Misurare il Technostress con un Termometro

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Quotidianamente sentiamo parlare sui giornali e sulle televisioni delle nuove frontiere della tecnologia, l’intelligenza artificiale e il metaverso, del progresso e benefici che possono portare all’essere umano. Spesso si sottovaluta invece una tematica fondamentale: come queste nuove tecnologie possono integrarsi con l’essere umano? Il rapporto tra uomo e tecnologia è un dibattito che impervia le cronache degli ultimi anni, in particolar modo dopo l’esperienza della pandemia che ha sicuramente dato una spinta all’introduzione delle tecnologie nelle sfere della vita quotidiana, soprattutto quella lavorativa, come testimonia l’uso diffuso dello smartworking (qui il link ad un articolo di interesse simile)

In verità, la radice etimologica del termine tecno-logia deriva del greco antico “τέχνη” e significa “tecnica”.  La tecnologia è dunque strumento al servizio dell’uomo, sta all’uomo essere in grado di gestirla.

Purtroppo accade spesso che nella nostra società non sia così. La corsa frenetica all’innovazione ha reso sempre più difficile per l’uomo riuscire a rimanere al passo con la tecnologia stessa. Ne fuoriesce dunque una società in cui il rapporto tra l’uomo e la tecnologia è rovesciato rispetto al passato: l’uomo contemporaneo non utilizza la tecnologia, ne è schiavo.

La tecnologia nelle sue forme attuali come le TV, PC, gli smartphone ed altro appartengono alla categoria delle ICT (Information and Communication Technologies) che è entrata prepotentemente nella nostra quotidianità, in particolare quella lavorativa. Non a caso uno degli ambiti maggiormente influenzati dal progresso tecnologico è proprio il mondo del lavoro, come testimonia la continua digitalizzazione dei processi lavorativi nel corso di questi anni.

technostress termometro

Cosa dice la psicologia in merito?

In ambito psicologico è stato coniato il termine technostress per inquadrare questo disvalore sociale. Il technostress è una sindrome da stress che origina da una condizione di malessere conferita da un rapporto disfunzionale con una tecnologia stessa. L’origine della sofferenza dunque non è conferita dallo strumento in sé, ma dal rapporto disfunzionale che viene a crearsi.

Esistono molte teorie e modelli di riferimento che indagano il rapporto tra uomo e tecnologia sul luogo di lavoro. La prima teorizzazione di technostress è da accreditare dallo psicologo americano Craig Broad che definì il technostress “il costo umano della rivoluzione dei computer“, inquadrando la causa del malessere nella sovrabbondanza di informazioni che ogni giorno soverchiano il lavoratore.

In sintesi, il technostress è dunque una forma di malessere psicologico che origina da un rapporto disfunzionale con la tecnologia, in particolare con le ICT, che si sviluppa a partire da un uso smodato e incontrollato di quest’ultime. Questa condizione particolarmente stressante spalanca le porte a ripercussioni negative sulla sfera fisica e psicologica della persona. Possono svilupparsi condizioni gravi di sofferenza psicologica che conducono a fenomeni come assenteismo, presenteismo, sindrome da burn-out e drop out lavorativo.

Secondo i ricercatori Tafdar (2007) & Ragu-Nathan (2008) esistono 3 principali tipologie di technostress:

  • Technostress da sovraccarico = il lavoratore si sente soverchiato dalla mole di informazioni digitali da dover processare e il malessere origina dall’incapacità di gestirle correttamente
  • Technostress da invasione = la quantità di lavoro è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, per cui sempre più lavoratori sono costretti a finire il lavoro oltre l’orario di ufficio, sconfinando direttamente nella sfera privata delle persone
  • Technostress da complessità = la corsa frenetica all’innovazione delle nuove tecnologie rende difficoltosa un costante aggiornamento dei lavoratori che subiscono continue modifiche ai processi lavorativi e spesso non dispongono delle conoscenze informatiche sufficienti per l’utilizzo delle stesse

Come misurare il Technostress? con il Termometro!

Per favorire la pratica clinica, il team di Horizon Psytech & Games, da sempre in prima linea nella formazione per lo psicologo digitale, ha progettato uno strumento che va ad intercettare i segnali prodromici di queste forme di technostress.

Lo strumento, nominato il Termometro del Technostress, si prefigge dunque lo scopo di fotografare il quadro sintomatologico del soggetto al fine di individuare la fenomenologia del malessere e l’area di collocamento, agevolando così il percorso clinico.

Il test si suddivide in 5 aree d’indagine. Le prime 3 ricalcano i principali technostressors individuati dal modello transizionale di Ragu-Nathan (2008): sovraccarico, invasione e complessità. Alla fine di ogni suddetta area, si indaga il livello di drop-out che il technostress può indurre nei confronti della tecnologia contestualizzato al lavoro e alla sfera personale dell’individuo. A questi, si aggiunge un’analisi sulla sfera psicofisiologica dell’individuo e le conseguenze sulla qualità di vita (manifestazioni sintomatiche). Non per ultimo d’importanza, si considera l’effetto esplicitato di alcuni fattori che sono considerati protettivi nei confronti del technostress: supporto tecnico ed organizzativo verso le ICT (risorse protettive).

Il punteggio si basa su una scala Likert di valutazione di 5 punti, attraverso quali il campione deve associare il grado di frequenza maggiormente percepito dell’item (mai, raramente, qualche volta, spesso, sempre).

Il termometro del technostress rappresenta un valido supporto nella pratica clinica laddove si entri in contatto con queste nuove forme di malessere psicologico e digitale che non sempre sono inquadrate e descritte esaustivamente sui manuali clinici di riferimento. Lo strumento sarà disponibile a fine mese sulla piattaforma Horizon Kit (qui il link).

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