E se la morte fosse la tua migliore amica? La parabola di Hades

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Ah, Supergiant Games, non so quanti articoli dovrei scrivere in tuo onore per renderti giustizia.
Dai creatori di Bastion, Transistor e Pyre è arrivata su Steam a Dicembre la loro ultima opera (dopo un anno di esclusiva di Epic Games), intitolata Hades ancora in accesso anticipato.

Un dio adolescente

Hades fa parte di quel genere di giochi chiamati Rogue-like, sottogenere degli RPG che prevede alcune meccaniche per rendere ogni Run diversa dalla precedente: in questo titolo, ambientato in un non specificato periodo dell’epoca ellenica, andremo ad impersonare Zagreus, figlio del re degli Inferi Ade, e lo accompagneremo nella sua personalissima avventura per fuggire dagli Inferi e giungere al monte Olimpo per conoscere tutta la sua famiglia divina.
Già da questo incipit si potrebbe parlare lungamente solo della relazione conflittuale fra padre e figlio, la quale è solo apparentemente semplice: sotto di essa si nasconde un intricato rapporto caratterizzato da un astio da parte di Ade nei confronti dei suo fratelli nell’Olimpo per essere stato rinchiuso in quella enorme gabbia che sono gli Inferi. Il suo smisurato orgoglio diventa un elemento cardine per l’impossibilità di avere un rapporto sano e onesto con il figlio (anche per enormi differenza caratteriali con esso); ma ciò su cui vorrei soffermarmi maggiormente è come la Morte diventi un mezzo, e anche un fine, per rafforzare i legami fra tutti i personaggi, in primis quello fra Zagreus e Ade stessi.

Uno screenshot di uno dei tanti scambi di battute fra Zagreus e Ade


Gli Dèi e i legami

Nelle peripezie di Zagreus, ci troveremo a percorrere vari regni dell’oltretomba completando varie stanze piene di Shades, mostri mandati da Ade per uccidere Zagreus per ottenere vari tipi di ricompensa, utilizzando a nostro vantaggio vari tipi di armi; tra queste ricompense si annoverano valute da spendere dal nostro traghettatore di fiducia Caronte, potenziamenti per le armi, gocce di oscurità per rinforzare Zagreus quando fallisce (ci arriveremo a breve) e molti altri utili elementi.
Di tutti questi oggetti, sicuramente i più interessanti dal punto di vista narrativo sono i Boons, potenziamenti da parte di vari Dèi dell’Olimpo che arrivano sotto forma di messaggio: tutti i membri del pantheon vogliono aiutare il protagonista a compiere la sua missione.
Su questo punto, Hades si distacca da molti altri appartenenti allo stesso genere, poiché gli Dèi avranno un’enorme rilevanza nella storia e con essi, tramite scambi di regali, sarà possibile rafforzare il rapporto fra gli Dèi e il protagonista: rafforzare il legame con loro permetterà di ricevere potenziamenti sempre più potenti.

Nemmeno di fronte alla morte Zagreus abbandona la sua missione!

E se il fallimento fosse una vittoria?

In questo gioco, la psicologia è presente in abbondanza, da un padre che arriva a mentire al proprio figlio pur di non perdere l’unica persona con cui ha un legame diretto, alla personalità dei vari personaggi presenti che condividono la sofferenza dell’isolamento poiché vincolati solo in quel “buco” (come alcuni di loro lo definiscono) che sono gli Inferi.
Tutti questi personaggi condividono, in particolare, un tratto: la paura del fallimento.
In molti, in effetti, criticheranno il nostro protagonista per i suoi “futili” tentativi di fuga, ritenendo che la sua volontà sia sbagliata e infantile, frutto di un capriccio adolescenziale, arrivando a spingerlo verso la trappola della passiva accettazione del suo destino, finendo loro stessi per cadere nel circolo vizioso dell’apatia.
Apatia diventa la parola chiave, poiché, nel senso comune e sociale, è diffusa come norma non scritta che il fallimento non sia un’opzione; la paura di fallire, psicologicamente parlando, quando troppo forte, spinge i gruppi di persone nell’apatia e nell’inerzia. In realtà, Zagreus è consapevole che il fallimento sia qualcosa che deve affrontare, anche plurime volte, prima di raggiungere la libertà da lui tanto desiderata, e tutti questi “uccelli del malaugurio” non fanno altro che rafforzare il suo desiderio di mettersi in gioco, a costo di accettare le sconfitte, ma con la consapevolezza di uscirne rafforzato.

È davvero così spaventosa la disfatta?

Leggendo fra le righe, a mio modestissimo parere, Hades vuole provare a trasmetterci il concetto che il fallimento sia un’occasione da sfruttare, diffusa anche fra le divinità stesse, da sempre ritenute perfette per natura: senza fallimento non si può arrivare alla crescita personale, rappresentata magistralmente dalle apparenti meccaniche di gioco che permettono di potenziare il protagonista nella casa di Ade.
Non è possibile essere invincibili o infallibili (non lo sono stati nemmeno i giganti della storia dell’umanità) , ma ciò che ci può far sentire tali nasce dalla cooperazione con gli altri: difatti, numerosi Boons forniteci dagli Dèi sopracitati permettono a Zagreus di essere invincibile per un determinato periodo di tempo, senza i quali ciò non sarebbe concepibile. L’elemento che eleva il nostro protagonista ad una spanna sopra gli altri è la pura e semplice determinazione di raggiungere i propri obiettivi, rendendo la sua eventuale vittoria futura (di cui lui ha certezza) ancora più apprezzata e soddisfacente; tutto ciò porterà a legare ancora di più tutti i personaggi, agonisti e non, all’interno della storia.

Non temete i fallimenti, anzi, festeggiateli con una bottiglia di ambrosia con le persone che vi supportano in ciò che sembra apparentemente impossibile!

 

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