Il Giappone punta sull’apprendimento videoludico

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

 

E’ davvero possibile creare un  metodo di studio che rimpiazza i libri con i videogiochi?
Un’azienda nipponica, chiamata Gemutore, crede di sì, e ha sviluppato per i propri studenti un nuovo programma di studi che si basa sui videogiochi.

Le lezioni, della durata di un’ora, sono tenute da un gruppo formato da tre studenti e un tutor, e seguono un programma di studi che verte al pensiero critico, all’elaborazione di informazioni e all’autonomia nei processi decisionali. 

Gemutore, infatti, crede che i videogiochi abbiamo un altissimo potenziale per sviluppare diverse capacità e aumentare le conoscenze nei ragazzi.

Kazuki Obata, CEO dell’azienda, pensa che il settore videoludico possa offrire un valido supporto ai bambini senza la pressione emotiva che di solito subiscono in una normale classe di studi. 

Le sessioni educative per il momento si svolgono solo nel weekend e non interferiscono con le lezioni normali. Questo perchè il progetto, proprio per la sua innovazione e “stravaganza”, ha suscitato la paura di molti genitori, restii a cambiare così tanto il mondo dell’educazione.
Le sessioni di studio si svolgono principalmente al mattino, tramite video o chat vocale, mirando a stimolare gli studenti nella prima parte della loro giornata.

Uno dei primi obiettivi comunque sembrerebbe quello di impedire agli studenti di perdere il riposo notturno stando svegli durante la notte davanti ai videogiochi.

L’azienda mira a sviluppare le capacità dei bambini preparandoli per una vera e propria carriera in futuro, al di là del mero percorso come videogiocatori professionisti della scena eSports.

More to explorer

Videogiochi e turismo: binomio possibile

Vi è mai capitato di provare un videogioco ambientato in una location reale, come il Messico o le Hawaii e avere il desiderio di andare in quei luoghi? In realtà è un fenomeno piuttosto comune, visitare luoghi che abbiamo già

Perché giochiamo ai videogiochi?

I videogiochi sono sulla scena dell’intrattenimento ormai da molto tempo e, da quando esistono, portano con sé stigma sociale, stereotipi e discussioni. Viene quindi naturale chiedersi: come mai, se i videogiochi sono tanto stigmatizzati, il numero di videogiocatori continua a crescere?

Scrivi un commento

Questo sito utilizza i cookies per migliorare l'esperienza d'uso dell'utente. Proseguendo nella navigazione dichiari di aver letto e accettato i termini e le condizioni di utilizzo, per maggiori informazioni a riguardo clicca

QUI