I videogiochi e l’apprendimento delle lingue: combinazioni inaspettate

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Giocare ai videogiochi per molti sta a significare svago e divertimento. Penso di parlare a nome di tanti quando dico che non c’è niente di meglio, dopo una giornata di studio o lavoro, che mettersi comodi alla propria postazione videoludica e concentrarsi per qualche ora a esplorare una mappa, combattere nemici, ottenere potenziamenti o emozionarsi con trame fitte e intense.

Ovviamente, i videogiochi non sono solo questo. Vorrei innanzitutto portare l’attenzione sull’uso della parola “concentrarsi”, che ho utilizzato al posto dell’espressione “staccare la spina”. Facendo uso di questo termine voglio focalizzarmi su una caratteristica dei videogiochi, che non è tanto quella di permettere di staccare la spina del cervello così da dedicarsi ad una attività definibile come “mindless”, vale a dire un’attività che non richiede troppo impegno o concentrazione, ma quanto del modo in cui questo passatempo richieda un cervello attivo e acceso, a volte anche più di altri hobby.

Tra i molteplici stimoli che riceviamo durante le nostre sessioni di gioco, ce n’è uno che spesso tende a passare in sordina, ed è quello della lingua. La lingua e il linguaggio sono parte integrante della quotidianità di tutti noi, ma, nonostante questo, spesso non ci si accorge della loro fondamentale importanza.

Nei videogiochi, così come accade nella realtà, il ruolo rilevante del linguaggio viene trascurato, nonostante esso sia un mezzo vantaggioso che permette di comprendere fenomeni più complessi: partendo dalle istruzioni per imparare il gameplay, passando ai dialoghi dei personaggi, fino alle descrizioni degli oggetti e ai semplici menù in cui dobbiamo navigare per avviare il gioco.

 

Incontri casuali 

Tenendo conto della mia personale esperienza, posso affermare che, grazie ai videogiochi, l’infarinatura di lingua inglese ricevuta durante il percorso scolastico – che altrimenti sarebbe facilmente svanita dalla mia memoria col passare del tempo – ha messo le radici nella mia mente.

Questa esposizione extrascolastica alla lingua inglese ha avuto inizio all’età di 12 anni, quando, animato da una dosa abbondante di ingenuità e fortuna, mi sono imbattuto in “Shadow Hearts: From the New World“. Intrigato e incuriosito dal titolo, decisi di acquistarlo, ignorando e sorvolando completamente sulle evidenti scritte in lingua inglese. Una volta avviato il gioco, mi accorsi dei dialoghi e delle descrizioni scritti in lingua straniera. Shadow Hearts

Tuttavia, nonostante questo, non mi tirai indietro e, grazie all’aiuto di mio fratello maggiore, ma soprattutto grazie al forte interesse che quel gioco riusciva ad alimentare in me, fui capace di superare l’ingombrante barriera linguistica.

Con questo non intendo definire questo videogioco come il punto di svolta del mio apprendimento della lingua, ma, a distanza di 13 anni, posso sicuramente dire che è stato un pezzo importante della mia crescita a livello linguistico.

 

Fire & Fiamme

La “concentrazione” che i videogiochi richiedono, così come ho menzionato precedentemente in questo articolo, è stato uno degli ulteriori fattori che hanno reso possibile questa mia maturazione linguistica. Consapevolmente ammetto di non essere mai stato uno studente molto brillante, perciò la passione per i videogiochi mi ha aiutato nello studio e per certi versi l’ha persino alleggerito.

Tuttavia, l’apprendimento delle lingue straniere con l’aiuto dei videogiochi non deve necessariamente avvenire a causa di un errore nell’acquistare un titolo né rappresentare un ostacolo insormontabile capace di complicare ulteriormente l’esperienza di gioco. Come viene menzionato anche in questo articolo.

Si può migliorare a livello linguistico anche grazie ai termini in lingua originale, rimasti quindi non tradotti durante il processo di adattamento linguistico, che possiamo trovare sparsi qua e là in tutti i videogiochi.

Basandomi sulla mia personale carriera videoludica, composta perlopiù da gdr e action/adventure, l’esempio più lampante che mi viene in mente è Final Fantasy. I titoli di questa saga non hanno mai avuto un doppiaggio in lingua italiana e spesso riportano termini inglesi, come ad esempio i classici “fire”, “idro”, “thunder” e “blizzard”, che sono il risultato della traduzione dal giapponese, ovvero la loro lingua originale.

 

In conclusione, dopo questa riflessione sul legame che esiste tra videogiochi e apprendimento delle lingue straniere, sono convinto che la grande capacità di intrattenere che i videogame posseggono e la concentrazione necessaria che richiedono sono componenti e risorse estremamente preziose e permettono l’esposizione costante del videogiocatore alle lingue straniere, consentendogli però di impararle in un contesto a lui familiare e privo di pressioni esterne.

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