Perché ci piace la OST di God of War

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn

Da videogiocatore e appassionato di musica ho sempre pensato che la colonna sonora di un videogame sia una delle componenti più importanti quando si tratta di creare emozioni. Dal jazz/funk di Mario Kart alle epiche boss theme di Dark Souls, giocare diventa un piacere sublime quando la OST è fatta a dovere. Ci sono numerosi esempi di videogame diventati famosi proprio grazie alla loro atmosfera musicale, o al contrario, di singoli brani che separatamente dal gioco sono diventati un mito a sé stante.

Oggi vorrei parlare di una colonna sonora che ho molto apprezzato, quella dell’ultimo God of War. Chi ci ha giocato sicuramente sarà rimasto colpito dalla forte impronta musicale di questo titolo, ma perché poi? Cos’ha la soundtrack di God of War di così memorabile da essere stata così osannata dai suoi fan? Sicuramente parte del merito è dovuto alla sua qualità complessiva veramente di ottimo livello, ma c’è un elemento che innegabilmente ha avuto la sua parte: il leitmotiv. Cos’è? Per definizione è “una breve melodia che si ripresenta in diverse occasioni ed è associata a un personaggio, un luogo o un’idea”. In God of War diversi personaggi hanno il loro leitmotiv personale, possiamo considerarlo la loro impronta digitale musicale. Quando sentiamo il leitmotiv di Kratos, ad esempio, sappiamo che quello “è il suo momento”, che è lui il protagonista della scena (e che probabilmente sta per spaccare la faccia a qualcuno). Il leitmotiv ci dice “senti queste emozioni? Sono le emozioni di questo preciso personaggio quelle che stai provando”.

Ma ora vediamo qualche esempio pratico così  capiamo meglio questo leitmotiv e vi mostro qualche altra cosa interessante.

(POSSIBILI SPOILER)

Partirò dal tema principale, quello con cui Santa Monica rivelò il videogioco a tutto il mondo durante l’E3 2016. Intanto identifichiamo subito al suo interno il leitmotiv di Kratos (la melodia cantata dal coro), che udiremo in altre occasioni nel corso dell’avventura, di solito quando sta per fare qualcosa di molto ganzo e mascolino tipo uccidere un dio. Quindi è il tema principale, c’è il leitmotiv di Kratos e ci sta, è la sua avventura del resto. Però cosa udiamo oltre ad esso in certi momenti? Un leggero e malinconico suono di violini. Ma che ci fanno dei violini nel tema principale di God of War, dove la forza bruta regna sovrana? Ci ricordano che Kratos non è più quello di un tempo, è invecchiato, è diventato padre ed ha appena perso sua moglie. Ci dicono che nonostante sia ancora il dio della guerra lui è diventato debole ed è afflitto dalla sua sofferenza, dai sensi di colpa per l’uomo che è stato in passato. E’ un tema meraviglioso ma ora passo ad altro per non dilungarmi oltre.

Memories of Mother” è il triste brano che udiamo all’inizio del gioco, quando Atreus dice addio alle spoglie della madre. La protagonista del brano è una voce femminile malinconica e distante, un caso? Ovviamente no. La melodia portata dalla sua voce la possiamo additare come il leitmotiv di Feya (la madre appunto). Fateci caso, la sentiremo di nuovo quando alla fine del gioco Atreus spargerà le ceneri di lei dalla cima di Jotunheim. Eh si, sua madre, anche se per pochi effimeri istanti, è di nuovo lì con lui ed è orgogliosa di come sta crescendo (l’accompagnamento alla voce questa volta è diverso e più “ottimista”, passatemi il termine, e nostalgico).

Un altro brano molto figo (figo è la parola giusta) è ”Deliverance”, il tema del primo combattimento di Kratos contro Baldur (“lo sconosciuto”). La prima cosa che sentiamo è il leitmotiv di Baldur, suonato in questo caso da un violino agile e veloce che ci aiuta a capire che combattimento dinamico sta per avere inizio. Il brano nel suo sviluppo si fa sempre più intenso: tamburi, ottoni, cori. Insomma i due avversari se le stanno dando sempre più malamente e si vede (e si sente). Più avanti però sentiamo anche il leitmotiv di Kratos che si alterna a quello di Baldur. Eh si, Kratos e Baldur si danno battaglia non soltanto sullo schermo ma si sfidano anche musicalmente.

Per concludere, ascoltatevi anche “Lullaby of the Giants” (“la ninnananna dei giganti”). E’ un brano che descrive non un personaggio ma un intero popolo, del quale il gioco ci dice poco o nulla se non della loro triste fine. Ascoltatelo, e capirete quali creature magnifiche e gentili devono essere stati questi giganti.

Ciao e alla prossima!

More to explorer

Skyrim: Chirurgia grafica 8 anni dopo.

11 novembre 2011, il famoso 11-11-11. Sono passati pochi giorni dall’ottavo compleanno del 5° e (per ora) ultimo capitolo della celebre saga di The Elder Scrolls. Skyrim, durante il corso di questi anni, ha visto il suo rilascio anche sulle

I vestiti del nostro avatar influenzano chi siamo

Gli appassionati di RPG ne sono ben consapevoli: la personalizzazione del nostro avatar richiede sempre un tempo considerevole, e delle decisioni che vanno decisamente ponderate. La psicologia, negli ultimi anni, ha dato base scientifica all’importanza di questo momento di gioco.

Perchè guardare altri giocare? Psicologia dello streaming

Già nell’era delle sale giochi non mancava il pubblico che si radunava attorno al cabinato per per vedere se il “campione” locale” fosse riuscito a battere qualche record, o come un amico affrontava un passaggio particolarmente impegnativo. Questa dimensione sociale

Leave A Comment

Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza d'uso dell'utente. Proseguendo nella navigazione dichiari di aver letto e accettato i termini e le condizioni di utilizzo, per maggiori informazioni a riguardo clicca

QUI