Riconoscere le Fake News: Informarsi Giocando

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Mass media, Internet, e Fake News

Il mondo dell’informazione ha subìto una trasformazione radicale negli ultimi decenni. Nell’era di Internet, il moltiplicarsi delle fonti di notizie e della quantità di informazioni disponibili ha portato, da un lato, ad una concorrenza agguerritissima tra testate e, dall’altro, a passaparola pericolosamente lunghi in cui la fonte primaria (e di conseguenza la sua affidabilità) viene spesso perduta. Una delle conseguenze è il moltiplicarsi del rischio di riportare (o condividere) notizie che si rivelano essere false. Riconoscere le Fake News diventa dunque sempre più importante nel mondo contemporaneo.

Le Fake news non sono infatti fenomeni isolati, né costituiscono un mondo omogeneo. Ci possono essere contenuti falsi condivisi inconsapevolmente (misinformazione) o, al contrario, con il preciso scopo di produrre scontro (disinformazione), ma anche contenuti veri fatti circolare con l’esplicito intento di danneggiare qualcuno (malinformazione). E poi, ancora, grandi zone grigie di “non ci credo ma…” e di “fatti alternativi”. Nonostante le diverse sfumature, anche il diffondere fake news per errore “influenza il modo in cui le persone percepiscono la realtà stessa” (Felix Kjellberg) e rimane un motivo di preoccupazione nel mondo contemporaneo (ne abbiamo parlato qui). Per questo è utile allargare la prospettiva e considerare le fake news come parte di un più ampio disturbo dell’informazione (Information disorder).

Una parte del mondo giornalistico, preferendo al servizio di informazione il tamponamento delle perdite economiche derivate dalla diminuzione delle vendite del cartaceo, si rende quindi complice di un processo le cui conseguenze sono potenzialmente devastanti. Non si parla, infatti, di comportamenti messi in atto solo da piccole testate o blog fai-da-te, ma anche da grossi quotidiani nazionali. Più spesso di quanto vorremmo ammettere, “non conta più dire la verità ma arrivare primi alla notizia” (Denzel Washington).

Videogiochi e Informazione

Non deve quindi stupire che diversi attivisti e centri di ricerca si siano recentemente dedicati alla creazione di videogiochi con l’intento primario di educare e fare riflettere su questo tema tanto spinoso quanto importante. Il videogioco, infatti, ha la potenzialità di essere un medium accessibile a molti, rappresentando oggi uno dei modi migliori per diffondere rapidamente un messaggio.

Diamo dunque un’occhiata ad alcuni titoli della scena indipendente che si sono occupati di informare sul tema delle Fake News:

  1. Plague Inc., Fake News Scenario

Plague Inc. (2012) è un gioco di strategia sviluppato dallo studio Ndemic Creations. Il gioco usa un modello epidemiologico altamente complesso e realistico, il modello SIR di Kendrick e Kermack, per simulare la diffusione di una pandemia. Scopo del gioco è, dunque, quello di contagiare l’intero mondo, educando il giocatore ai meccanismi di diffusione delle malattie virali con l’ausilio visivo di mappe e grafici. Nel 2019, le Ndemic Creations ha rilasciato un’espansione che simula, invece della diffusione di un virus, la diffusione delle Fake News. Gli sviluppatori sono riusciti a creare questa variante del gioco applicando modifiche minime al loro modello teorico. Infatti, secondo molti accademici, vi sono delle rilevanti analogie tra i meccanismi di diffusione dei virus, dei memi, e delle Fake News. Memi e Fake News sono, infatti, “unità di informazione che si diffondono via internet, replicandosi o mutando come virus” (Coscia, 2013).

  1. We Become What We Behold

We Become What We Behold (2016) è un breve gioco gratuito, della durata di 5 minuti, creato da Nick Case (ne abbiamo già parlato qui). Il sottotitolo dell’opera è altamente indicativo: “peace is boring. violence goes viral.”. In questo gioco interpretiamo un fotografo in cerca di scoop: il nostro scopo è suscitare scalpore. In questo caso, dunque, non parliamo di semplici fake news, ma di framing: le scene che immortaleremo non saranno realmente violente, ma saranno presentate come tali, estrapolandole da un contesto più ampio (decontestualizzazione: ne abbiamo parlato qui). Nick Cage ci avvisa, quindi, di un’altra forma di Fake News, l’informazione disturbata, forse anche più subdola delle semplici notizie false.

Riconoscere le Fake News: una famosa vignetta illustra il fenomeno del Framing.

Una famosa vignetta illustra il fenomeno del Framing rappresentanto in We Become What We Behold.

  1. The Fake News Game

Se l’informazione distorta è così diffusa e forse inevitabile, è possibile sviluppare nelle persone la capacità di riconoscerla e affrontarla? Rozenbeek e Van Der Linden hanno studiato come questo sia possibile con un principio simile a quello dei vaccini: esporre le persone dall’interno a una versione ridotta dello stesso processo. Ed è possibile farlo attraverso un gioco, di cui esiste anche una versione online. Ci mette in prima persona a raccogliere follower virtuali con una serie di strategie realmente usate in rete. Scopriremo come fingersi una fonte autorevole possa dare credibilità alle nostre bufale. Oppure faremo appello alle emozioni, attirando l’attenzione sulle nostre “verità scomode” e facendo leva sulle reazioni immediate degli utenti. Ma possiamo anche portare all’estremo una posizione non per forza falsa, per polarizzare il dibattito e dare più rilevanza ai nostri contenuti. Vengono poi mostrati i processi dietro le teorie del complotto, o gli attacchi personali ai detrattori.

Si tratta dunque di un “serious game” che pur nella sua grafica spartana è in grado di strappare un sorriso, specie quando assistiamo in diretta ai retweet indignati. Ma soprattutto ha elementi di provata efficacia. Con una versione dedicata ai più giovani, che applica le stesse tecniche al mondo scolastico, materiale a disposizione di chi educa, “GetBadNews” è un ottimo strumento di alfabetizzazione ai media, il cui principale limite è dato dal non essere disponibile nella nostra lingua.

Fake news, non solo indie?

Se il mondo dell’informazione è sempre più legato alla rete e a come il pubblico si rapporta con essa, abbiamo bisogno di forme espressive che ci aiutino a riflettere sul nostro contributo. E il videogioco, come media interattivo che ci permette di fare scelte in prima persona, ha tutte le carte in regola per esserlo. Il mondo videoludico, dunque, mostra apertura nei confronti di questo importantissimo tema, aiutandoci ad imparare a riconoscere le fake news. Non possiamo fare altro che augurarci che il dialogo venga incoraggiato, oltre che dalla scena indipendente, anche dai grandi titoli.

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