Inside: una corsa verso l’ignoto

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Inside è il secondo gioco dei danesi Playdead e ha vari elementi in comune col suo predecessore Limbo: in tutti e due i giochi il protagonista è un bambino che si trova sperduto in una foresta, in fuga da vari pericoli mortali che vanno da animali a persone fino all’ambiente stesso. Appena premeremo “start” sulla schermata iniziale il gioco avrà inizio, senza cutscene, dialoghi o spiegazioni: ci ritroveremo in una foresta senza sapere come siamo arrivati lì e perché.

Ben presto saremo costretti a nasconderci da pattuglie di uomini mascherati decisi ad ucciderci, ma chi sono queste persone? Cosa vogliono da noi? E soprattutto, dove siamo diretti? Il gioco non ce lo spiega: la storia viene interamente raccontata per via visiva, non c’è una singola linea di dialogo e a malapena è presente una colonna sonora; per la maggior parte del tempo sentiremo solo i nostri passi e i suoni e rumori ambientali, rendendo il tutto quasi surreale. Anche l’atmosfera gioca a favore di questo crescente senso di disagio: l’intero mondo sembra essere grigio e senza vita, sia nella foresta iniziale che, ancor di più, nella misteriosa “fabbrica” che visiteremo in seguito. Senza entrare nei particolari per non rovinare l’esperienza a chi non avesse ancora giocato a Inside, passeremo l’intero gioco a cercare di far combaciare i pezzi per farci un’idea di cosa sta succedendo e, visto che gli sviluppatori non hanno rilasciato una loro versione ufficiale degli eventi, ogni teoria è buona.


A differenza di Limbo, Inside non è per nulla difficile. Certo, capiterà spesso di morire per nostri errori nei puzzle del gioco, ma anche quelli più difficili dopo pochi tentativi sono superabili e la difficoltà non sta, come in Limbo, nell’ottenere un tempismo perfetto. Per Inside ciò che conta non è un gameplay brutale ma uno cerebrale, che ci tenga incollati allo schermo a pensare alla prossima mossa senza dover interrompere il gioco e ricorrere a guide online perché non riusciamo a sbloccare una porta. La durata infatti non è il suo forte: l’ho completato in sole 3 ore, prendendomela con calma. Abituato a giochi dalle 20 ore in su un titolo così sembra troppo breve per racchiudere una trama interessante, eppure una volta completato mi ha lasciato un senso di mistero e confusione che ho subito voluto soddisfare confrontando le mie conclusioni con quelle di altri giocatori, motivo per cui ho evitato qualsiasi tipo di spoiler parlandone: cercare di fare chiarezza sugli eventi del gioco meriterebbe un articolo a sé stante. Penso inoltre che abbia la sua rigiocabilità: solo dopo averlo finito ho scoperto che sparsi nel mondo ci sono vari collezionabili nascosti che permettono di sbloccare un finale segreto. Inoltre meriterebbe una seconda run anche solo per collegare i pezzi del puzzle che alla prima partita non avevano alcun significato; il mio consiglio quindi è di giocarlo di prima mano e di non ricorrere a Youtube per dei Let’s Play.

Inside:
GIOCABILITA’: 5/5
IMMERSIONE: 5/5
IMPATTO EMOTIVO: 5/5
MOTIVAZIONE: 4/5
CREATIVITA’: 4/5

USER EXPERIENCE: 4,6/5

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