Dirty Bomb, un FPS che, forse, meritava di più.

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Cari lettori, mi trovo a scrivere questo articolo a distanza di pochi giorni dal probabile ultimo aggiornamento ufficiale di Dirty Bomb. Dal 15 di gennaio l’ultimo fps di casa Splash Damage si è spogliato di tutte le microtransazioni presenti. Gli sviluppatori assicurano che il gioco rimarrà online almeno per la durata di tutto questo 2019 a patto che una buona fetta di giocatori continui ovviamente a giocarci. Tutti gli elementi premium che fino ad adesso erano rimasti dietro ad un paywall sono diventati sbloccabili con la semplice moneta di gioco. E’ bene precisare che Dirty Bomb non ha mai goduto della infamata formula “Pay2Win” dove certi elementi e meccaniche di gioco favoriscono i giocatori che decidono di spendere moneta reale. Gli elementi da comprare non erano altro che skin, pacchetti o semplicemente trinkets che non andavano comunque ad influenzare il gameplay. Ma non è sempre stato cosi.

Per chi non lo conoscesse, (e come biasimarvi, visto la mancanza quasi totale di marketing) Dirty Bomb è un fps multigiocatore a classi free2play, fortemente incentrato su obiettivi. Erede di Quake Wars che a su volta percorreva le orme del vecchio Wolfenstein Enemy Territory. A riguardo di quest’ultimo potete avere maggiori infomazioni leggendo un mio vecchio articolo.

Il gameplay è molto semplice e intuitivo: Due squadre si danno battaglia in varie mappe, la prima cercando di impedire alla seconda di completare in seqenza tutti gli obiettivi vincendo cosi la partita. Il tutto viene arricchito dalla presenza di 23 “mercenari”, ognuno con armi ed abilità diverse. Ogni giocatore seleziona tre di questi personaggi all’avvio di ogni mappa che potrà poi usare in gioco. La scelta di questi mercenari gioca un ruolo importante in quanto in base alle varie necessità, un tipo di personaggio diverso potrebbe fare la differenza in una fase cruciale della partita. Al termine delle battaglie otterremo esperienza e crediti che potremo spendere in variati modi. Uno di questi sono le cassette, ovvero pacchetti che contengono un loadout scelto a caso per uno dei personaggi. Il sistema dei Loadouts va a comporre il core del gioco. Differentemente da altri titoli che utilizzano un sistema ad equipaggiamento, in Dirty Bomb le armi ed equipaggiamento sono legate a delle singole carte che ne influenzano le armi primare/secondarie/melee e 3 bonus.

Ogni personaggio ne possiede uno di default completo, ma per differenziare armi e bonus occorre spendere i crediti per comprarne uno direttamente ad un prezzo maggiore, o lasciare che la sorte ne droppi uno a noi utile tramite le cassette. Questo tipo di sistema è stato spesso oggetto di critica segnalato come fattore troppo randomico e che impediva ad un giocatore nuovo di avere la stessa versatilità di un veterano.

Dirty Bomb è stato lanciato come beta nel 2015 su Steam senza però spiccare mai il volo, arrivando semi morente al 2018, anno in cui ha visto il rilascio della sua versione 1.0. Poco dopo il rilascio però gli sviluppatori annunciarono la loro intenzione di bloccare il supporto al gioco, in quanto evidente la difficoltà di sopravvivere in un mercato così agguerrito con un prodotto poco popolare.  Come altri titoli di Splash Damage si è formata e persiste una forte fanbase del gioco che apprezza il TTK lungo di questo genere dj fps. Tuttavia una piccola porzione di giocatori non è abbastanza per mantenere a galla un titolo considerando le spese a carico degli sviluppatori.

Vittima di un cattivo marketing e pubblicità negativa il gioco è sempre stato altalenante con ondate di nuovi utenti dopo aggiornamenti che però hanno lasciato il gioco dopo alcuni mesi. La ritenzione dei giocatori è stata a mio avviso la grande pecca e mancanza poco curata dagli sviluppatori. Da giocatore e fan mi sono imbattuto spesso in novizi, confusi e persi per la mappa senza avere la benché minima idea su cosa fare. Il tutorial infatti non è stato mai curato fino in fondo lasciando ai nuovi giocatori ingenti lacune. Questi newbie diventavano poi pasto per gli “squali” veterani del gioco. Inutile dire che dopo aver terminato le tue prime partite con un K/D ratio prossimo allo zero, qualsiasi nuovo giocatore è davvero messo alle strette e deve decidere se valga la pena restare e imparare oppure disinstallare il gioco e passare al prossimo free2play di Steam. Questo circolo vizioso è sempre restato attivo e motivo per cui il numero dei giocatori non si è mai alzato considerevolmente. La poca intuitività del negozio e del funzionamento del sistema a carte che in passato è stato aggiornato molteplici volte hanno compromesso lo sviluppo di Dirty Bomb. Difficile anche per il titolo riuscire a staccarsi sempre di più l’etichetta di pay2win affibbiatagli da miriade di recensioni anche da parte di Youtuber molto famosi come per esempio AngryJoe. Complice anche una mancata comunicazione tra giocatori e sviluppatori, i primi spesso hanno richiesto dei bilanciamenti e correzione di bug, molto spesso ignorati o risolti in maniera discutibile, il che ha portato a spaccature, con conseguente abbandono del gioco da parti di altri giocatori.

Tutte queste incertezze hanno distolto l’attenzione da un gioco il cui il gameplay divertente, frenetico e richiedente una buona dose di abilità lo ha reso unico nel suo genere. Nonostante tutto gli sviluppatori hanno deciso di ricompensare gli appassionati facendo fare a Dirty Bomb un’ultimo respiro ancora per un’ultimo anno. Se non ci avete mai giocato e siete appassionati di sparatutto oldschool, vi consiglio di provarlo, i server sono ancora popolati e si trovano partite a qualsiasi ora.

Preparatevi eventualmente a prende delle mazzate sui denti in quanto la popolazione rimasta conta per la maggior parte di veterani che giocano dal 2015. Non scoraggiatevi in ogni caso e provate a godervi questo gioco il quale merita almeno di essere provato.

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