Spyro: Il ritorno di una piccola, ma grande leggenda

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Con l’annuncio per questo settembre della Spyro Trilogy Reigited, il mio lato bambinesco o meglio adolescenziale si è risvegliato.

Il draghetto è una delle prime fortunate serie che hanno conquistato i cuori di molti vecchi videogiocatori all’epoca del suo debutto, creando l’accesa disputa sulla console PlayStation 1 su chi detenesse lo scettro di personaggio più iconico tra lui e i detrattori di Crash Bandicoot.

Spyro è l’antitesi dell’immaginario classico sui draghi, creature possenti e feroci, molto spesso prive di un qual si voglia raziocinio, emissari del male o del caos…il piccolo draghetto viola è senza dubbio l’opposto di ciò che si aspetta di trovare in un videogioco con un drago.

La serie del draghetto più amato nel palinsesto videoludico fu sviluppata da Insomniac Games (i primi tre giochi), ossia dal 1998 al 2000, trovandosi poi orfano e acquisito da altre case videoludiche sino ad Activision nel 2007.

Questa nuova apparizione di Spyro avrà spinto i molti a gioire, altri a lamentarsene e altri ancora a domandarsi…perché? Riflettendo su quali fossero le motivazioni a proporre giochi “datati” su piattaforme avanzate e con gameplay diversi.

È chiaro che i videogiochi sono creati per poterci ottenere un profitto, il fatto di avere un brand molto forte e famoso che non veniva riproposto da anni ha permesso questo clima di forte hype e desiderio da parte dei vecchi affezionati di rigiocarci (me incluso); il fatto che i capitoli riproposti siano i primi 3 (ossia i più degni di nota) conferisce anche un senso d sicurezza e garanzia per chi li ha conosciuti.

Questo svecchiamento del titolo fa però temere ai più di ritrovarsi tra le mani un gioco che non sia in grado di soddisfarli come in passato, vedasi per le meccaniche come detto prima antiquate o per la sbagliata convinzione di trovarci una sfida complessa che può però risultare deludente.

Spyro era amato da tutti perché le interazioni con i personaggi, la storia, ma soprattutto la giocabilità erano facilmente intuibili e accessibili alla maggior parte del pubblico di qualsiasi età.

L’epoca videoludica in cui ci stiamo ponendo oggi scompone prevalentemente dal senso di competizione e di elaboratezza nelle trame o nel gameplay, chi conosce già il purpureo drago sa cosa comprerà e lo fa più per un senso di trasporto alla malinconia degli anni di gioventù, mentre chi si ritroverà a scoprirlo per la prima volta è facile che non riuscirà a farsi convincere o amare appieno il gioco in gran parte dei casi.

Spyro è stato a mio avviso ripresentato al pubblico per vari motivi, si è voluto innanzitutto giocare sul lato emotivo e sentimentale, il desiderio di far risorgere e far conoscere anche a un nuovo pubblico una vecchia leggenda che merita a mio pare di essere rispolverata, ma soprattutto per fini puramente commerciali.

Il fatto se fosse necessario o meno far uscire questa raccolta è quindi inserito nella sfera prevalentemente economica; una scommessa degli sviluppatori che punta più a credere nei vecchi nostalgici rispetto che alle nuove leve.

Spyro è l’icona di una generazione di console, un titolo che merita di essere riscoperto, anche dai nuovi videogiocatori, ma che rischia di incagliarsi come accontentino/occhiolino a quei giocatori che ricercato il passato e ripudiano il presente.

In conclusione, mettere a priori in discussione una Leggenda è inappropriato, il magico draghetto ha saputo regalare un numero spropositato di ore di divertimento al videogiocatore che ero in passato e chissà che non riesca anche oggi a coinvolgere me, i suoi vecchi fan e magari un suo nuovo club di appasionati.

Forse nei tempi che corrono adesso con giochi che cercano di prendersi sempre più seriamente, l’idea di ironia e di semplicità, di tematiche comuni e poste come le si porrebbe a un bambino saranno la chiave vincente di un nuovo successo: “Sembra che ci sia bisogno (ancora) del mio intervento!” (SPYRO).

 

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