L’importanza degli emulatori per la conservazione dei videogiochi

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Emulatori Nes, Neogeo, Snes, Amiga, Commodore, Genesis e chi ne ha più ne metta, saranno sicuramente conosciuti dalla maggior parte di voi lettori.
Questi programmi per la maggior parte Open Source sono dei software creati per essere in grado di emulare su computer recenti, altri tipi di sistemi videoludici prevalemente del passato. I passi tecnologici raggiunti dagli sviluppatori di questi software sono impressivi, con console molto recenti come Wii U e Ps3 che sono in grado di essere emulate in maniera molto convincente su un computer anche di fascia media.

Per motivi di limitazione tecnica la storia degli emulatori è molto giovane e risale agli ultimi anni 90, con la pubblicazione dei primi emulatori NES e MAME. Quest’ultima in particolare garantiva alla prima generazione di videogiocatori la possibilità di giocare e rigiocare i titoli arcade direttamente da casa senza spendere una fortuna in gettoni

Le grandi compagnie già al tempo cominciarono a mettere gli occhi su questi emulatori, cominciando una lunga battaglia che si protrae ancora ai giorni nostri, come per esempio il caso dell’attacco di Nintendo verso svariati siti web distributori di Rom di un paio di anni fa.

 

 

Tralasciando per un attimo la questione morale ed etica che circonda il mondo degli emulatori, al momento è bene volgere gli occhi al passato focalizzandoci su di una categoria di giochi che difficilmente acquistiamo in questi anni attuali: i giochi retro. Non intendo i giochi ispirati a vecchi classici del passato, ma le vere proprie copie che un tempo erano vendute nei negozi e distribute nei Blockbuster.

E’ noto come la conservazione dei videogiochi attualmente sia difficile. Gran parte dei vecchi videogiochi che non hanno visto una seconda luce del sole, dovuta a redistribuzioni o rilasci aggiuntivi, vengono abbandonati e difficilmente sono reperibili dall’utente medio. Contrariamente al mondo dei film che vengono ancora distributiti tramite servizi di streaming o negli originali cofanetti per vari sistemi di intrattenimento, i videogiochi più vecchi non hanno questa fortuna.

Esistono sistemi come la linea Virtual Console di Nintendo e i giochi scaricabili dagli store online delle altre console. Ma se parliamo di titoli più oscuri, indie e giochi che non hanno mai attraversato gli oceani,  le vie legali per ottenerli e giocarli diventano scarse se non addirittura assenti. 

Un caso curioso è quello dell’originale Prince of Persia del 1989 che vide Jordan Mechner il creatore del gioco, perdere il floppy contenente il codice sorgente, ritrovato da suo padre in un cassetto due decenni dopo nel 2012.

 

 

Più di 700 giochi sono stati rilasciati per vie ufficiali sulla console Nintendo SNES originale e solamente 74 hanno rivisto un rilascio sulla Virtual Console della Wii. Essendo fuori mercato, questi giochi sono ritornati ad essere nascosti dietro la barriera legale del copyright. Lo stesso vale per le nuove console, che portando sempre meno titoli retro hanno purtroppo le ore contate, con le nuove console pronte a rimpiazzare quelle vecchie assieme agli store virtuali.

Molti utenti in questi anni si sono impegnati e continuano a gestire archivi digitali per la preservazione di questi vecchi titoli ma la sempre attiva lotta e prossimità alle mura di separazione legali li ha ostacolati con grandi aziende e rivendicazioni di proprietà intellettuali sempre dietro l’angolo.

Da una parte troviamo rivenditori privati che per esempio mettono in vendita cartucce e cd-rom molto vecchi su Ebay, dall’altra abbiamo l’utente che riesce a reperire questi titoli grazie agli archeologi di internet. Compagnie come Nintendo si trovano di fronte a due situazioni simili, in quanto i loro introiti sono comunque inalterati da questi scambi. L’unica differenza per loro è che l’utente che scarica non paga per accedere al bene desiderato.

Ci si sta sforzando di cambiare questa situazione; la Biblioteca del Congresso accetta i videogiochi nella sua raccolta, possedendo una collezione di più di 3000 titoli con anche manuali e guide strategiche, così come il museo di arte degli Smithsonian. Continuano ad operare inoltre i negozi digitali come Steam e GOG  per computer che stanno includendo nelle loro librerie sempre più titoli vecchi.

Ma se le grandi aziende continuano ad attaccare l’unica grande infrastruttura che permette ai tutti i fan videoludici di scoprire la loro storia, quest’ultima potrebbe semplicemente scomparire. Con essa andrebbero a scomparire opere d’arte digitali e non, frutto di grandi menti del passato che con certezza non avevano previsto questo difficile percorso a lungo termine per le loro creazioni

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