PSVG gioca a… Red Rope: Don’t Fall Behind

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

In attesa di Hell is Others e di Circle of Sumo, sempre dello studio italiano Yonder questo mese abbiamo provato il famoso indie Red Rope: Don’t Fall Behind.

Il videogioco riprende la famosa leggenda giapponese del filo rosso, miscelandola ad elementi cupi e inquietanti. Secondo la leggenda, dalla nascita ogni persona è legata alla propria anima gemella da un filo rosso invisibile e, durante la vita, queste due persone sono destinate ad incontrarsi. Il filo, legato al mignolo della mano sinistra, ha la caratteristica di essere indistruttibile.
Nel gioco i due personaggi sono legati da questo filo indistruttibile, che si allunga ogni volta che si elimina un nemico, rendendo più facile la coordinazione tra i giocatori, e torna nella misura originaria in caso di game over.

Red Rope non da spiegazioni: ci si ritrova da subito catapultati in questo posto dall’atmosfera inquietante, con scheletri ballerini, ombre sfuggenti ed esserini strani. La particolarità è data dal personaggio – o meglio, dai personaggi – che il giocatore controlla: un uomo e una donna legati, appunto, dal famoso filo rosso del destino. Per proseguire nell’intricato labirinto di gioco bisogna riuscire a coordinarsi e muovere entrambi i personaggi, al fine di trovare una via di fuga.

Questo fatto porta a poter giocare in due sulla stessa tastiera, muovendo ciascuno un personaggio nel gioco. Giocare da soli infatti è praticamente impossibile. Comunicando nella miglior maniera possibile i due giocatori dovranno quindi risolvere enigmi e sconfiggere orde di non morti per riuscire a proseguire indenni e a perdere meno vite possibili. E qui sta il fulcro: la comunicazione e la relazione che vengono a crearsi tra i due giocatori sono i veri protagonisti di quest’indie made in Italy.

Ogni nemico all’interno del gioco ha le sue caratteristiche, punti di forza e di debolezza, e sta ai giocatori coordinarsi al fine di sfuttare al meglio le 99 vite iniziali per sconfiggere i vari mostri per proseguire indenni. Sono poi i giocatori a dover scoprire come sconfiggere nella maniera più rapida e indolore i nemici, fallendo probabilmente numerose volte prima di riuscirci. La difficoltà è infatti una delle caratteristiche dell’indie: basta un tocco di un nemico per “morire” e vedersi distrutta la corda finora creata. E’ fondamentale quindi una coordinazione perfetta e una sintonia tra i due giocatori che giocano sullo stesso schermo.

In definitiva, consigliamo assolutamente questo gioiellino tutto italiano, dato il suo particolarissimo gameplay. Vi arrabbierete ma farete anche delle enormi risate con il vostro partner di gioco, oltre a esultare ogni volta che completerete un pezzo di mappa o andrete avanti nel gioco.

Non lasciatevelo scappare!

 

 

More to explorer

Questioni di genere in The Last of Us Parte II

In quanto videogiocatrice è capitato più volte di sentirmi di dire che i videogiochi sono un hobby “strano” per una ragazza. Con molta probabilità questo è capitato anche a tante altre ragazze come me, con toni più o meno canzonatori.

Duru – Il videogioco che racconta la depressione

Il mercato Indie è sempre pieno di idee innovative in grado di raccontare qualcosa che non tutti sono disposti a raccontare. “Duru” è un esempio (tutt’ora ancora una demo), ma già dalle prime fasi di gioco si può notare come

Dark Souls come metafora per l’Approccio Sistemico

La saga di Dark Souls ha appassionato moltissimi videogiocatori e, senza timore di smentita, può essere definita una saga cult. Questo è avvenuto per molti motivi che vanno da quelli più “tecnici”, come gli ottimi level design e combat system,

Scrivi un commento

Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza d'uso dell'utente. Proseguendo nella navigazione dichiari di aver letto e accettato i termini e le condizioni di utilizzo, per maggiori informazioni a riguardo clicca

QUI