Ori: una fiaba sulla genitorialità

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Ori and the Blind Forest e Ori and the Will of the Wisps sono due titoli platform con caratteristiche da metroidvania. Entrambi, ma con un grande miglioramento nel secondo capitolo, hanno un ottimo gameplay ma di sicuro non sono rimasti nei cuori di molti per le sole meccaniche di gioco. Questi titoli di Moon Studios infatti sono caratterizzati da un’estetica che non può che lasciare i giocatori a stupefatti ed incantati. Questo è dato un’ambientazione disegnata magistralmente sia nelle piattaforme che nei fondali che scorrono in modo fluido. I colori poi sono evocativi e sognanti ed ogni zona è caratterizzata da una prevalenza cromatica sempre diversa che aiuta il giocatore a comprendere anche la storia di quel luogo. E poi la storia, o meglio la fiaba, è piuttosto semplice e non inventa niente di particolarmente nuovo ma è raccontata magistralmente. Nel gameplay e, soprattutto, nel comparto artistico il giocatore viene inserito in questo mondo magico e pieno di creature che non può che commuovere nella conclusione di entrambi i titoli.

La genitorialità nella fiaba di Ori

Ad accomunare i due titoli non è solo la commovente conclusione ma anche delle tematiche che attraversano questa fiaba fin dall’incipit del primo capitolo. Questa fiaba infatti è piena di speranza verso un futuro migliore e su come l’amore possa infine dare una vita migliore a se stessi e agli altri. Ma un altro tema presente in modi molto diversi è la genitorialità. Il rapporto tra genitori e figli in questa storia non mostra solo differenti sfaccettature ma ha sempre un ruolo fondamentale per gli eventi successivi. Cerchiamo quindi di vedere più da vicino questi rapporti.

Ori e Naru

Ori, infatti, nasce come foglia (e figlio) dell’antico Albero della foresta di Nibel ma, quando viene spazzato via dalla tempesta è il paffuto e gentile Naru a prendersi cura di lui. Ed è proprio Naru, che volendo difendere Ori dalla potente luce dell’Albero, non permette ad Ori di rispondere alla sua chiamata. Ed è da questo punto che la storia parte. La foresta è in declino ed è Naru a sacrificarsi donando il suo cibo ad Ori e morendo poi di fame.

 

 

In questo rapporto tra Naru ed il giovane Spirito Guardiano si notano la cura, l’affetto ma anche la condivisione di momenti di gioco e formativi. Si vede anche la protezione contro quella luce che potrebbe essere distruttiva per Ori, o potrebbe portarselo via. Facendo questo però, Naru segna l’inizio delle peripezie di Ori e della decadenza della foresta. Quello che si aggiunge alla protezione genitoriale di Naru quella notte è probabilmente la paura di perdere quel figlio incontrato per caso. Anche se quella potesse essere la strada da percorrere per Ori. Non può essere anche questo che capita a tanti genitori?

Kuro e le uova

Questa fiaba però ci offre molti altri spunti di genitorialità. Infatti, quella che per buona parte del primo capito sembra essere l’antagonista, ovvero il maestoso e oscuro gufo Kuro, non è altro che una mamma che protegge l’unico uovo che le è rimasto. Una mamma che, nella sua rabbia, rischia di distruggere l’intera foresta e che, infine, si sacrifica per salvare il proprio uovo.

Kuro perde infatti le proprie uova proprio per la potente luce che faceva da richiamo per Ori verso l’Albero. Quindi è la vendetta per ciò che ha perso e la paura di perdere ciò che le è rimasto a spingerla ad eliminare la luce e tutto ciò che può riportarla, ovvero Ori. Una furia di genitore che però si placa quando capisce che è lei stessa che sta causando la morte del suo uovo rimasto e che, sacrificandosi, saranno proprio le amorevoli cure di Ori e Naru a poter salvare il nascituro.

Una nuova nascita

Da questo uovo, custodito da Naru, Ori e Gumo, nasce una nuova vita, Ku, e quindi dei nuovi genitori. Sono genitori amorevoli che imparano insieme alla nuova nata come prendersi cura al meglio di lei. La spingono a volare e trovano i modi di supportarla, materialmente ed emotivamente, a superare la disabilità della sua ala malformata. Le cose però nel corso della storia si complicano e sarà proprio Ori a sacrificarsi per donare a Ku, non solo nuova vita, ma anche un mondo in cui poter vivere.

Stridula

Un’altra genitorialità, o meglio l’assenza di essa, caratterizza l’antagonista principale del secondo titolo. Stridula infatti è l’esatto opposto di Ku. Un enorme gufo reso deforme dal Declino che nasce senza genitori e non viene accettata dalla sua specie. Questo la porta a non essere capace di accettare la luce e, dopo un’infanzia di tristezza e solitudine, vive distruggendo tutto ciò che di bello e fragile esista. Dopo la sconfitta finale però, rimasta ferita, torna dai propri genitori pietrificati ed è lì che si accovaccia sperando ancora di ricevere il loro amore.

Ori e l’Albero

Infine arriviamo lì dove la storia inizia e finisce. Ovvero, Ori e l’Albero che l’ha generato. Ori nasce come foglia dell’antico Albero che detiene la luce della foresta ed è al richiamo di quella luce che Ori non risponde. Ori non ritorna dal padre per via del legame con Naru ed il destino di Ori, lo spirito guardiano non si compie. Quello dell’Albero non è altro che il mandato genitoriale che può indirizzare i figli ma anche imprigionarli in un destino che non hanno scelto. Si potrebbe dire che la vita di Ori, così come quella di tutti noi, sia già stata vissuta dal suo genitore. Ma, così come ogni genitore ha un mandato per il proprio figlio, ogni figlio ha il compito di scendere a patti con questa strada già pensata e spianata. Ed è proprio quello che fa il nostro Spirito Guardiano. Nella conclusione di questa fiaba Ori decide di continuare per la strada del padre. Decide di farsi Albero per salvare tutti. Ma non l’ho fa all’inizio, lo fa alla fine ovvero quando non è più il mandato paterno, qualcosa di esterno, ma una sua decisione consapevole passata attraverso innumerevoli peripezie che lo portano a prendere la SUA strada.

 

 

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