The Legend of Zelda: The Wind Waker – Un tuffo nel passato

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Introduzione

“The Legend of Zelda: The Wind Waker” è stato il mio primo gioco della saga di Nintendo e rappresenta per me un titolo significativo, in quanto ha provocato un cambiamento radicale nella mia esperienza videoludica.

La differenza più evidente tra questo titolo e quelli precedenti è la possibilità di esplorare il mondo virtuale in completa libertà e di assaporare ed ammirare i paesaggi di gioco senza aver fretta di completare gli obiettivi. Questa modalità di gioco era completamente nuova e si distaccava da quelle precedenti, che avevano storia e gameplay sempre lineari e nelle quali il giocatore si muoveva dal punto A, ovvero l’inizio, ed arrivava al punto B, che corrispondeva alla fine del livello o del gioco.

Nonostante per me il gameplay e la narrazione siano tra le componenti più importanti in un gioco, la prima cosa che mi ha colpito di Wind Waker è stata la grafica, composta da isole così colorate e personaggi tanto ben disegnati da farmi quasi sentire all’interno di un cartone animato e permettermi di vivere un’esperienza davvero incredibile. Per l’appunto, Miyamoto, l’autore della saga, ha scelto questa grafica cartoonesca e in cel-shading proprio per riuscire ad attrarre l’attenzione dei più piccoli verso l’esperienza degli Zelda. Un esempio di come la sua sia stata una decisione azzeccata è data dai miei genitori, i quali dando un’occhiata alla grafica hanno subito pensato che fosse un gioco adatto alla mia età e così, giocando a questo titolo, mi sono in seguito innamorato dell’intera saga dei The Legend of Zelda.

La trama e i personaggi

In Wind Waker il giocatore veste i panni del giovane Link, l’eroe della saga, che vive su un’isola insieme a sua sorella minore e sua nonna anziana. La vita scorre apparentemente tranquilla, quando all’improvviso la sorellina di Link viene rapita da un enorme pennuto. Questo dà subito inizio alla missione di salvataggio e fin dalle prime ore di gioco ci si ritrova faccia a faccia con Ganondorf, colui che si rivelerà poi essere il boss finale del gioco. L’obiettivo da raggiungere diviene man mano più ampio ed il giovane Link – e con lui anche il giocatore – si ritrova a dover sconfiggere Ganondorf e a liberare il regno di Hyrule dal male. Inutile dire che salvare un intero mondo a dieci anni è un’esperienza più unica che rara e perciò anche potente e sensazionale!

Link e Ganondorf, assieme alla principessa che dà il nome alla saga, Zelda, fanno parte della triade leggendaria che accomuna tutti i titoli di questa saga. Zelda, dal carattere forte e deciso, non è una principessa tradizionale, ma bensì è il capo di una banda di pirati e aiuterà molte volte Link nel corso del gioco. Ganondorf è l’antagonista che, con la sua figura enorme e maestosa e la sua musica tetra d’accompagnamento, mi incuteva più timore di tutti.

Oltre alla triforza, nel corso dell’avventura il giocatore si trova di fronte a creature molto particolari, un esempio è Drakar, la barca “vivente” con la quale si ha la possibilità di vivere numerose avventure. Si ha inoltre l’occasione di incontrare esseri molti insoliti come Falchi Viaggiatori, Korogu, pesci parlanti e draghi enormi.

I paesaggi di gioco e gli effetti sonori

Per quanto concerne l’esplorazione, buona parte del gioco la si passa esplorando ben 49 isole. Tuttavia, il gioco non presenta tempi di caricamento, questo perché i viaggi che si affrontano per raggiungere le varie isole li mascherano bene. Questo tipo di navigazione è utile anche a rendere l’esperienza di gioco ancora più appagante, poiché permette al giocatore di staccarsi per un attimo dalla storia principale e di navigare e cercare nuove isole da esplorare, isole che poi nascondono diversi enigmi risolvibili solamente tramite gli strumenti giusti.

Lo spirito di Wind Waker era esattamente questo: scoprire e catalogare le isole del mondo di gioco, trovare tesori sommersi, completare quest e sfide secondarie… insomma, tu, giocatore, puoi fare tutto quello che desideri.

L’esplorazione è resa sempre varia e diversa anche dalle condizioni atmosferiche in continuo cambiamento, infatti in pochi secondi si può passare dal godersi un cielo azzurro e un clima soleggiato al ritrovarsi sotto un cielo cupo, in balìa della tempesta. È il gioco stesso che fa presagire al giocatore quando il tempo sta per cambiare: I gabbiani non si sentono più, la musica cambia ritmo, appaiono mostri che cercano di disarcionare la nostra nave. Da piccolo, vedendo il tempo per mare cambiare, provavo un sentimento di vera paura e non vedevo l’ora di arrivare all’isola più vicina.

Questi fenomeni di feedback sonori sono chiamati affordance, ovvero indizi che ci suggeriscono come procedere o ci fanno capire che la situazione sta cambiando. Per esempio, se mentre navighiamo ci capita di avvicinarci sempre più ad un tesoro, cominceremo a sentire un rumore particolare e più saremo vicini all’obiettivo, più il rumore aumenterà. Questa è un’affordance sonora.

Tuttavia, questa non è l’unico tipo di affordance, infatti in Wind Waker abbiamo anche esempi di affordance non verbale: se Link deve accendere una torcia con la quale bruciare un oggetto lontano per poter risolvere un rompicapo, si può subito notare come i suoi occhi si posano su un bastone vicino, dando un suggerimento al giocatore riguardo a quello che deve fare. Altro esempio, sappiamo che quando affrontiamo un Boss dobbiamo colpire con la spada le parti del corpo del nemico che luccicano!

Skills development in-game

L’intera saga dei The Legend of Zelda stimola l’abilità del problem solving, ovvero la capacità di risolvere problemi. Il problem solving fa parte delle cosiddette soft skills ed è un’abilità che ci aiuta a superare i diversi problemi che possiamo trovarci di fronte nella vita quotidiana. Wind Waker può sicuramente aiutarci a potenziare quest’abilità grazie ai numerosi puzzle e alle situazioni da risolvere presenti nei dungeon.

Il gioco ci prende per mano, non ci pone fin da subito problemi difficili e che possono generare frustrazione, ma ci guida e ci allena a risolvere i problemi in maniera critica, attraverso l’analisi attenta delle situazioni di gioco. Nei dungeon, infatti, siamo spesso spinti a valutare delle alternative nuove e creative per, ad esempio, raggiungere tesori o stanze all’apparenza inaccessibili. Questo ragionamento e concentrazione stimolano il pensiero logico e di conseguenza potenziano il nostro problem solving.

 

Perciò, nonostante siano passati circa vent’anni, “The Wind Waker”, il primo capitolo della saga di “The Legend of Zelda”, rimane un titolo innovativo, colorato, fresco, adatto a tutti.

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