Pandemia e tecnologia: cosa è successo?

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La pandemia iniziata nel 2020 per certi versi oggi non è più una novità, ma ha anzi mostrato i primi germogli di nuova normalità che piantano le loro radici nella quotidianità di ognuno di noi. Questo è proprio ciò che dovrebbe preoccuparci.

ADOLESCENZA E COVID

Per l’argomento di oggi faccio riferimento al primo numero del 2021 di Laboratorio Adolescenza Magazine, una rivista specialistica sui temi psicologici di attualità per i giovani.

E di giovani si parla, soprattutto se la domanda iniziale vuole trovare la categoria meno considerata dai provvedimenti per fronteggiare questa emergenza sanitaria.

È comunemente noto che l’adolescenza sia quella fase dello sviluppo in cui cresce la necessità di esplorare il mondo esterno, sia esso concepito come spazio che come relazione. Tutto questo, facendola breve, è stato reso impossibile dalle ragioni sanitarie vigenti, facendo sì che ogni ragazzo e ragazza del Paese cercasse sbocco e stimolo nell’unica realtà ancora pienamente accessibile: quella digitale.

COVID E NUOVE TECNOLOGIE

I rapporti personali sono divenuti mediati da uno smartphone o tablet, le interazioni in casa difficili perché impongono sempre lo stesso contesto a lavoro, famiglia e divertimento, e ancor di più l’autonomia e la possibilità di vivere amore, imbarazzo, vergogna e tutto quel che costella l’esperienza relazionale e sociale, ha dovuto assumere nuove forme.

Tanto più che ormai tutti sono a portata di click e, alla bisogna, un surrogato della realtà lo si trova sempre.

Alla scrivania o sul divano dall’alba al tramonto, la finestra sul mondo è diventata di pixel e riflessi di luce.

Tutta questa deprivazione ha evidenziato due scenari ben precisi: Possibilità e Pericolo.

Pericolo

Oltre a tutto quel che abbiamo già citato, con conseguenti ricerca di interazione non solo nel network virtuale già noto, ma anche nelle stanze più buie di internet, la pandemia da COVID e gli isolamenti alterni hanno avuto un impatto importante sulla fisioligia dei nostri ragazz*.

Il tempo è andato dilatandosi, i confini dei contesti sono sfumati repentinamente, e tutto questo ha portato a confusione e a dover riorganizzare le proprie mappe cognitive. A farne le spese, tra le tante dimensioni di vita, il sonno.

Sì, perché se nel 2019 tra gli adolescenti il 23% andava a dormire dopo le 23, nel 2021 la percentuale è salita al 63,6%; dal 63% dei giovani che faticava ad addormentarsi nel 2019, siamo arrivati al 2021 con il 73,4%; le interruzioni del sonno e comportamenti tipici dell’insonnia sono saliti dal 7,1% al 15,4% e, infine, causa e conseguenza si sono intrecciate e svelate agli studiosi:

il 75,6% degli adolescenti non spegne il cellulare neanche di notte.

la mancanza di una alfabetizzazione digitale, lasciata quest’ultima all’autodidattismo, ha avuto un impatto sul ciclo della quotidianità e quindi anche del sonno, proprio in virtù dell’assenza di tutto quel che altrimenti avrebbe costituito la sostanza stessa del trascorrere i giorni. Senza imparare le grammatiche del corretto utilizzo dei dispositivi e della tecnologia,  questa diventa un rifugio confuso e dannoso per chi cerca semplicemente di rispondere ai propri bisogni impellenti, con conseguenze anche preoccupanti. Le ricerche infatti riportano una riduzione della consapevolezza emotiva e la produzione dei neuroni specchio che sono alla base della competenza emotiva. Questi stessi aspetti e molti altri, con un corretto uso della tecnologia, possono intraprendere invece un percorso di accrescimento e approfondimento. Ad esempio tramite i videogiochi.

Possibilità

Saper approfittare del proprio tempo per fare esperienza della vita, fa sì che si consolidino e sviluppino competenze di varia natura. I videogiochi, di per sé, anche se virtuale costituiscono esperienza. Durante la pandemia infatti, sebbene le deprivazioni comportassero tutto ciò che abbiamo detto, il mondo virtuale ha teso una mano verso quella socialità che comunque ha lenito il senso di solitudine e ansia caratteristico del primo periodo pandemico. 

Non solo, ma il videogioco ha permesso di mantenere vive e allenate quelle competenze trasversali come solo lui sa fare. 

Quindi, anche chi era più scettico o poco avvezzo al “videoludicismo”, si è sperimentato in veste nuova e ha colto la dilatazione del tempo e la compressione dello spazio come occasione per esplorare questo nuovo fronte, senza nemmeno accorgersi che stava facendo il suo stesso bene.

Si, anche l’OMS ha sostenuto che videogiocare ha preservato il benessere psicologico delle persone, soprattutto in questi tempi difficili.

To Be Continued...

Chiaramente il tema è complesso, ma nella semplicità di questo articolo ho voluto riportare luci e ombre del ruolo che la tecnologia e i videogiochi hanno ricoperto in quest’era strana e nuova per tutti noi; la tecnologia harisvolti veramente interessanti per il benessere dell’individuo o di una collettività, tanto quanto la sua pericolosità rende necessario conoscerne tutti gli aspetti.

Emotivo, cognitivo, comportamentale, attitudinale e morale sono i mondi che con la tecnologia posso essere toccati, con una delicatezza forse nuova e una profondità ancora da capire del tutto; sì, e in tutto ciò quest’ultima ha compito il più grande degli sforzi: evidenziare i nostri limiti per poterli affrontare, mentre dall’altro lato ci sta già offrendo un aiuto che fatichiamo a stimare. Educare e formare gli Uomini e le Donne di domani senza tener conto che la tecnologia è nel DNA della quotidianità di ognuno, sarà fallimentare… soprattutto dopo l’Era Covid.

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