Perché la Proximity Chat è meglio di una chat vocale?

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A quale giocatore di Phasmophobia non è mai successo di ridere incontrollatamente sentendo un amico urlare in lontananza?
(come in questo video dello Youtuber irlandese jackespticeye: minuto 21:00-22:00).

La scienza si è già interrogata: perché la Proximity Chat è meglio di una semplice chat vocale?

La proximity chat è una funzionalità di comunicazione vocale integrata nel gioco che simula il passaggio del suono attraverso l’aria. Tramite questa modalità, la voce dei giocatori è resa in modo da sembrare che provenga dalla posizione dell’avatar di chi parla, ed il volume si adatta alla distanza fisica tra i diversi avatar.

Sebbene questa modalità comunicativa stia avendo molto successo negli ultimi tempi, sull’onda dell’implementazione in titoli come Among Us e Phasmophobia, essa è già stata oggetto di molte ricerche scientifiche. Approfondiamo, dunque, perché la Proximity Chat è meglio di una chat vocale secondo alcuni studi scientifici.

CHAT VOCALE E FPS

Nella classica chat vocale, le voci vengono trasmesse a tutti i membri della squadra con uguale chiarezza e volume, indipendentemente dalla loro posizione nella mappa.

Secondo uno studio scientifico (Wadley, Carter, & Gibbs, 2015), in giochi FPS come Counter Strike, i giocatori hanno ritenuto la chat vocale superiore a quella testuale nel coordinamento di attacco e difesa. Eppure, non sono mancate le critiche nei confronti di questa modalità, in particolare se si giocava con sconosciuti.

Innanzitutto, molti erano riluttanti ad utilizzare la chat vocale per motivi di privacy. Inoltre, avevano problemi a identificare chi stesse parlando, non riuscendo a collegare la voce all’avatar. Indipendentemente dalla conoscenza dei propri compagni di squadra, molti hanno sottolineato come ci fosse molto “rumore informativo”: con questa modalità, i giocatori sentivano conversazioni non dirette a loro, riguardo ad eventi in punti della mappa lontani da loro, e dunque poco rilevanti.

La proximity chat non può risolvere tutto: durante questa partita di CounterStrike dello streamer SovietWomble la comunicazione non è sufficientemente informativa.

La proximity chat non può risolvere tutto: durante questa partita di CounterStrike dello streamer SovietWomble la comunicazione non è sufficientemente informativa.

CHAT VOCALE E MMORPG

Anche i giocatori di MMORPG hanno trovato diversi pro e contro nell’adozione di una chat vocale per comunicare con i membri del proprio clan. Secondo uno studio condotto dagli autori sopracitati, i giocatori che utilizzavano la chat vocale percepivano una maggiore vicinanza emotiva nei confronti dei propri compagni. Inoltre, la stragrande maggioranza di essi reputava la chat vocale molto più strategicamente utile di quella testuale durante i raid.

Non sono mancate le critiche: la chat audio rivelava l’età ed il genere del giocatore, togliendo quell’alone di privacy tipico dei MMORPG e tanto apprezzato da molti (ne abbiamo parlato qui). Infine, i partecipanti hanno notato che, mentre erano più propensi a riflettere prima di “premere invio” nella chat testuale, avendo la chat vocale a disposizione erano più invogliati a parlare senza prima considerare le (potenzialmente spiacevoli) implicazioni del dare feedback negativi ai compagni.

Questa modalità di comunicazione, dunque, sembra essere più appropriata per gruppi di amici che si conoscono bene. Rimane comunque il problema del “rumore”, evidenziato sia dai giocatori di FPS sia da quelli di MMORPG.

 

PROXIMITY CHAT

Uno studio (Gibbs, Wadley, & Benda, 2006) ha esplorato i benefici dell’utilizzo della proximity chat in Counterstrike Source e Wolfenstein: Enemy Territory. Grazie a questa modalità di comunicazione, la vicinanza può fungere da filtro per la pertinenza. Cioè, la modalità di prossimità permetteva ai giocatori di parlare solo con altri giocatori che erano nelle loro immediate vicinanze, e quindi molto probabilmente coinvolti nella stessa azione. Il che si è rivelato particolarmente utile quando i giocatori si muovevano in mappe tridimensionali piuttosto grandi.

Gli stessi risultati sono stati poi replicati nel 2015 in un altro studio condotto da Wadley et al.. Pur permanendo l’esitazione dell’utilizzo di una chat audio nel caso in cui si giochi con persone sconosciute, la proximity chat sembra risolvere in modo egregio la problematica del “rumore informativo”.

 

Perché la Proximity Chat è meglio di una semplice chat vocale?

Si sta ultimamente facendo strada il concetto di Social Translucence, un approccio al game design che enfatizza l’importanza di rendere chiare ai partecipanti le informazioni socialmente significative. Questo approccio, secondo Gibbs et al., ha due dimensioni:

    1. La chiarezza delle informazioni consente ai partecipanti di essere consapevoli degli altri e delle loro azioni. Questa consapevolezza aiuta a rendere effettive online le norme sociali che regolano le interazioni offline. Inoltre, consente ai partecipanti di essere ritenuti responsabili delle proprie azioni.
    2. La comunicazione all’interno di questi sistemi è limitata come nel mondo fisico. Le leggi fisiche limitano la comunicazione e determinano chi può ricevere quali informazioni o comunicazioni in quali circostanze. La proximity chat, dunque, sostiene efficacemente il senso di immersione all’interno del gioco, specialmente quando si utilizzano le cuffie.

 

LETTURE CONSIGLIATE:

Gibbs, M., Wadley, G., & Benda, P. (2006, December). Proximity-based chat in a first person shooter: using a novel voice communication system for online play. In Proceedings of the 3rd Australasian conference on Interactive entertainment (pp. 96-102). (link)

Iveson, S. (2018). Exploring the Concepts of Immersion and why Headphones Enhance the Player Experience in 21st Century Online Competitive Video Games (Doctoral dissertation, University of Huddersfield).

Wadley, G., Carter, M., & Gibbs, M. (2015). Voice in virtual worlds: The design, use, and influence of voice chat in online play. Human–Computer Interaction, 30(3-4), 336-365.

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