i fattori critici che insorgono all’interno di un contesto che non riconosce più il valore fondamentale del limite intrinseco alla natura umana, spronando invece al consumismo più sfrenato al fine di ottenere un godimento totalizzante, assoluto e solitario.

 

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