“Gamer” – Da categoria a “status” da guadagnarsi

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Abbiamo visto nell’articolo precedente, come il concetto di identità stia evolvendo sotto i nostri occhi senza che quasi riusciamo ad accorgercene. Tale concetto tende a combaciare – nel caso di alcune scuole Antropologiche – con il concetto di “cultura”.

Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società” (E.B. Taylor – La cultura primitiva, 1871). 

Con la resa sempre più complessa dei videogiochi da un lato, e dei fruitori del suddetto medium dall’altro, il prodotto ha cominciato ad entrare sempre di più in diversi aspetti artistici. Un videogioco tipo che ha un medio successo, tendenzialmente tende ad avere una buona sceneggiatura (scrittura), una bella grafica (arti visive), spesso il sound colpisce (musica), ed ora, sia con Death Stranding che Cyberpunk2077, si sta intrecciando anche con il cinema. L’espressione artistica dell’essere umano è essa stessa un riflesso della propria cultura ed identità, quindi, retroattivamente, dato il meccanismo delle strutture antropologiche (Levi Strauss) di scambio reciproco fra Natura e Cultura, influenzano l’identità di alcuni individui.

Un classico esempio è il divario generazionale tra chi gioca a Fortnite e chi no, la complessità acquisita dai videogames sta facendo in modo che il videogioco diventi un elemento identificativo di alcune categorie, e più la tecnologia ed il pubblico aumenta, più queste categorie diventano divise e complesse.

Capitò personalmente allo scrivente, di un ragazzino di 12 anni sorpreso che conoscessi alcuni termini come “pro”, “noob” e “gg”, senza però nutrire interesse nei giochi che lo attiravano per via della differenza generazionale. In particolare qui assistiamo ad un esempio lampante della creazione di un nuovo tipo di cultura intesa come elemento di identità: Il riconoscimenti tra individui in base ad un linguaggio comune.

Questo preambolo iniziale è fondamentale per comprendere cosa significa essere Gamer al giorno d’oggi.

Un videogiocatore assimila gli elementi culturali del medium e li rielabora in relazione con altri individui simili a lui, come i non-giocatori possono incontrarsi e parlare di calcio, automobili, lavoro, i gamers possono ampliare la gamma di punti in comune. Tendenzialmente il videogioco tenderà ad assumere una rilevanza primaria in quanto tende ad incorporare più elementi artistici e diverse tipologie di divertimento, da quello più “fisico”-reattivo a quello più “mentale”-riflessivo.

Si comprenderà che la casalinga che gioca a Candy Crush per mezza giornata tutti i giorni non è ascrivibile alla categoria dei Gamers, non è l’atto di giocare a rendere il videogiocatore tale, ma è il rendere il gioco – e gli elementi dello stesso – Parte integrante e viva di una cultura, e di conseguenza, dell’identità di un gruppo di individui.

A supporto di ciò, anche la nascita della categoria agonistica, i “gamers pro”, che si giocano letteralmente cifre da capogiro negli e-sports. La categorizzazione quindi si fa più complessa man mano che la categoria relativa diventa più ricca, embrionalmente, forse, siamo spettatori della nascita di un nuovo segmento sociale.

 

 

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