Elden Ring tra Jung e inconscio

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Mancano ormai pochi mesi all’uscita di Elden Ring, il nuovo attesissimo videogioco di From Software.

I fan delle opere di Miyazaki potranno finalmente godersi un “Souls-like” anche su console di nuova generazione. La trepidante attesa, però, è stata già in qualche modo premiata con l’uscita di una demo messa a disposizione di pochi giornalisti ed esperti del settore videoludico. Grazie inoltre a piattaforme online come Youtube e Twitch, tutti gli appassionati hanno potuto godere della visione di qualche ora di gameplay di Elden Ring.

In attesa della data di uscita ufficiale, si possono già fare alcune considerazioni sulla nuova opera di From Software. Tali considerazioni, è importante sottolinearlo, esuleranno dagli aspetti puramente tecnici del gioco, in quanto si tratta ancora di una demo.

Tra novità e certezze

Fin dai primi minuti osservati, sembra evidente che il vero protagonista di Elden Ring sarà il mondo di gioco da poter esplorare in lungo e in largo. Per la prima volta, infatti, avremo a che fare con un “erede” di Dark Souls completamente open world. Questa caratteristica del gioco comporterà anche l’introduzione di una mappa, ausilio indispensabile per muoversi all’interno di un ambiente così ampio e complesso. Entrambe novità assolute per il genere, che prova a percorrere una strada nuova e, forse, inevitabile con il passare del tempo.

La componente open world può offrire al giocatore l’opportunità di esplorare l’ambiente di gioco e scegliere che strada seguire in totale libertà, ma può far emergere anche alcune problematiche. Una di queste può essere la presenza di zone della mappa relativamente spoglie e poco curate, aspetto finora assente nelle opere di Miyazaki che, al contrario, ha sempre puntato sulla cura per i dettagli che circondano il protagonista, questa volta detto “Senza Luce”.

Nonostante sia ancora presto per dirlo, questo aspetto potrebbe rientrare nei “punti deboli” del gioco.

Un elemento molto promettente di Elden Ring è rappresentato invece dalla sua complessità e varietà. Già nella demo si possono osservare ambientazioni e nemici molto diversi tra loro. A ciò si aggiunge la possibilità di incontrare dei boss o mini-boss in alcune aree specifiche. Un evidente punto di forza è rappresentato, come in altri open world, dagli incontri casuali in cui ci si può imbattere durante l’esplorazione. Eventi di questo tipo sono sempre stati un ottimo modo per incentivare l’esplorazione di ogni centimetro di mappa.

L’inconscio…

Un ulteriore aspetto interessante per questa analisi è rappresentato dai dungeon. Elden Ring presenta al suo interno alcuni dungeon esplorabili, all’interno dei quali è possibile incontrare nemici, raccogliere risorse e sconfiggere mini-boss opzionali. Da quello che si è visto nella demo, questa meccanica sembra essere una parte fondamentale del gioco.

Esplorando con attenzione, si possono scorgere degli ingressi in mezzo alle rocce o in fondo a delle scale mezze nascoste dalla vegetazione. La porta d’ingresso ci proietta in un luogo buio e minaccioso, dove i suoni si attutiscono e le pareti sembrano volerci isolare dal mondo “di sopra”

Secondo il metodo idealizzato ed utilizzato da Jung per interpretare i sogni, l’azione di muoversi verso il basso, scendere delle scale o entrare all’interno di una grotta rappresentano, dal punto di vista simbolico, l’ingresso nel regno dell’inconscio.

…e il processo di individuazione di un Senza Luce

In Elden Ring, esplorare un dungeon significa esplorare un luogo segreto e nascosto sotto la superficie di ciò che è invece manifesto. Al suo interno ci aspettano elementi che ancora non conosciamo, ma che fanno comunque parte del mondo di gioco e la loro scoperta contribuisce al potenziamento e al completamento del Senza Luce. Così, il nostro personaggio acquisisce potenza e maestria nello stesso modo in cui una persona che scopre nuovi aspetti inconsci compie un percorso verso il proprio processo di individuazione.

L’ultima stanza del dungeon presenta spesso un boss da affrontare e la sua sconfitta ci ricompensa con punti esperienza, oggetti, armi o incantesimi. Questo tipo di sfida può rappresentare, con un po’ di fantasia, il processo psichico di scoperta e integrazione della propria Ombra, così come descritto da Jung stesso.

Interrogato sul processo di individuazione, Jung risponde così: “È molto semplice. Prenda una ghianda, la pianti nel terreno, la ghianda cresce e diventa una quercia. Così è l’uomo. L’uomo si forma da un uovo e crescendo diventa l’uomo completo, perché quella è la legge che ha dentro”

Una volta portato a termine il nostro compito, dopo aver fatto incetta di equipaggiamenti e potenziamenti, possiamo finalmente fare ritorno in superficie. Qui, illuminati dal sole, anche il Senza Luce può riprendere il suo cammino verso l’obiettivo posto ad ogni essere umano: diventare ciò che si è.

 

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