Esiste un legame tra videogiochi e Hikikomori?

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Esiste un legame tra il fenomeno Hikikomori e i videogame? Ma soprattutto chi è un Hikikomori?

Il termine Hikikomori, nato in Giappone, indica coloro che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi di tempo, senza aver un contatto diretto con il mondo.

Molti sono portati a credere che la causa di questo fenomeno sia legato all’utilizzo smodato dei videogames che, a lungo andare, produrrebbe un sempre minor interesse rispetto alle attività quotidiane e una maggior attenzione a tutto ciò che riguarda il mondo videoludico. Ciò sfocerebbe in una dipendenza, in cui il ritiro sociale sarebbe solo la drammatica conseguenza.

In realtà le cose non stanno esattamente in questo modo, sebbene il binomio Hikikomori, utilizzo di videogiochi sia spesso consolidato.

Per comprendere meglio quanto affermato è necessario indagare meglio il fenomeno Hikikomori e le sue eventuali cause.

Le motivazioni di tale ritiro non sono riconducibili ad una sola causa, ma vedono piuttosto l’interazione di dinamiche psicologiche, sociali, familiari, ecc.

Questa chiusura avviene spesso in modo graduale e apparentemente senza grande clamore, silenziosamente. Spesso viene associata dai genitori, ad un determinato evento occorso nella vita del giovane.

In genere la fase iniziale, che conduce poi al ritiro, parte con un vago desiderio di rimanere chiusi all’interno della propria camera. Successivamente arrivano le prime assenze a scuola fino all’abbandono definitivo. Questo ritiro spesso coinvolge anche le relazioni con amici, conoscenti e così via.

Il fenomeno Hikikomori è un disagio sociale adattivo che concerne i paesi economicamente più sviluppati.

Per quale motivo? In queste società le richieste di realizzazione personale, professionale e sociale sono molto alte e, in alcuni casi, qualcuno potrebbe non sentirsi in grado di reggere a questo tipo di pressioni, percepite come esagerate.

Questo aspetto sociale è spesso associato a tratti caratteriali di inibizione sociale, con la conseguenza che risulta più complicato intessere relazioni amicali, sociali e affettive e ad essere più sensibili alle delusioni che la vita porta.

I giovani Hikikomori nella maggior parte dei casi giungono ad una situazione di abbandono scolastico totale.

L’ambiente scolastico viene infatti percepito come minaccioso dato che i compagni vengono visti come ostili. Infatti alcuni ragazzi poi considerati Hikikomori, subiscono frequentemente azioni di bullismo da parte dei compagni.

Il gruppo dei pari è considerato in un continuo confronto con se stessi, in cui io sono debole e inefficace, mentre gli altri sono performanti e all’altezza delle varie situazioni. Ovviamente ciò conduce ad esperire sentimenti di grande tristezza, rabbia, paura, fino a sfociare in vere e proprie depressioni.

Infine spesso questi giovani hanno una visione negativa della società. Il ragazzo vive i valori sociali come troppo distanti dai propri.

La conseguenza ultima di tutti questi vissuti e stati d’animo è il logico ritiro nella propria stanza. Nonostante tutto, questa condizione di auto isolamento, non è idilliaca per il ragazzo, ma vissuta come la soluzione migliore rispetto a quelle possibili. Infatti una situazione di ritiro estrema può esporre ad ulteriori sentimenti di inefficacia, ansia e rabbia. Tutto ciò viene “eliminato”, attraverso attività in grado di assorbire la propria attenzione, evitando di entrare in contatto con tutte queste emozioni disturbanti e dolorose. In tale contesto è logico giungere alla conclusione che un aumento nell’utilizzo di videogame costituisca la conseguenza, piuttosto che la causa scatenante del ritiro, anche se è importante affermare che moltissimi Hikikomori vivono intere giornate senza fare nulla nelle proprie camere, se non dormire.

E’ quindi ERRATO associare i videogiochi con questo fenomeno.

I videogiochi, come la fruizione di film, serie TV e Anime hanno lo scopo di riempire il vuoto relazionale e sociale del ragazzo Hikikomori, percepito come estremamente faticoso e doloroso.

La previsione è che in tale periodo di Covid 19 e quarantena questo fenomeno continuerà ad aumentare. In tale contesto è importantissimo prenderne consapevolezza e creare una rete di sostegno in grado di trattare e intervenire efficacemente su questa dimensione.

Serve solo tanta pazienza.

 

 

 

 

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