Esport: essere un talento o diventare un campione? L’importanza della psicologia nella storia di Teo Boz

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“Ciao, Mateo! Piacere di conoscerti, mi hanno detto che giochi a FIFA con risultati “discreti”. Anche io sono un giocatore su PS4, aggiungimi se ti va così quando sei comodo ci possiamo fare due chiacchiere in party”

“Ciaoo! Piacere mio, “discreti” hai detto bene… mi manca quel click”

 

Il punto di partenza

A gennaio 2019 questo scambio di battute ha dato il via ad una delle collaborazioni (atleta esportivo – psicologo dello sport) più interessanti e stimolanti che ho avuto fino a questo momento nella mia giovane carriera.

Partiamo dal presupposto che i risultati “discreti” di cui sopra consistevano all’epoca in uno score di 23-7 in Weekend League, nella modalità Fifa Ultimate Team su FIFA19.
Per i non addetti ai lavori, è un risultato grandioso per la maggior parte dei giocatori che non hanno mire di diventare professionisti, considerando soprattutto che ad ogni vittoria FIFA ricalcola il tuo ranking per trovare giocatori con livello di abilità simile.
Se da una parte il mio “discreti” era palesemente ironico, dall’altra Mateo, in arte Teo_Boz (clicca qui per visionare il profilo), lo valutava sinceramente come mediocrità. Una delle prime cose che si imparano sul campo della psicologia dello sport è che l’attitudine al miglioramento e alla crescita individuale (e di gruppo) è un processo continuo che si fonda su consapevolezza e duro lavoro.
Potete quindi immaginare la mia sorpresa nel capire la differenza nel significato che Mateo ed io attribuivamo a 23-7, ci è voluto poco prima che capissi quanto quel risultato per lui fosse una base di partenza e non un punto di arrivo.

La preparazione mentale

Dopo poche settimane di lavoro insieme, Mateo mostrava di ascoltare, capire e applicare in modo sorprendentemente naturale molti dei suggerimenti che gli fornivo, ma non si limitava a questo.
Ad ogni nostra chiacchierata mostrava un interesse crescente verso l’aspetto mentale del proprio gioco e di quello degli altri, un interesse genuino a carpire ogni possibile dettaglio e metterlo a frutto per migliorare il proprio gioco.
Se ci sono indicatori che meglio esprimono la potenzialità di un atleta esportivo, chiedo ai nostri lettori di farmeli presenti, perché io non le conosco.
Con il passare delle settimane e con la crescente voglia di scoprire i propri limiti, Mateo ha iniziato (so che può suonare come un paradosso) ad ispirare anche me.
Ho iniziato a cercare video e articoli relativi agli algoritmi più efficaci in FIFA per far coincidere la libera espressione del suo gioco con la funzionalità di determinate situazioni.
Un esempio banale riguarda l’uno contro uno con il portiere: come ogni altro software, FIFA premia alcune scelte del giocatore piuttosto che altre. Se il portiere ad esempio esce verso l’attaccante lanciato a rete, il tiro piazzato perde di efficacia e – all’aumentare della vicinanza tra attaccante e portiere – il pallonetto diventa una soluzione sempre più remunerativa. Questo incrementa le possibilità di successo a favore di una soluzione piuttosto che un’altra secondo un conto puramente matematico gestito dall’algoritmo di gioco.
Capire e lavorare sulle interpretazioni delle situazioni in-game è stato il primo passo di crescita: detto fatto per Mateo; meno di un mese e le sue medie di goal per partita erano già in ascesa.
Non pensate che io sia un mago, un miracolista, o un veggente; sono solamente un ottimizzatore di performance e un ascoltatore più che valido.
L’obiettivo dichiarato da Mateo erano le 27 vittorie (che permettono l’accesso alle qualificazioni di tornei internazionali) e dopo un iniziale incremento medio delle sue vittorie per Weekend League (da 23-7 a 25-5) la cosa che più mi sorprendeva era la sua fame di competizione.
Considerate che, come in ogni altro aspetto o attività di vita, porsi degli obiettivi raggiungibili è una delle prime pratiche da stabilire. Se non riusciamo a capire perché facciamo quello che stiamo facendo, la motivazione scema e diventa sempre più difficile trovare una relazione tra la nostra azione ed il fine che vogliamo raggiungere.
Se per molti atleti l’obiettivo ultimo è la vittoria (atteggiamento necessario, ma non sufficiente), Mateo mi ha sempre dichiarato il suo interesse verso la competizione. “Voglio fare 27 vittorie per poter giocare contro i migliori, quelli più forti del pianeta. Penso di poter arrivare al loro livello e le 27 vittorie sono il primo step per dimostrare a me stesso e a loro che ce la posso fare”.
Da questo punto di vista il ragazzo continuava a sorprendermi: la sua curiosità e la sua attenzione al processo prima del risultato ricalca i fondamenti stessi della psicologia.
Questo suo discorso mi è rimasto impresso, alla pari di quanto – mi auguro – Mateo ricordi la mia risposta: “Hai l’atteggiamento giusto e quello è fondamentale perché è una delle componenti più difficili su cui lavorare da un punto di vista mentale. Ho visto qualche tua partita e voglio dirti da subito che secondo me – considerando il tuo tipo di gioco e come FIFA si evolverà dal 19 al 20 – l’anno prossimo non farai 27, ma entro Marzo 2020 mi sparerai un 28-2.”.
Con la mente sul processo e la voglia di raggiungere il risultato, il nostro lavoro ha iniziato a convergere l’attenzione oltre le situazioni specifiche di gioco e verso l’avversario.
If you can’t play the game, play the man”: se non puoi giocare la partita, gioca contro il tuo avversario. È infatti importante ricordare che si compete sempre contro altre persone, anche attraverso uno schermo. Per loro stessa natura queste, come tutti, sono sottoposti a stress e ad un insieme di emozioni che si negoziano all’interno di una partita, del suo andamento e del risultato.
Come per l’attenzione verso il gioco, Mateo si è dimostrato incredibilmente recettivo nel comprendere, assimilare ed applicare strategie specifiche, atte a portare l’avversario in una zona di poco comfort, favorendone errori e non interrompendolo mentre questo continua a farne.

Inutile dirvi che il 27-3 non ha tardato ad arrivare, ad ottobre 2019 infatti ha raggiunto il suo obiettivo, ma non si è fermato lì, come potreste a questo punto immaginare.

I risultati di oggi

Pochi mesi dopo, durante la prima settimana di Marzo 2020, Mateo ha confermato i miei sospetti chiudendo la WL con 28 vittorie, fino qui tutto come da previsione. Non vi nego che ero molto contento per aver azzeccato il pronostico del 28 e per aver ricevuto conferma delle mie sensazioni in relazione al potenziale del ragazzo. Pensate che questo gli sia bastato? Valutate voi da quanto segue…
La settimana successiva ha pensato bene di fare un perfect score, portando l’asticella all’altezza massima con un dirompente 30-0. Non penso di dover aggiungere altro.

Molti atleti avrebbero stappato la bottiglia in fresco per le occasioni speciali, Mateo invece mi ha detto “Devo essere sincero Jack, potevo giocare meglio alcune partite e ci sono state situazioni in cui ho corso dei rischi che avrei potuto evitare”. Come rispondere ad una dichiarazione del genere? Francamente non sapevo cosa dire, per cui mi sono limitato ad una domanda sufficientemente retorica: “Ti rendi conto che se giochi 30 partite non puoi fare 31 vittorie, vero? Matematicamente non è proprio possibile.”
La risposta di Mateo è stata talmente semplice da spiazzarmi e confermare la sua totale competitività ancora una volta: “Non ho incontrato i migliori, quindi non so se contro di loro avrei fatto lo stesso risultato”.
Penso che questo definisca meglio di qualsiasi altra cosa la sua completa dedizione a migliorarsi giorno dopo giorno e la sua capacità di non essere soddisfatto anche davanti ad una peak performance(risultato massimo ottenibile) come il 30-0 in WL.
L’evoluzione psicologica del ragazzo è fuori discussione, la sua voglia di essere domani meglio di quanto sia oggi segue a ruota. Nonostante lui continui a sostenere che ci sia molto del mio nei suoi risultati, io gli faccio sempre presente come nessuno possa trasformare una roccia in un diamante. Il diamante esiste, ma è tanto raro quanto prezioso, delle volte grezzo ma sempre potenzialmente unico. Quello che Mateo ha fatto è stato fidarsi di me e darmi la possibilità di limare alcuni dettagli del suo approccio alle partite o a situazioni specifiche nelle stesse.
Di fatto io non ho fatto altro che metterlo nella condizione mentale di credere in se stesso e nelle sue capacità di competere ad alto livello; costanza, freddezza e interpretazione del gioco sono sempre state parte del suo repertorio e da questo punto di vista penso che lui abbia insegnato a me tanto quanto io ho aiutato lui.
L’anno prossimo, con FIFA21, lavoreremo su aspetti specifici del gioco (che vengono leggermente modificati di anno in anno e a volte anche nello stesso anno con modifiche dei meta) e punteremo a portare le sue performance al livello successivo.
Con l’obiettivo di raggiungere il 27-3 minimo per le qualificazioni internazionali il più in fretta possibile e cercare di realizzare il suo sogno di rappresentare una squadra professionistica di calcio nel panorama esportivo svizzero.
Restate con le orecchie tese, da qui in poi ne vedremo delle belle!

Pensi di aver la stoffa per diventare e-sportivo? Scrivici!

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