THE LEGEND OF ZELDA E SUPER MARIO: GEMELLI DIVERSI

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Parlare di The Legend of Zelda e Super Mario è rischioso. È un po’ come cercare di dire qualcosa di nuovo riguardo la fisica ad Albert Einstein: l’argomento è stato sviscerato, discusso, teorizzato e decostruito un’infinità di volte, così rendere quasi ridicolo un tentativo di aggiungere un pezzo di conoscenza all’argomento.

Tuttavia, sono anche dell’idea che il potenziale di discussione di certi argomenti sia così smisurato, che è ben accetto qualsiasi contributo, anche uno banale o ovvio.

Non da meno è la motivazione per cui si va a scrivere di suddetti argomenti, che in questo caso è l’amore per due titoli delle più grandi saghe dei videogiochi, ovvero: The Legend of Zelda: Breath of the Wild, e Super Mario Odyssey.

Banalotti, no?

Da una parte abbiamo il gioco che più si avvicina alla perfezione videoludica, con un punteggio medio mondiale di 9.6/9.7. Dall’altra, l’ultimo “episodio” della saga di Mario, dove la creatività degli sviluppatori è esplosa e ha creato appunto un’odissea memorabile, migliorando la serie ulteriormente. Quello che però è interessante da analizzare in questo caso, è come i due titoli creino una dicotomia: da una parte l’avventura per eccellenza, una storia ricca di enigmi e a tratti anche più oscura. Dall’altra un’odissea definibile come il gioco giocoso allo stato puro, a tratti bambinesco in senso positivo.

GEMELLI DIVERSI

La formula che porta questi titoli a essere così diversi ma così validi allo stesso tempo, non sarebbe nulla senza i rispettivi protagonisti. Vediamo Link: nell’ultima entrata della serie il nostro Hylia è nella sua forma più gender neutral, pur essendo canonicamente maschio. I tratti fisici qua non sono marcati né per un sesso né per l’altro, e ciò, anche a detta del suo creatore, serve ad aiutare quel processo di immedesimazione da parte del/la giocatore/giocatrice, non facendo sentire fuori posto nessuna interpretazione di quello che Link può essere.

Allo stesso tempo, l’eroe di Hyrule è fortemente caratterizzato: dalla prestanza fisica indispensabile al gioco, che è una caratteristica innata, al fatto che lui sia un eroe prescelto, il cui spirito da eroe è sempre lo stesso in tutti gli episodi della saga Zeldiana. Link è notoriamente il portatore della triforza del coraggio, il che lo rende letteralmente un tassello principale di ogni avventura, ma allo stesso tempo non parla. Canonicamente, in Breath of the Wild, questo tratto viene giustificato dalla pressione che ha sulle sue spalle, che lo porta ad agire per il bene degli altri, senza tanti giri di parole, ed è una caratteristica comune a moltissimi personaggi che possono essere personalizzati a inizio gioco, appunto per favorire l’immedesimazione.

In modo simile, Mario è un personaggio rinomato e inconfondibile, ma anche lui non parla quasi mai. Persino i più miscredenti nei confronti dei videogiochi conoscono Super Mario,

l’idraulico vestito di blu e rosso, simbolo della nintendo, ma ciò non toglie alla possibilità di immedesimarsi e sentirsi veri protagonisti di un’avventura.

Sia con Mario che con Link quindi, pur vivendo storie opposte, si può notare come sembrino presi dallo stesso materiale di base, semplicemente declinato in contesti differenti.

REALTà E GIOCO: QUESTIONE DI PROPORZIONI

Se abbiamo quindi due protagonisti così simili e contemporaneamente diversi, cos’è quel diverso che si trova in un gioco, ma non nell’altro?

I due titoli, a parer mio, giocano con delle proporzioni, i cui elementi sono il realismo e la giocosità.

Prendiamo, come prima, Tloz: in questo mondo noi ci muoviamo secondo regole che a noi risultano essere familiari. La gravità è pericolosa come ce l’aspetteremmo, scalare è un processo lungo e richiedente pazienza, i nemici vanno affrontati a muso duro, ma con strategia.

Anche le relazioni con gli altri personaggi rispecchiano schemi conosciuti: un eroe come Link suscita stupore a chi lo conosce, il che manca a chi invece è ignaro della sua importanza. Coloro che non lo conoscono si presentano, e a seconda del loro ruolo da NPC, hanno linee di dialogo precise. Banalmente, Link non potrà mai parlare con un animale, o con un elemento che non sia dotato di corde vocali e bocca.

Prendiamo invece in considerazione Odyssey: Mario è una molla. Salta, corre, si lancia, rotola, vola, fa piroette. La gravità c’è, ma è irrilevante. I nemici sono degli ostacoli, dei birilli, più che delle minacce vere e proprie. I dialoghi inoltre possono avvenire pressochè con qualsiasi cosa, che siano robot, persone o cappelli.

Cosa deduciamo quindi? Che la proporzione tra realtà è fantasia è l’elemento su cui giocano gli sviluppatori: Zelda detiene un 40-60 a favore del realismo, mentre Mario porta uno schiacciante 90-10 a favore della giocosità.

MARIO E LA TRIFORZA, LINK E CAPPY

Tutto questo per dire una cosa semplice: le due saghe pilastri della Nintendo funzionano perfettamente pur avendo estetiche e cuori differenti. Tuttavia, non funzionerebbero se avessero anime diverse. L’eroe amato e rinomato che offre comunque spazio al giocatore nel diventare protagonista e l’equilibrio unico di ogni gioco tra realismo e fantasia: sono cose che pur avendo output differenti, accomunano i due titoli, diventando due facce della medaglia chiamata Nintendo.

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