La psicologia dietro alle caramelle: analizziamo Candy Crush Saga

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Candy Crush Saga è uno dei giochi più scaricati e sicuramente più giocati degli ultimi anni. Il successo interplanetario del giochino della King entertainment tuttavia ha stupito milioni di persone. Come può un videogame così semplice essere così attrattivo?

Coloro che non hanno mai giocato a questo gioco categorizzandolo come “per bambini” se lo sono sicuramente domandato; ma sono sicuro che anche gli appassionati del genere una o due volte se lo saranno chiesto: “come fa un gioco così banale ad attrarre così tanta gente?” Ebbene l’errore sta già nella domanda, perché se reputate Candy Crush banale significa che allora non conoscete il gioco in maniera approfondita, visto che dietro alla semplicità di canditi e caramelle c’è ben altro.

UN GIOCO PER TUTTI IMG_0887 Prima di partire con psicologia e bisogni, è doveroso sottolineare un importante aspetto di mercato: Candy Crush è un gioco per tutti, contrariamente a tanti altri videogame più “settoriali”. Disponibile su smartphone, che al giorno d’oggi possiedono quasi tutti (nei paesi industrializzati), e dunque facilmente reperibile, poiché ci si può giocare in qualsiasi squarcio di tempo libero (nelle pause, a scuola, in giro,..), il gioco dei dolci si predispone come il passatempo ideale per ammazzare i tempi morti. Dotato di regole ben definite, ma nel contempo semplici, non richiede eccessivo sforzo cognitivo per essere fruito e non presuppone troppo impegno nel tempo, visto che ci si può giocare liberamente (contrariamente a giochi in stile Clash of Clans, che richiedono più costanza). Insomma è il gioco ideale per chiunque abbia del tempo da occupare. 

TRA SFIDA E FRUSTRAZIONE – Che sfida può avere un gioco così semplice? Innanzitutto: “supera il livello”. Facile? Forse all’inizio. Poi la complessità aumenta, le richieste del gioco pure, le mosse diminuiscono, e così via per arrivare al complessivo e progressivo aumento di difficoltà. Li entra in gioco la sfida vera: fino a che punto riuscirai ad avanzare? Ma questo non è tutto. Perché bisogna anche considerare la frustrazione del non riuscire, ma soprattutto la gratificazione nel farcela. Superare un livello che viene classificato come “difficile”, causa una scarica adrenalinica che ci spinge a ricercarne ancora. Ed ecco che allora ci divoriamo in un giorno il livello 10,11,12,15,20,… fino ad arrivare al blocco. Blocco che richiede l’aiuto degli amici per essere sbloccato, giusto per non dimenticare la dimensione social. Così da ricordare bene che non gioco da solo, ma che ci sono anche gli altri, con i quali mi confronto e con i quali competo. Ritornando al blocco: il lasso di tempo in cui attendo che i miei cari amici mi mandino l’aiuto per sbloccare i prossimi livelli è tendenzialmente interminabile… no dai esagero, però se è vero che l’attesa aumenta il desiderio… intanto eccoci qua: dopo aver importunato amici virtuali di ogni genere finalmente sono riuscito a sbloccare i nuovi livelli e dunque si riparte con una scorpacciata di caramelle e adrenalina. Poi arriva quel momento, quello in cui trovi un livello che non riesci a passare (visto che l’abilità conta quanto il caso in questo gioco). Ci provi, ci riprovi e ci riprovi ancora, ma… non va. Allora ti arrabbi, smetti e ci pensi, poi ci ripensi, sale la frustrazione come pure la sfida, dunque ci riprovi, poi smetti, poi ci riprovi, e poi bam: ce la fai e via con l’adrenalina, in un circolo perfetto tra attesa-desiderio-sostanza, molto simile a quello delle dipendenze, senza però molti lati negativi. Attenzione: non ho detto che Candy Crush da dipendenza, lo sottolineo prima che qualcuno strumentalizzi le mie parole. Semplicemente alcuni meccanismi mentali sono simili. Insomma il “gioco delle caramelle” per antonomasia, articola al suo interno un perfetto equilibrio tra sfida, frustrazione e gratificazione che usa per coinvolgere ed attrarre una vastissima utenza proprio grazie alla sua semplicità.candy-crush

 

Definireste ancora un gioco del genere banale?

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