Violenza sessuale: Analisi tra realtà e Laura Palmer

Facebook
Twitter
LinkedIn

Uno degli argomenti maggiormente discussi e analizzati ai giorni nostri è senz’altro quello della violenza sessuale. La complessità di questo fenomeno risiede in primo luogo nella sua difficile definizione poiché esiste una molteplicità di termini per descrivere un comportamento sessuale non consensuale. I due più conosciuti ed utilizzati sono abuso e stupro. Il principale obiettivo di quest’articolo pertanto è quello di provare a dare una precisa identità al fenomeno della violenza sessuale, cercando di fornire al lettore una panoramica accurata della tematica attraverso un possibile parallelismo con l’evoluzione di un personaggio di una delle serie tv più iconiche di sempre: Laura Palmer di Twin Peaks.

Per coloro che ancora non avessero avuto il piacere di scoprire Twin Peaks, è necessario fare due premesse che, secondo il nostro parere, sono essenziali.

La prima è che stiamo parlando di un prodotto seminale nel mondo seriale, fonte di ispirazione per una quantità corposa di produzioni successive, sia di stampo televisivo (Lost, True Detective, Fargo, I Soprano, X-Files, Black Mirror, Riverdale, Hannibal, Wayward Pines, solo per citarne alcune), che videoludico (EarthBound, Virginia, Alan Wake, ecc…).

La serie, ideata dallo scrittore Mark Frost e dal visionario regista David Lynch, rappresenta un punto di riferimento nel mondo della serialità e ha importato una serie di novità fino ad allora mai mescolate così perfettamente: una trama tipicamente associata al genere giallo, le atmosfere inquietanti e grottesche solite del cinema dell’orrore, le caratteristiche campy [1], l’utilizzo di personaggi bizzarri che conducono vite parallele e svolgono attività dubbie, la presenza di chiari riferimenti alle soap opera [2], un umorismo decisamente sui generis, l’elemento surreale tipico del cinema di fantascienza, le tematiche trattate che spaziano dalla filosofia alla psicologia, passando per l’analisi sociale, e tanto altro ancora.

David Lynch e Mark Frost

La seconda premessa non può che essere la citazione del protagonista indiscusso (quantomeno delle prime due stagioni), ossia Laura Palmer, una liceale sedicenne che conduce un’insospettabile doppia vita, finendo vittima del misterioso omicidio che sarà al centro delle vicende della serie e che farà da apripista all’enorme mole di segreti della cittadina (e dunque dei suoi abitanti), dando poi inizio alle indagini dell’agente Cooper.

L’emblematicità di un personaggio come Laura Palmer risulta tangibile fin dalle prime scene; per la prima volta nella storia del piccolo schermo, il personaggio principale viene presentato nella sua forma di degenerazione massima: un cadavere.

La morte diventa, dunque, non più un elemento di chiusura narrativa, ma di apertura al racconto. Rappresenta lo step iniziale di una lunga e profonda analisi della protagonista, che accompagna costantemente lo spettatore e di cui quest’ultimo ne sentirà sempre i richiami [3].

Laura è una ragazza intelligente, estroversa, bella e gentile, considerata dai genitori e dai concittadini come unLaura abuso sessuale modello da imitare: svolge attività di volontariato, ha vinto più volte delle gare di bellezza, ha ottimi voti a scuola e tutti la conoscono e ammirano profondamente. Sebbene la sua vita sembri paradisiaca, tuttavia, ella convive con un profondo dramma interiore, legato, come si apprende dalle pagine del suo diario[4], alla perdita dell’innocenza a causa di un uomo che lei chiama BOB e che abusa di lei fin dalla prima adolescenza.

Il legame fra la giovane ragazza e i personaggi che abitano questa tranquilla località montana si scoprirà essere determinante per far emergere i dettagli di molti degli aspetti più oscuri dell’animo umano, fra cui, purtroppo, la tematica della violenza sessuale e le sue potenziali conseguenze negative sulla psiche dell’individuo.

Nel corso della disussione riguardo questo denso e profondo argomento, verranno menzionati alcuni aspetti peculiari della vita di Laura Palmer, per fornire al lettore un esempio filmico, e potenzialmente clinico, di analisi del tema in questione.

 

Differenza tra Stupro, Violenza sessuale e Abuso sessuale

Come è stato detto all’inizio di quest’articolo, parlare di violenza sessuale, abuso e stupro, non significa parlare dello stesso fenomeno.

Il termine violenza sessuale si riferisce ad una qualsiasi attività sessuale che implica un palese squilibrio di potere tra vittima e carnefice, finalizzata alla gratificazione psico/fisica di quest’ultimo. Appartengono a questa categoria varie pratiche, tra cui: lo stupro, l’abuso e la molestia[5].

Lo stupro, per definizione, è l’atto sessuale non consensuale, imprescindibilmente legato ad una o più delle seguenti condizioni:

  • assenza del consenso di una delle persone che partecipa all’atto sessuale, oppure realizzazione di quest’ultimo con l’utilizzo della forza fisica, della coercizione, di inganni o minacce;
  • la vittima è incapace di intendere e/o volere;
  • la vittima è addormentata, incosciente oppure non completamente consenziente a causa di specifiche condizioni contestuali (ad esempio l’uso volontario o involontario di alcool e/o sostanze stupefacenti).

Esiste poi una sotto categoria del fenomeno in questione: il tentato stupro, ossia quando l’atto sessuale non comporta la penetrazione ma, a livello psicologico, i danni riportati sono gli stessi.

L’abuso sessuale, infine, si può definire come il contatto sessuale non consenziente, legato all’uso di parole dispregiative, il rifiuto di metodi contraccettivi (potenziale causa di contagio di malattie), la provocazione di dolore fisico al partner durante i rapporti sessuali o l’uso di oggetti, giochi o pratiche che causano dolore o umiliazione senza il consenso del partner.

Nel caso di abuso su minori, il crimine comporta atti sessuali sui e/o davanti ai minori, costrizione alla masturbazione o alla mostra di genitali, scene pornografiche o creazione delle stesse attraverso la partecipazione non consensuale dei minori.

 

Violenza sessuale e conseguenze psicologiche 

Come si evince nell’opera del maestro David Lynch, Laura Palmer, probabilmente a seguito degli abusi subiti, conduce uno stile di vita particolare, contrassegnato da uso di droghe, tendenza alla menzogna e all’autodistruzione. Può accadere questo anche nella vita reale?

Bisogna soprattutto sottolineare, nel caso in cui questo non sia già palese, che la violenza subita provoca una ferita, una cicatrice psico-fisica nella vittima, un vero e proprio trauma.

Laura abuso sessualeTendenzialmente, trascorrono molti anni prima che le vittime riescano a prendere consapevolezza e/o a superare la violenza subìta; in alcuni casi, non riescono a farlo lungo tutto l’arco della loro vita.

Come se non bastasse, oltre alla sofferenza associata alla mancata elaborazione del trauma, la precoce vittimizzazione può attivare una serie di effetti negativi sulla vittima, come, ad esempio, una successiva ri-vittimizzazione in età adulta. Quando poi tutto ciò si somma all’assenza di una compagnia significativa che possa supportare la persona, gli effetti negativi del trauma possono subire un’amplificazione ed esser mantenuti in un ciclo di sofferenza interminabile.

Secondo uno studio di Winning e colleghi[6] gli effetti prolungati dello stress causato da traumi infantili (fra cui l’abuso sessuale e non) sarebbero legati alla nascita di malattie cardio-metaboliche, come diabete e ictus intorno alla metà del ciclo di vita.

Un ulteriore ricerca condotta da Radford e collaboratori[7], ha portato alla scoperta dell’esistenza di un legame tra esperienze traumatiche infantili di diversa natura e un potenziale maggiore rischio (in età senile) di demenza, nello specifico della malattia di Alzheimer. Infatti, negli anziani con disturbi post-traumatici sono state evidenziate compromissioni significative nel dominio mnestico, esecutivo e in quello dell’apprendimento.

Un recente studio[8] del 2018 ha rilevato che, in diversi campioni di adulti, le vittime riportavano:

  • Persistenti problemi di salute mentale, tra cui: disturbo da stress post-traumatico, disturbi d’ansia, depressione, disturbi di personalità, dipendenza da sostanze stupefacenti e/o alcol e, addirittura, tentativi di suicidio;
  • Maggiore presenza di malattie fisiche e di ricoveri ospedalieri legati ad esse;
  • Effetti negativi a livello psicosociale, quali: povertà, frequenti problemi coniugali, esperienze di carcerazione, ecc.

Prendendo in esame la letteratura ci siamo ritrovati davanti a due disturbi molto gravi: il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e il disturbo Borderline di personalità (DBP).

 

PTSD e C-PTSD

Abbiamo già precedentemente trattato il tema del PTSD (Disturbo da stress post traumatico) citando il videogioco “The last of Us parte II” in questo articolo. Il PTSD è un disturbo caratterizzato dai sintomi, questo significa che la causa scatenante è un forte trauma, che può essere una violenza sessuale, ma anche delle scene di guerra, fino a comprendere tornadi ed incendi. Quando ci si trova davanti ad un evento o persino ad un rumore riconducibile al trauma, il disturbo da stress si manifesta violentemente, seppur esso sia comunque fonte di ansia perenne ed insistente.

Nel caso delle vittime di violenza sessuale si parla di C-PTSD (Disturbo da stress post traumatico complesso), termine coniato da una docente di psichiatria ad Harvard, Judith Herman.

Una vittima di C-PTSD può presentare autolesionismo, abuso di sostanze, incapacità di gestire le emozioni e i rapporti interpersonali, una bassa percezione del proprio sé. Considerando le esperienze e le testimonianze delle vittime, notiamo molto spesso come le stesse abbiamo una scarsa autostima: si sentono indesiderate, sporche, deboli, frammentate.

Inoltre, accade spesso che esse arrivino a ritenersi responsabili, a volte completamente, altre volte almeno in parte, per non essere state in grado di fermare o evitare la violenza. Questo succede anche a causa del modo in cui la società discute e affronta l’argomento in questione. Non è insolito, infatti, che la società punti il dito contro la vittima, ritendendola colpevole, anziché incolpare e condannare, perlomeno mediaticamente, il vero carnefice.

Nella mente della vittima affetta da C-PTSD subentrano vari meccanismi di difesa, ad esempio, è probabile che in futuro la vittima eviti rapporti futuri e sarà quasi sicuramente incapace di fidarsi, questo perché troverà lo specchio della sua paura in ogni volto, persino in quello delle persone più care. Questo non deve essere considerato come mancanza di rispetto e/o fiducia nei loro confronti, ma bensì si tratta di “semplice” paura.

Si è a pezzi, distrutti sia fisicamente che mentalmente, questi eventi sono qualcosa di devastante. Chi ha subito un atto così violento e spregevole ha assoluto bisogno di cure, aiuto e tempo, non per guarire la ferita indelebile, che sarà sempre presente, ma per poter scegliere quando aprirsi e con chi farlo, questo perché la sua mente, a seguito del trauma, ha bisogno di riordinarsi.

Dare ad una vittima i suoi spazi e tempi non significa abbandonarla, poiché restarle accanto è un enorme e necessario supporto che non va dato per scontato. La paura, inoltre, svolge un ruolo ampiamente rilevante nella vita della vittima. La persona è sempre all’erta, rivive il trauma in ogni momento, da sveglia e in sogno, tramite incubi spesso ricorrenti. La paura costante della possibilità di rivivere l’evento e del rischio di ritrovarsi nuovamente di fronte a chi le ha fatto del male è perenne e porta a pensieri suicidi e comportamenti auto-distruttivi.

 

DBP (Disturbo Borderline della personalità)

I sintomi elencati prima per sescrivere il C-PTSD possono essere però confusi e accomunati con un disturbo della personalità: il disturbo Borderline della personalità (DBP). Anch’esso sembra svilupparsi, a volte, a seguito di abusi sessuali.

Gli studi spiegano l’insorgenza del disturbo tramite la teoria biosociale: biologicamente esistono individui emotivamente più vulnerabili e un ambiente che comporta abusi (fisico, emotivo, sessuale) causa la disgregolazione emotiva e la forte presenza di stress. A seguito di questa rottura, la vittima può sviluppare comportamenti distruttivi nel tentativo di sopprimere la sofferenza subita e di eliminare il dolore e il peso che ne consegue.

Anche per coloro che soffrono di disturbo Borderline vi è difficoltà nelle relazioni intime, poiché queste possono provocare il ricordo del trauma. A causa della posizione dominante che la paura assume nelle persone affette da questo disturbo, ogni volta che una di esse prova a intraprendere una relazione intima, subentra un sentimento di abuso, terrore, colpa, provocando un passaggio repentino da una posizione aggressiva e di potere a una debole e succube.

Uno studio condotto da Harned e i suoi collaboratori [9] nel 2010 ha mostrato la stretta associazione tra DBP e PTSD. Ad esempio, nelle vittime che presentavano entrambi i disturbi si è riscontrato un maggior numero di atti di autolesionismo, flashback violenti degli abusi, incubi, pensieri ripetitivi e ossessivi dell’abuso e maggiori eventi sessuali indesiderati, creando quindi in sé una distruzione perpetua anche nell’ambito sessuale, portando ad una mercificazione del proprio corpo.

 

Laura Palmer: PTSD e DBP

Torniamo, per un attimo, al celeberrimo personaggio della nota serie lynchiana, Laura Palmer, cercando di coglierne gli aspetti potenzialmente legati ai due disturbi precedentemente citati.

Laura Palmer Lungi dal voler individuare un preciso quadro clinico della protagonista, ci si può ugualmente soffermare sui comportamenti attuati da quest’ultima: auto-lesionismo, abuso di sostanze, scarsa gestione emotiva e instaurazione di rapporti interpersonali definibili come tossici (ad esempio, spacciatori di droga e un ricco proprietario d’albergo nonché gestore di un postribolo, nel quale finisce per lavorare).

Laura ricerca con insistenza i rapporti carnali, ricerca un amore di cui lei stessa sente consapevolmente la mancanza, vive una costante sensazione di vuoto interiore che la conduce, come già detto precedentemente, ad abusare di sostanze stupefacenti e a cimentarsi in esperienze pericolose.

Interessante è poi il rapporto di genere: dai maschi sembra continuamente ricercare affetto e desiderio, riesce a manipolarli attraverso un comportamento seducente per poter ottenere ciò che vuole (lavoro, droga, denaro); con le donne, invece, instaura rapporti prevalentemente superficiali, perlopiù finalizzati al lavoro.

In realtà, dopo aver fatto un’attenta lettura, risulta chiaro che Laura non riesce a relazionarsi profondamente con nessuno; i suoi segreti, deus ex machina della serie, non vengono mai rivelati né al suo psichiatra, né alla sua migliore amica e nemmeno all’ “amico di diario” H.Smith.

Il suo desiderio di protezione la porta a ricercare aiuto ma, allo stesso tempo, una volta che sente questa sensazione di cura, ne prende immediatamente le distanze rifugiandosi in sé stessa, nei suoi segreti e nella convinzione ineluttabile di un destino amaro e triste, segnato da una continua sofferenza che le lacera l’anima.

Ancora più interessante risulta l’analisi dell’ambito familiare, che meriterebbe un capitolo a parte. Ci si può tuttavia limitare a segnalare i seguenti aspetti: con la madre sembra avere un rapporto di protezione e di cura, un sincero amore, mentre la relazione col padre risulta essere distaccata, falsamente collaborativa e ambigua; come direbbe il poeta Catullo, un vero e proprio odi et amo.

Oltre a questi elementi, tutti potenzialmente significativi e perlopiù legati ad un possibile quadro di disturbo borderline di personalità (specialmente in riferimento all’ambito delle relazioni interpersonali), possiamo rilevarne uno ulteriore, estremamente importante al fine della visione dell’opera lynchiana: BOB.

Si tratta di un’entità malvagia che si impossessa delle persone per compiere atti efferati (uccidere, violentare), più genericamente rappresenta la malvagità degli uomini, nonché il male che si nasconde dietro un’apparenza serena; psicologicamente, BOB costituisce un elemento imprescindibile per descrivere Laura Palmer.

Viene rappresentato come un uomo, in realtà mai visto da nessuno nella cittadina, che perseguita e abusa Laura fin da giovanissima età, facendole rivivere il trauma infantile quasi costantemente e portandola a rifugiarsi nelle famose condotte autolesive di cui si parlava precedentemente.

Nel momento in cui BOB appare agli occhi di Laura, lei si sente sporca, pugnalata, spaventata, scoperta, fragile, così piccola da essere insignificante, ma soprattutto colpevole; il senso di colpa le corrode l’anima e la porta a considerarsi pericolosa per sé e per gli altri, altri che lei tuttavia vuole difendere attraverso l’allontanamento e l’evitamento, per far sì che questa sensazione aumenti.

 

In conclusione, bisogna anche dare uno sguardo alla società, questo perché alcune problematiche provengono da lì. Molto spesso la vittima non viene ritenuta credibile e si sente dire che “se l’è cercata” per via del suo abbigliamento o del suo aspetto, o anche solo per il fatto di aver passeggiato da sola in un luogo isolato o a tarda sera. Frasi del genere non devono essere mai dette o pensate, né vanno in alcun modo giustificate. Una donna (ma non solo, poiché eventi di violenza o abuso sessuale possono colpire qualsiasi individuo, che sia donna, uomo, bambino o anziano) deve potersi sentire sicura e libera di vestirsi, esprimersi e uscire dovunque e a qualunque ora voglia senza avere alcuna preoccupazione, tantomeno quella di poter essere violentata e/o molestata. Serve più educazione in ambito sia mediatico che familiare, che scolastico. L’abuso sessuale non dovrebbe mai accadere, ma la strada è molto lunga e il lavoro che c’è ancora da fare è tanto, perciò è necessario che ognuno di noi si educhi a rispettare il prossimo e le sue libertà. Non incolpiamo le vittime. Mai.

 

 

Articolo realizzato a cura di Andrea Tarsia e Giulio Pio Dima 

 

Note a pié di pagina

[1] Col termine campy solitamente ci si riferisce all’uso consapevole e sofisticato del kitsch nell’arte, negli atteggiamenti dei personaggi e nel loro modo di vestire.

[2] Emblematica risulta in tal senso la presenza di uno show televisivo all’interno della serie chiamato Invito all’amore, che è costantemente seguito dalla maggior parte dei personaggi e sbeffeggiato dai due autori, poiché ritratto come una serie stupida e demenziale.

[3] All’epoca in cui la serie venne trasmessa, la domanda «Chi ha ucciso Laura Palmer?» divenne un vero e proprio tormentone, generando un enorme dibattito a livello nazionale e non solo. Una riflessione scioccante a tal proposito, risulta la risposta data dall’attrice Sheryl Lee, ad una breve domanda posta dalla conduttrice di un noto programma televisivo italiano degli anni ’90, che le chiedeva se si aspettasse di ottenere così tanto successo interpretando il ruolo della “morta”. La sua risposta in tale occasione, fu breve e lapidaria: “Se Laura Palmer non fosse morta, nessuno si sarebbe occupato di lei”. Al lettore, magari soprattutto a coloro che avranno voglia di visionare la serie, lascio le riflessioni più intime e filosofiche sul tema. https://www.youtube.com/watch?v=e_1cCt2F_VM

[4] Nel 1990 Jennifer Lynch, figlia del regista David co-autore della serie, scrisse un romanzo intitolato Il diario segreto di Laura Palmer, che racconta e descrive l’adolescenza della protagonista a partire dal compimento del dodicesimo compleanno.

[5] Con tale termine si è soliti indicare un comportamento fastidioso che genera un turbamento o un disagio del benessere psico-fisico di un individuo.

 

Bibliografia

[6] Winning, A., Glymour, M. M., McCormick, M. C., Gilsanz, P., & Kubzansky, L. D. (2016). Childhood psychological distress as a mediator in the relationship between early-life social disadvantage and adult cardiometabolic risk: evidence from the 1958 British Birth Cohort. Psychosomatic medicine78(9), 1019-1030.

[7] Radford, K., Delbaere, K., Draper, B., Mack, H. A., Daylight, G., Cumming, R., … & Broe, G. A. (2017). Childhood stress and adversity are associated with late-life dementia in Aboriginal Australians. The American Journal of Geriatric Psychiatry25(10), 1097-1106.

[8] Carr, A., Duff, H. & Craddock, F. (2018). A Systematic Review of the Outcome of Child Abuse in Long-Term Care. Trauma, Violence and Abuse, XX(X), 1-18.

[9] Harned, M.S., Rizvi, S.L. & Linehan, M.M. (2010). Impact of Co-Occurring Posttraumatic Stress Disorder on Suicidal Women With Borderline Personality Disorder. American Journal of Psychiatry, 167: 1210-1217.

More to explorer

Riconoscere le Fake News: Informarsi Giocando

Mass media, Internet, e Fake News Il mondo dell’informazione ha subìto una trasformazione radicale negli ultimi decenni. Nell’era di Internet, il moltiplicarsi delle fonti di notizie e della quantità di informazioni disponibili ha portato, da un lato, ad una concorrenza

IL CYBERBULLISMO : Una sfida attuale

CARATTERISTICHE E RISVOLTI PSICOLOGICI Non serve essere esperti conoscitori del web, dei social network o abili “navigatori” per aver sentito almeno una volta il termine cyberbullismo. Sempre più, negli ultimi anni, le dinamiche sociali e le relazioni si stanno connotando

Da Tiktok alle Challenge – Facciamo Chiarezza

Articolo realizzato a cura di Giulio Pio Dima e Marco Salemi. Parliamo di TikTok In questi giorni hanno fatto particolarmente notizia gli avvenimenti collegati a certe presunte challenge che girerebbero sul noto social network TikTok. I Giornali, e i mass

Scrivi un commento

Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza d'uso dell'utente. Proseguendo nella navigazione dichiari di aver letto e accettato i termini e le condizioni di utilizzo, per maggiori informazioni a riguardo clicca

QUI