Videogiochi: gli odierni narratori di fiabe

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Ogni volta che accendiamo un videogame sullo schermo cominciano ad apparire i titoli, parte la colonna sonora e all’improvviso un narratore comincia a raccontarci qualcosa; in sottofondo si sentono diversi suoni che accompagnano le varie immagini che si susseguono l’una all’altra, cominciano poi ad animarsi, la telecamera segue ogni azione, gira a destra, sinistra, su e giù, il narratore poi cessa di parlare…e ci invita a vivere quel racconto, piuttosto che ascoltarlo. I videogiochi sono divenuti un media estremamente raffinato e particolare, essi sono in grado di fungere da mezzi di svago, di sfida, sono adoperate su piattaforme che consentono di socializzare, di trasmettere messaggi, appassionare e intrattenere con le loro storie, riuscendo a creare nuovi modelli o icone per i fan e scatenano nuove mode.

I videogiochi sono però riusciti a diventare anche i nuovi successori delle fiabe, dei racconti classici e moderni, con reinterpretazioni, colpi di scena e revisioni nel concept globale di storia conosciute sin dall’infanzia.

Ogni volta che ci si appresta a giocare ad un titolo videoludico, si percepisce in diversi frangenti la sensazione di essersi imbattutti più in un racconto che in un gioco rispetto al passato. Avanzando sempre più nel gioco è come se si avanzasse anche nella lettura di un racconto, i tasselli mancanti compaiono dinanzi ai nostri occhi e ciò ci spinge a proseguire, a scoprire sempre più la trama che dobbiamo ottenere con i nostri meriti, con la pazienza e dedizione fino ad arrivare alla fine.

Ovviamente i videogiochi non sono in tutti gli effetti solamente storie raccolte in maniera più complicata ad un particolare pubblico di spettatori. E’ come se oggi. oltre a possedere una componente di giocabilità (intesa come meccaniche di gioco, es. sparare, correre, mirare ecc…), si sia affiancata e affinata la comparsa di una trama e il sottobosco che vi è attorno ad essa.

Se in passato ai diversi videogiochi veniva richiesta solo la componente riguardante le meccaniche di gioco, adesso appare impensabile che un gioco sia sprovvisto di un filo narrativo conduttore, di una trama che porta e giustifica i cambiamenti di ambientazioni, di scelte riguardante missioni e obbiettivi.

Il videogioco ha consentito di far riaffiorare in molte persone qualcosa che solo le storie raccontateci durante l’infanzia riuscivano a scatenare, ossia la curiosità.

Essi han saputo riproporre il piacere dell’attesa, della riflessione e dello stato di suspance come se oltre a imporre un sentimento di sfida si legasse anche un inconscio desiderio di scoprire e ricevere nuove informazioni dal gioco, fin quando non si giunge al finale.

Da questa visione d’insieme delle cose, molti videogiochi han saputo sfruttare in modo originale la componentistica riguardante la trama, aggiungendo la possibilità di poter ottenere più finali diversi di uno stesso gioco in base alle scelte che un giocatore va a compiere durante le sue partite e offrendo anche modelli di narrazione differenti.

La narrazione e la trama sono ciò che rendono in molti casi apprezzabile un videogioco, poiché è su di essi che si vanno a costruire le ambientazioni, gli strumenti, i personaggi e gli stili di gioco.

Rispetto ad un libro, i videogiochi offrono più chiavi di lettura di ciò che vanno a narrare, alcune criptiche, altre più chiare ed immediate come se si stesse guardando un film; alcune richiedono, per scoprire e capire la trama, la ricerca di frammenti di storia che viene narrata da alcuni personaggi o scritte su note e descrizioni d’oggetti sparsi nel mondo di gioco da reperire per proseguire.

In conclusione, il videogioco è divenuto in quest’epoca uno degli strumenti più versatili e affascinanti, che ha saputo stupire e reinventarsi sotto molti profili; possibilmente visto come un narratore moderno, esso permette a chi gli presta attenzione di immedesimarsi nel racconto, suscita emozioni e fa riscoprire bambini anche chi di fiabe non ne sente più da molti anni ormai.

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