League of Flame: 10 Years Anniversary

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I videogame, si sa, non hanno vita lunga. Le tecnologie con cui vengono sviluppati, sia graficamente che tecnicamente, non smettono mai di evolversi ed è estremamente facile che vengano lasciati indietro dai propri fan e dai propri sviluppatori, dimenticati o, tutt’al più, trattati come “storia” dopo giusto un paio d’anni. Per questi motivi, quando riescono a sopravvivere in questo mercato, evolvendosi con esso, è giusto che vengano festeggiati. Un buon esempio di ciò è dato dal famoso League of Legends che proprio in questi giorni festeggia il traguardo del decimo anniversario.

Amato e odiato dai suoi stessi giocatori, LoL vede la luce nel lontano 27 Ottobre 2009, frutto del lavoro di Riot Games e di alcune delle menti che avevano lavorato alle mappe di Warcraft III: The Frozen Throne. Il gioco, ormai famoso a livello mondiale come eSport, rientra nella categoria dei MOBA (Multiplayer Online Battle Arena), in cui i giocatori si scontrano in matches 5v5 e 3v3 per il controllo della mappa e la conquista della base nemica tramite l’utilizzo di carismatici “campioni” dalle abilità uniche, ognuno dotato di una propria storia che li porta a lottare in queste Arene della Giustizia. La corposa lore dei personaggi ed il fatto che, per quanti soldi si possano spendere, non si possono che acquistare miglioramenti puramente estetici, sono infatti tra i motivi per cui il gioco ha conquistato milioni di giocatori in tutto il mondo. Un’utenza tanto grande porta, tuttavia, con sé dei risvolti molto negativi, per via dei quali molti si ritrovano tanto ad amare quanto ad odiare il videogame: parliamo della community stessa, definita come una delle più tossiche in circolazione. Non è un caso raro, infatti, ritrovarsi in una partita con giocatori meno o molto più bravi che, per tale motivo, si sentono giustificati ad insultare (talvolta con semplici epiteti, talvolta con istigazioni al suicidio o all’ammalarsi di cancro) o “trollare” (traendo in inganno gli alleati o aiutando i rivali) i compagni di squadra o nemici, in preda al più sfrenato ed iroso spirito agonistico, e finendo per rovinare l’esperienza di gioco.

Un comportamento dettato da una rabbia che lo psicologo Albert Ellis definirebbe di tipo esplosivo. Secondo tale studioso, esistono due tipologie di rabbia: la prima, già citata, è una rabbia disinibita, che esplode incontrollata e, in certi casi, immotivata e per questo può essere associata a disturbi patologici di personalità o dell’umore; la seconda è la rabbia di tipo implosivo, che non viene sfogata ma rimane a logorare dall’interno, creando pensieri e vissuti negativi che opprimono finché non portano il soggetto ad esplodere senza preavviso ed in maniera oltremodo violenta. Tali reazioni vengono spiegate da Ellis secondo uno schema ben preciso: i soggetti, in merito a degli eventi attivanti (come le avversità o, in questo caso, la sconfitta in un match), sviluppano credenze razionali (es.: “per vincere devo modificare la mia strategia”) o irrazionali (es.: “perdo perché non valgo/gli altri non valgono nulla e ciò non può cambiare”) da cui derivano rispettivamente conseguenze sane (come l’adoperarsi per far meglio nel match successivo) e comportamenti patologici (es.: “se non posso divertirmi vincendo, non deve farlo nessuno”). Ciò porta, naturalmente, ad una reazione problematica in cui l’intensità e la rigidità delle emozioni ed il modo di affrontarle diviene talmente anomalo da risultare patologico. Su queste basi, lo studioso elaborò la Terapia Comportamentale Razionale-Emotiva (abbreviata in REBT), il cui scopo non era tanto quello di marcare i vissuti dei propri pazienti come “sbagliati”, ma di tentare di attenuare la traduzione dei loro pensieri irrazionali in vissuti meno intransigenti e più tollerabili.

Per quanto interessante possa essere l’introspezione del giocatore medio di League of Legends, non è (sfortunatamente) nei piani di mamma Riot mettere a disposizione dei giocatori uno psicologo capace di somministrare tale terapia. Ci permette, però, di poter godere il gioco in maniera tranquilla tramite la nuovissima opzione che disabilita la chat interna, evitandoci così di assistere ad inutili flame (= litigi) e concentrarci sulle nostre strategie e meccaniche (di cui ci parla E. Sanna nel suo articolo Benvenuti nella Landa degli Evocatori).

Parlando di novità, è bene ricordare ai giocatori in lettura che in onore del decimo anniversario, la Riot ha annunciato la prossima pubblicazione del videogame in versione smartphone, nonché di un action rpg e di un gioco di carte digitale simile ad Heartstone che andranno ad utilizzare i campioni che già conosciamo bene. Ma non solo: per i prossimi dieci giorni, verranno aggiunte missioni che ci ricompenseranno con allettanti premi.
Che aspettate quindi? Ci vediamo nelle Arene della Giustizia, evocatori!

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