Mente simulativa e mente ludica: dai neuroni specchio ai Serious Game

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Avete mai pensato al fatto che la nostra mente è in grado di produrre infiniti mondi possibili?
E cosa significa immaginare un mondo completamente diverso e fantastico?
Oppure una storia così realistica che sembra vera? Questa capacità, tutta umana, è data dalla simulazione.

La simulazione, da sìmìl (insieme) è una rappresentazione dei fenomeni e dei processi che hanno luogo nella realtà così come siamo in grado di osservarla e di conoscerla. Ha largo spazio nella nostra vita, ci permette di inventare tanti mondi possibili e riproduce la realtà. Modella la forma della nostra mente, basandosi sulla teoria della mente situata, ovvero estesa al contesto in cui viviamo.

Interpretare, immaginare, fare finta: sono termini che troviamo nella vita di tutti giorni, ma soprattutto, nel teatro e nel gioco simbolico (o di finzione) che vediamo nei bambini. Sia nell’arte, che nella crescita, il gioco e la simulazione vanno a stretto contatto.

La teoria della mente situata ci spiega come la mente sia immersa all’interno del nostro corpo che, a sua volta, è situato in un ambiente vivo e stimolante, nel quale mente e corpo devono destreggiarsi per sopravvivere.
La teoria della mente situata e radicata nel corpo prende spunto dalle ricerche di Antonio Damasio sul cervello umano. Secondo Damasio, il cervello è destinato a creare mappe grazie all’interazione costante con l’ambiente. Le mappe cerebrali sono modelli nevrosi in continuo cambiamento poiché si modificano in corrispondenza dei cambiamenti e agli stimoli che l’ambiente intorno a noi può offrirci.
Basti pensare alle affordances che sono la prova tangibile che l’ambiente – anche quello virtuale, in quanto presenti anche nei videogiochi – è una realtà dinamica che influenza l’attività della nostra mente.

Tramite la simulazione si possono trasmettere idee, conoscenze, ipotesi, ci aiuta ad elaborare concetti astratti, a sviluppare l’arte e la creatività, ci aiuta a immagazzinare i ricordi, a fare ragionamenti e categorizzazioni, a provare emozioni ed empatia.
A tal proposito, i neuroni specchio sono una conferma sperimentale di come questi siano alla base del funzionamento della mente simulativa. Il sistema dei neuroni specchio illustra in modo documentato i processi neurobiologici sottesi all’elaborazione delle simulazioni in diversi ambiti, incluso quello della cognizione sociale.

 

 

Un’innovazione della mente simulativa è data dalla creazione e dall’impiego dei Serious Game.
I Serious Game sono il prodotto dell’intreccio tra mente ludica e mente simulativa: costituiscono una nuova via per acquisire e perfezionare le competenze. Sono attività digitali interattive che, attraverso la simulazione virtuale, consentono ai partecipanti di fare esperienze precise ed accurate in grado di promuovere – attraverso il gioco – percorsi attivi, coinvolgenti e di apprendimento. L’ossimoro “gioco serio” è proprio questo: combina l’attività di gioco, stimolante e divertente, quasi infantile, con la serietà data all’apprendimento e alla formazione.


Come accennato da Roger Caillois nella sua opera I giochi e gli uomini, il gioco è un’attività sia umana che animale e, in entrambe le specie, è considerata come una vera e propria palestra di vita.
Grazie all’attività ludica, sin da bambini impariamo a capire come va il mondo: un bambino impara il nome di alcuni oggetti, si immedesima in ruoli diversi dal suo, inventa storie fantastiche grazie all’uso di pupazzi: il gioco simbolico è una delle prime attività di mente simulativa.

 

 


Sempre secondo Caillois, uno dei quattro aspetti da lui trovati nell’attività ludica è il mimicry: è quella capacità che ci spinge al gioco di finzione (il role-play, la recitazione). I serious game trovano nel gioco la loro ragion d’essere e rappresentano una forte spinta motivazionale per i giocatori.
E’ una motivazione intrinseca, dona gratificazione in quanto è fonte di energia positiva: interesse, curiosità, esplorazione, senso della competizione, aumento della propria autoefficacia.

Solitamente, sono giochi specifici per la formazione, ma anche videogiochi destinati al pubblico di massa contengono elementi utili all’apprendimento, ad esempio storia e geografia. Basti pensare a giochi come Assassin’s Creed o Age of Empires; oppure ai vari simulatori sportivi o di vita lavorativa. Danno al giocatore, oltre al divertimento atteso, anche una minima base d’apprendimento.
Sta di fatto che il Rinascimento diventa, ad esempio, molto di più di una semplice paginetta di storia. Diventa una vera e propria esperienza, seppur fantastica.

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