Quando la realtà è peggiore della fantasia: The Binding of Isaac

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La fantasia come mezzo per comprendere la realtà

Uno dei concetti base della psicologia è che la nostra fantasia è pesantemente guidata dal nostro vissuto e da come questo viene rielaborato nell’inconscio. Se questo è vero per gli adulti, ed è continuamente riaffermato tramite i sogni, lo è in modo particolare per i bambini. Non avendo ancora un intelletto completamente sviluppato, i bambini utilizzano la fantasia per comprendere e razionalizzare la realtà. E spesso la loro fantasia diventa un mezzo per rielaborare una realtà peggiore di quanto possano capire, specialmente in situazioni traumatiche. Non a caso, molti test psicologici utilizzati con i minori coinvolgono disegni e giochi con pupazzi, attraverso i quali i bambini esprimono il loro vissuto.

The Binding of Isaac: un videogioco dalle tinte oscure

Ed è proprio da questa dinamica che nasce un videogame dallo stile e dalle tematiche tanto peculiari quanto macabre: The Binding of Isaac. Realizzato e pubblicato nel settembre del 2011 da Edmund McMillen e Florian Himsl, già noti per il gioco Meatboy, The Binding of Isaac è un roguelike (ossia un videogioco con livelli generati casualmente e in cui il game over implica il dover ricominciare da capo) che si apre con un’introduzione molto particolare.

Attraverso disegni rudimentali, il piccolo Isaac ci introduce al suo mondo: una casa in cui vive da solo con la madre, una fervente credente. La madre, proprio come nel racconto biblico, sente una voce che si identifica come la Voce di Dio, la quale la avverte che suo figlio sta per essere corrotto dal peccato. La donna, senza esitazione, inizia a privare Isaac di ogni gioco, lo lava, lo rasa e lo segrega in una stanza per tenerlo lontano da qualsiasi contaminazione. Ma la Voce le chiede un ultimo atto di fede: il sacrificio di Isaac. Dopo aver sbirciato attraverso una crepa nella porta, Isaac vede la madre prendere un coltello dalla cucina e dirigersi verso di lui. In preda al panico, cerca una via di fuga, trovando una botola che lo porta in un viaggio sotterraneo pieno di orrori deformi pronti ad attaccarlo.

La psiche di un bambino tra fantasia e realtà

Sarà nostro (difficile) compito aiutare Isaac a fuggire dai mostri che incontreremo, i quali faranno costante riferimento alla rigida dottrina religiosa inculcatagli dalla madre. Isaac dovrà sconfiggere demoni e personificazioni dei peccati capitali, con l’aiuto di alcuni “giocattoli” che potenzieranno le sue capacità… ma che lo corromperanno, proprio come temeva sua madre.

Questa dinamica è un riflesso di ciò che avviene nella mente di un bambino vittima di abusi, che non sono necessariamente legati alla sfera sessuale, ma possono essere anche fisici (come percosse) o emotivi (come svalutazioni o deprivazioni costanti).

I bambini tendono a filtrare il mondo attraverso gli occhi e le credenze delle figure genitoriali o di altre persone significative. Si colpevolizzano enormemente se fanno (o pensano di fare) qualcosa che va contro questi principi, e per questo peso psicologico attuano una scissione inconscia del loro mondo: quello in cui tutto è “normale” e cercano di giustificare ciò che subiscono, e quello “negativo”, in cui ogni cosa li spaventa e ricorda loro quanto siano “cattivi”.

Conseguenze sociali di una realtà distorta

I problemi non restano confinati alla mente del bambino, ma si estendono anche alla sua sfera sociale. Spesso, infatti, i bambini vittime di abusi sviluppano difficoltà nei rapporti con i pari, manifestando rabbia difficile da controllare o, al contrario, subendo passivamente qualsiasi tipo di comportamento negativo. Nel gioco, vediamo questo rappresentato negli intermezzi tra i livelli dei dungeon, in cui Isaac ha flashback in cui viene maltrattato dalla madre o dai coetanei.

Le rievocazioni traumatiche e gli incubi sono segnali importanti tra le vittime di abuso e rappresentano avvertimenti che genitori, educatori e caregiver dovrebbero saper riconoscere per intervenire prontamente. La tempestività è essenziale in questi casi, poiché situazioni di abuso possono protrarsi a lungo prima di essere scoperte, lasciando profonde ferite nella psiche dei bambini. Spesso, infatti, i piccoli hanno paura di parlare, o preferiscono credere che quanto accaduto sia normale, esprimendo il proprio disagio attraverso il gioco o il disegno.

Un successo tra difficoltà e orrore

Nonostante le tematiche forti, The Binding of Isaac ha saputo catturare l’attenzione del pubblico, grazie alle difficili sfide che propone e alla randomizzazione dei dungeon, ottenendo ottime recensioni. Il gioco ha visto ben due riedizioni, che hanno introdotto miglioramenti grafici e sonori, oltre a nuovi boss ed equipaggiamenti, ampliando ulteriormente la lore del gioco e rendendola ancora più macabra, grazie ai chiari riferimenti alla madre come principale fonte di disagio.

In definitiva, The Binding of Isaac non è solo un videogioco: è una rappresentazione simbolica del trauma e degli abusi infantili, trattati attraverso il filtro della fantasia di un bambino che cerca di dare senso a un mondo crudele e incomprensibile.

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